Cosenza e Catanzaro, magistrati indagati a Salerno: i messaggi sono arrivati forti e chiari (di Saverio Di Giorno)

di Saverio Di Giorno

Una notizia non è mai neutra. Non racconta mai un fatto e basta, men che mai quella dei 15 magistrati calabresi indagati dalla procura di Salerno.
Una fuga di notizie del genere difficilmente è casuale. Quello che allora bisogna provare a fare è un esercizio di decriptazione che è più nelle corde di un semiologo che di un giornalista, ma che può essere utile a fiutare l’aria che tira.

Secondo i “ben informati”, la fonte della brava Mascali del Fatto Quotidiano sarebbe all’interno del Csm stesso. Bisogna chiedersi quindi, perché far saltare fuori una cosa del genere tanto più che per ora, non c’è alcuna richiesta di rinvio a giudizio, né misura preventiva. Il tempismo non è casuale.

Il primo dubbio emerge pensando al 14 febbraio, data nella quale saranno rese pubbliche, almeno in parte, le rivelazioni del maresciallo Greco, comandante della Forestale a Cava di Melis, fatto arrestare per mafia. L’uomo avrebbe fatto nomi eccellenti anche in magistratura e avrebbe tirato in ballo il procuratore di Castrovillari Facciolla. È uno degli indagati da Salerno, accusato di abuso d’ufficio. Perché quindi tutto questo un mese prima della pubblicazione? C’è anche da dire che delle dichiarazioni di Greco, saranno tenute in segreto quelle che riguardano il campo dell’indagine salernitana e quindi, probabilmente anche questa. Forse qualcuno ci teneva a farcelo sapere comunque.

Nel report della giornalista emergono altri nomi. Da tempo il procuratore Gratteri va dicendo che la Calabria sarà investita da una mega inchiesta, e quella denominata Lande Desolate è solo un antipasto. Un’inchiesta che toccherebbe l’anello politico. L’indagine Lande Desolate è stata firmata anche dal procuratore aggiunto Luberto, uno dei 15 indagati. Sarebbe indagato, secondo il Fatto, di rivelazione di segreto d’ufficio: Luberto avrebbe rivelato, anni fa, all’ex vicepresidente della Calabria, Adamo (Pd), un’indagine di polizia; a dire della soffiata di Adamo a Luberto sarebbe stato l’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato, indagato, e con una storia politica particolare. Lo stesso ex consigliere che secondo i pm salernitani avrebbefatto una sorta di “accordo” con il procuratore di Cosenza Spagnuolo per un’altra faccenda.

Pino Tursi Prato

Sono fatti che risalgono a quasi 11 anni fa. Adamo non è più nella politica ufficiale anche se rimane vicinissimo a Oliverio eppure, anche in questo caso, qualcuno teneva a ricordarci questi episodi, alcuni dei quali anche conclusi. D’altra parte, Tursi Prato dichiara sempre di aver pagato il debito con la giustizia, ma anche di essere una sorta di perseguitato, perché altri se la sarebbero cavata meglio. Non solo, ma ha anche detto che “fu sentito solo da De Magistris all’epoca dell’indagine Why not e poi da nessuno più, ma avrebbe cose interessanti da dire anche su alcuni magistrati”. Insomma, in questa storia c’è chi ha molta voglia di parlare e, verrebbe da pensare, forse proprio per mettere sotto cattiva luce i magi- strati che lavorano alla mega inchiesta imminente di Gratteri. Magari sono gli ultimi strepiti di un polpo impaurito…

Come se non bastasse però, a complicare il quadro proprio sulla questione di Castrovillari sono stati auditi il procuratore generale Lupacchini e quello distrettuale Gratteri. Il primo accusava il secondo di non essersi coordinato con Castrovillari e Gratteri ha risposto che non poteva a causa dei sospetti e ha aggiunto che quando necessario si sente con tut-
ti, ma non ha “tempo per parlare del sesso degli angeli o baciare anelli”.

Il tempo però il procuratore Gratteri, l’ha trovato per sedersi (insieme ad altri come il procuratore Lo Voi, lo stesso che indagò Salvini) alla cena da 6000 euro a posto, finanziata da Eni, Enel, Poste, insieme a Salvini, Boschi e altri ministri dell’attuale governo. De Raho ha detto che non gli è parso opportuno. Ma se uno che non perde tempo come Gratteri, decide di perderne per questo, forse è opportuno. Almeno per lui.

Qui si rischia di lasciare il campo dei fatti, per addentrarci in quello delle congetture però il beneficio del dubbio non si nega a nessuno.
Se questa mega inchiesta ci sarà, toccherà sicuramente un sistema di potere e politico che è già andato in malora da solo, almeno politicamente (e forse lo toccherà proprio per questo). I prossimi politici potranno vantarsi di essere più puliti degli altri e qualche magistrato farà un po’ di carriera.

Do ut des. Gratteri, ad esempio, tentò il salto al ministero anche con Renzi, ma poi fu bloccato (da Napolitano?), forse ora lo tenta con Salvini, il quale a sua volta ha in Calabria appoggi vitali e ha simpatie verso il procuratore. Ma se cade il sistema di potere, cadono anche le coperture che l’hanno sorretto. Sarà per questo che c’è voglia di parlare, da parte di chi magari, come Tursi Prato, vuole togliersi qualche sassolino dalle scarpe, o da chi vuole legittimare qualcuno e delegittimare qualcun altro. Ora si può.

Forse queste parole e queste fughe di notizie sono un messaggio ai vecchi nomi, più che ai magistrati, un modo per avere un’assicurazione ora che gli equilibri sono in forse.
O forse semplicemente si prova ad abbandonare la nave confondendo le acque. Le informazioni e i segreti dopotutto sono una buona merce di scambio sia per i vecchi, che per chi li vuole sostituire. L’asta è aperta al miglior offerente.
Quel che è certo, quale che sia la macchinazione o anche se non c’è, è che questi 100 anni Andreotti se li porta benissimo e le sue lezioni e i suoi metodi sono vivi e vegeti.