Cosenza, è tornato a Casa San Francesco il giovane nigeriano accoltellato il 1° agosto

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E’ finalmente tornato a Casa S. Francesco il giovane nigeriano P. J., vittima di una cruenta aggressione da parte di un altro ospite di origini cosentine (con precedenti penali), la sera di lunedì 1° agosto all’interno della struttura di Via Asmara.

Davvero gravi le conseguenze dei ripetuti colpi inferti con un punteruolo in pieno addome, tanto da far considerare in un primo momento il rischio della stessa vita.

Due gli interventi chirurgici subiti, oltre 70 cm di intestino asportato, lenta e difficile la ripresa, con un decorso ancora lungo che proseguirà nella comunità nella quale P. J., da ormai due anni, trova ospitalità e che in questa brutta vicenda non lo ha mai lasciato solo.

Il giovane paziente ha formulato il desiderio di esprimere pubblicamente la sua riconoscenza, alla quale si unisce quella della direzione e di tutti gli operatori e volontari di CSF, al personale medico, infermieristico ed ausiliario del reparto di Chirurgia “Migliori” dell’Ospedale Civile di Cosenza, ed all’avvocato Michele Francese che prontamente ne ha assunto la difesa.

Nel corso dei nove giorni di degenza ciascuno ha saputo manifestare tutto il calore, l’affetto, la solidarietà, la premura, al ragazzo che, mite e silenzioso, ha sopportato anche i momenti più difficili e dolorosi, ed oggi con lucidità ripercorre il suo dramma, tenendo stretta la mano a chi vuole restituirgli coraggio, dignità e speranza.

Purtroppo non sono nuovi episodi di questa gravità a Casa S. Francesco. Una realtà che, al di là di sterili e falsi sensazionalismi, oggi, in nome della carità evangelica e francescana, dà ospitalità comunitaria ad oltre 70 persone, senza annoverare quelle che accedono alla Mensa ed agli altri servizi esterni.

Ciascuna di esse porta con sé il bagaglio di una storia di disagio ed emarginazione diversa dalle altre, spesso segnata da forme latenti di devianza, oltrechè da alterazioni comportamentali e malattie più o meno gravi. Una realtà che nella città di Cosenza fa eco per episodi come questo o per essere ricondotta ad una storia ormai passata, ma che con troppa timidezza riceve sostegno, tutela e difesa.

Anche in altre circostanze, in cui a subire la vulnerabile ed imprevedibile reattività di alcuni ospiti sono stati operatori e volontari, nel difficile tentativo di rieducare e correggere, si è potuto semplicemente ringraziare Dio per aver evitato il peggio, e disciplinare autonomamente le trasgressioni, risultando vana alcuna forma di perseguibilità esterna.

L’uomo che ha usato violenza nei confronti di P. J., passeggia tranquillamente per le strade cittadine ostentando nella forma più vile e meschina il racconto delle sue gesta criminali, nel tentativo di intimidire con nuove minacce e ritorsioni colui che lo ha definitivamente espulso dalla Casa e si è posto a difesa del giovane nigeriano.

Chi dirige e coloro che operano a CSF non si lasciano di certo impressionare o scoraggiare da episodi come questo, nè pensano di rinunciare ad imbattersi nei tanti drammi e nelle disparate povertà di quanti chiedono il loro aiuto.

Rinnovando ogni energia per la costante ricerca del bene e confidando nell’aiuto della Provvidenza, continuano a scrivere ogni giorno nuove pagine di accoglienza, con la stimolante e coraggiosa consapevolezza di essere coinvolti nel mestiere più difficile del mondo, ed al contempo paghi dell’assoluta bellezza del donare e del donarsi. In tutto questo, forse, una dose di maggiore attenzione e consapevolezza istituzionale per la tutela della sicurezza e la sanzionabilità delle trasgressioni non guasterebbe. E’ così che la carità troverebbe la corretta declinazione con la giustizia, quella giusta.

Pasquale Perri

direttore Casa San Francesco