Cosenza, ex hotel Jolly: la nuova tappa del patto Pd-Forza Italia (di Pasquale Rossi)

di Pasquale Rossi

Quando, come scrivono tutti gli psichiatri, una ossessione inizia a manifestare sintomi di compulsività, come nel caso delle demolizioni di cui parla continuamente Occhiuto, vuol dire che il disturbo ha preso una brutta piega. Il sindaco Occhiuto, che – emulo del suo eroe, distruttore di Roma, Alarico – ha già abbattuto alcuni gruppi di preziosi palazzi antichi nel Centro storico di Cosenza: Via Gaeta, Via Bombini, Corso Telesio, Santa Lucia etc. etc, ora dice che finalmente demolirà, ad iniziare da lunedì prossimo, l’ex Hotel Jolly.

Un’ossessione-compulsiva che ha già chiaramente manifestato in passato e che continua a manifestare nel presente. Lunedì, secondo il comunicato del Comune di Cosenza, finalmente vedremo se l’architetto Occhiuto ha o non ha le autorizzazioni e i pareri positivi per soddisfare la sua ossessione di demolire l’ex Jolly o se, come nel caso del Viale-Parco, sta solo facendo finta di volerlo fare per esercitare una forte pressione sulla Regione e su Oliverio.

Quello che sappiamo per certo, grazie al documento già pubblicato da Iacchite’, è che la Direzione generale del Mibac ha intimato con una lettera al Soprintendente Pagano del 10 agosto 2018, vista la delicatezza e la complessità dell’operazione, a tutti gli Enti interessati la convocazione di un “tavolo tecnico” da tenersi presso il Segretariato Regionale del Mibac, a Roccelletta di Borgia, perché: “le fasi della demolizione e quelle della ricostruzione non possono essere scisse”. In ogni caso, quindi, l’architetto Occhiuto dovrebbe aspettare, per demolire una parte dell’ex Jolly, che si tenga questo “tavolo tecnico” fra Comune, Provincia, Soprintendenza, Segretariato Regionale e due rappresentanti della Direzione Generale del Mibac che deciderà, contestualmente, della demolizione e della eventuale ricostruzione, sotto forma di Museo del Nulla-Alarico, dell’ex Jolly. A tutt’oggi non abbiamo notizia che questo tavolo tecnico si sia mai tenuto.

La preoccupazione, da parte della Direzione Generale del Mibac, è che l’operazione demolizione-ricostruzione possa essere spezzettata: prima una demolizione per, poi, poter dire, con le macerie ancora fumanti, che non rimane altro da fare che ricostruirvi sopra l’orripilante Museo del Nulla-Alarico, ancora più fuori contesto e fuori scala dell’ex Jolly, come è evidente a chicchessia.

La sensazione complessiva che si ricava da tutta questa vicenda è che questa tanto desiderata, dall’emulo di Alarico, demolizione dell’ex Jolly sia solo la prima, ma indispensabile, tessera del domino consociativo delle Grandi Opere: parco fluviale sotto il Ponte dei Vavusi, parco delle Scienze, Museo del Nulla-Alarico, Planetario, Ovovia e, last but not least, la Grande Opera per eccellenza: la metro di superficie da 160 milioni di euro che andranno dalla Regione Calabria alla Cooperativa CMC di Ravenna, tradizionalmente legata al Pci e, quindi, al Pd.

Anche la localizzazione del Nuovo Ospedale dipende da questo scambio-trattativa-affari in corso, da anni, fra Occhiuto e Pd. Un ormai evidente patto consociativo.
Del resto, se non ci fosse questo accordo consociativo Pd-Fi, perché, dopo il vergognoso, e patetico, “outing” della giovane “speranza” piddina Callipo a favore del forzaitaliota Occhiuto, i consiglieri del Pd a Pizzo non si sono dimessi, facendo cadere la giunta della “speranza” Callipo? Perché il segretario regionale del Pd, Magorno, non ha espulso dal partito un sindaco iscritto che, pubblicamente, cambia casacca per correre in soccorso del “competitor” del candidato piddino, Oliverio? Per concludere mi chiedo anche: perché non si sono dimessi i consiglieri della, a questo punto sedicente, sinistra radicale che fanno parte della maggioranza di Callipo, a Pizzo?