Cosenza e la metro: Cmc, l’azienda che colleziona inchieste, commesse e… Boschi

Stasera a Cosenza (ore 19) a piazza 11 Settembre scendono in piazza i numerosi cittadini che non sono per niente d’accordo con i papponi della politica (tutti, nessuno escluso) ormai pronti a banchettare e a rubare con i soldi dell’appalto della metro leggera. L’opera, tra l’altro, è stata appaltata ad un’azienda che definire impresentabile sarebbe finanche riduttivo e della quale vi formiamo un “ritratto” opera di un giornalista che ha provato a scavare a fondo. 

di Nino Sunseri

Fonte: Il Giornale

Gli ordini più recenti della Cmc (Cooperativa Muratori e Cementisti) di Ravenna riguardano la metropolitana di Cosenza e l’ospedale Camerano di Ancona. Grandi opere che si aggiungono agli appalti più recenti. Sia in Italia (l’adeguamento a 4 corsie della statale Agrigento – Caltanissetta, o l’ammodernamento della nuova Aurelia a Savona), sia all’estero: due lotti della metropolitana di Singapore, gli impianti idroelettrici in Cile, India e Kenya e le due gallerie stradali della tangenziale di Stoccolma.

Insomma per la Cooperativa Muratori e Cementisti, nata nel 1901 a Ravenna, gli affari vanno bene. Non a caso dai bilanci risultano nuove commesse per poco più di un miliardo. Il giro d’affari ha raggiunto i 3,4 miliardi. L’utile è di 10 milioni e 7.500 sono gli operai impegnati nei cantieri in tutto il mondo.

Il buon andamento degli affari ha portato l’azienda ad allargare gli organici. Fra le assunzioni anche quella di Pier Francesco Boschi, il più giovane dei fratelli di Maria Elena. Il ragazzo, 28 anni, neolaureato in ingegneria, a quanto risulta è stato mandato proprio a seguire l’appalto sa Caltanissetta
Ma non è il solo nome eccellente che ruota intorno alla cooperativa ravennate. Fra gli altri c’è anche Primo Greganti, il Compagno G. di Mani pulite. Venticinque anni fa si fece 115 giorni di carcere per una mazzetta di 621 milioni di vecchie lire incassata, secondo l’accusa della Procura, per conto del Pci-Pds. Greganti, però, non disse una parola e a distanza di tempo il suo nome è comparso fra i consulenti della Cmc.

Nell’attività della cooperativa ravennate colpisce soprattutto la capacità di passare indenne attraverso il fuoco della magistratura. L’indagine più famosa è relativa all’ appalto “più pazzo del mondo”. Riguardava la bonifica dell’area su cui si è svolta l’Expo 2015. Un cantiere che, per sua natura, doveva essere completato con largo anticipo rispetto all’inizio della rassegna. Tuttavia di rinvio in rinvio rischiava di chiudersi a Expo ormai finita.

Il 28 ottobre 2011 la Cmc si era aggiudicata l’appalto per la bonifica del terreno con un maxi-ribasso del 42,83%. Anzichè 96,8 milioni la cooperativa si era dichiarata disponibile a fare il lavoro per 58 milioni. Un ribasso che aveva stupito lo stesso sindaco di Milano Giuliano Pisapia: «Come faranno a rientrare dei costi?» si era chiesto. Semplice: presentando ben tre richieste di adeguamento dei costi a causa delle difficoltà dell’opera. Non a caso a ogni aumento corrispondeva un rinvio nella consegna. Al terzo appello la beffa: il cantiere doveva chiudersi il 28 settembre 2015. Cioè pochi giorni prima della fine dell’Expo. Erano intervenuti l’Avvocatura dello Stato, e l’Anac di Raffaele Cantone rilevando . Alla fine la Cmc l’aveva spuntata facendosi e pagare da Giuseppe Sala, alllora commissario Expo, un premio per la tempestività dei lavori. Costo finale: 127,5 milioni. Circa 30 milioni in più della base dase d’asta. Come dire: tutto è bene quel che finisce bene.

Tanto più che per la Cooperativa ravennate non è il solo infortunio che che, per quanto, grave non ha influito sull’attività. Per esempio il rifacimento della statale Palermo-Agrigento che, inaugurata il 23 dicembre 2014 è stata chiusa a Capodanno. Un pezzo della strada, infatti, era crollato. Un chilometro, due viadotti, 13 milioni di spesa. Erano rimasti in piedi appena una settimana. La Procura di Terminini Imeresde ha aperto un’inchiesta . La strada crollata, infatti, era stata aperta in via provvisoria senza collaudo ma con una certificazione data dalla stessa impresa. Emergerà che erano stati calcolati male i percorsi dell’acqua piovana.

Di grattacapi la cooperativa ne ha avuti anche in Puglia. La Procura di Trani, guidata dai magistrati Antonio Savasta e Giuseppe Maralfa, nel 2013 ha arrestato il responsabile dei lavori marittimi e direttore dei lavori Giuseppe Calderoni nell’ambito dell’inchiesta sul porto di Molfetta.