Cosenza, ecco come hanno lasciato morire il piccolo Giancarlo

Carmine Manna
Advertising

C’è grande attenzione finalmente per il processo a carico di Carmine Manna e delle sue istruttrici della piscina di Campagnano per la morte del piccolo Giancarlo Esposito.

Stamattina in Tribunale ha fatto capolino addirittura la troupe del TG3 Calabria per intervistare Mimmo Esposito, il padre di Giancarlo.

Davanti al giudice Marco Bilotta stanno sfilando i testi ormai da diversi mesi. Dopo una prima fase di inerzia assoluta, finalmente il processo sta procedendo in maniera veloce. Oggi è stato ascoltato il dottore Vannio Vercillo, anatomo-patologo indicato dalla procura stessa ad assistere all’autopsia del bambino.

Vercillo ha detto con estrema chiarezza che i soccorsi non sono stati tempestivi. Giancarlo Esposito è rimasto sott’acqua per troppo tempo. Del resto, non c’è dubbio che l’edema cerebrale riscontrato al piccolo testimonia che non ha respirato per almeno tre minuti. Decisamente troppi. Possibile che nessuno si sia accorto che Giancarlo stava annegando? La triste realtà ci dice questo: l’hanno lasciato morire. L’organizzazione della piscina di Campagnano era talmente scadente che è stato possibile far annegare un bambino, lasciato a morire senza che nessuno vigilasse. Inconcepibile.

Vercillo ha anche escluso ipotesi fantasiose come quelle di una caduta o di una congestione. Non ce n’è nessuna traccia e il bambino è stato trovato con lo stomaco vuoto. Solo depistaggi che arrivano da gente senza scrupoli fino al punto di inventare malformazioni cardiache di Giancarlo assolutamente false ed escluse da tutti i medici chiamati in causa.

Le menzogne di Carmine Manna e delle sue istruttrici, in sostanza, vengono smontate pezzo per pezzo e udienza dopo udienza. Ci si chiede come sia stato possibile lasciare aperta questa piscina e non perseguire seriamente chi ha provocato una tragedia del genere.

Il processo riprenderà il 20 gennaio.