Cosenza, falsi precari all’ASP: le (gravi) colpe dei colonnelli del Cinghiale

Il Cinghiale e Scarpelli
Advertising

La vergognosa vicenda dei falsi precari assunti all’ASP di Cosenza a pochi giorni dalle elezioni regionali del 2014 potrebbe diventare la fatidica “pietra miliare” o se preferite la goccia che fa traboccare il vaso per frenare la dilagante corruzione in città e specialmente gli affari della sanità.

In queste ore tutti i media di regime, nonostante la sconcertante evidenza dei fatti ovvero un colossale affare di voto di scambio, si mantengono prudenti rispetto al coinvolgimento della politica ma tutti sanno che il regista di questo scandalo, Franco Mazza, è da sempre un uomo di Nicola Adamo ed è da sempre amico degli amici del Cinghiale. E questo, come per magia, blocca ogni tipo di fantasia anche al più “coraggioso” dei cronisti di regime. Niente da fare.

Eppure ce ne sarebbero di collegamenti da fare con il lungo elenco dei clientes et parentes. E che dire dei tre dirigenti dell’ASP di Cosenza Scarpelli, Perri e Palumbo, indagati in questa stessa inchiesta?

Se dovessimo stilare una classifica di responsabilità, subito dopo il regista Mazza non c’è dubbio che metteremmo Gianfranco Scarpelli e Antonio Perri, che secondo molti sono stati il vero e proprio “braccio armato” delle assunzioni dei 135 precari e del loro indiscusso punto di riferimento politico: il Cinghiale.

Agli arresti domiciliari hanno messo la persona maneggiona che ha stilato l’elenco dei lavoratori, ma chi ha proposto e sottoscritto gli atti? I lavoratori (sì insomma i falsi precari) mica si sono presentati spontaneamente al lavoro, ma in seguito ad atti vidimati dalla Regione e dall’ASP di Cosenza. Anzi l’ASP aveva provveduto a tutti gli adempimenti necessari all’avvio al lavoro persino “assicurando” i 135 protagonisti.

Se proprio dovessimo fare un appunto al giudice Greco, non avremmo lasciato fuori dagli arresti (sia pure domiciliari) Scarpelli, Perri e l’ex direttore facente funzioni del Dipartimento della Regione ovvero il dottor Caserta da San Costantino Calabro, provincia di Vibo Valentia.

Ma a quanto pare ci sono novità e il giudice Greco ha certamente chiesto l’interdizione dai pubblici uffici (così come ha già fatto anche per Maximiliano Granata, presidente del Consorzio Valle Crati) per tre funzionari. Non conosciamo i nomi ma gli indiziati quelli sono (due della Regione e tre dell’ASP) e tutto lascia pensare che fra i tre ci sia certamente qualcuno dei collaboratori del Cinghiale.

GIANFRANCO SCARPELLI

Scarpelli

Le vicende legate alla gestione della sanità cosentina, del resto, fanno emergere un verminaio di interessi sporchi e di commistioni con la malapolitica un po’ dovunque e Gianfranco Scarpelli, nel periodo in cui è stato direttore generale dell’ASP, ha eseguito ordini del Cinghiale in tutte le salse possibili. Per qualche vicenda è finanche intervenuto il porto delle nebbie ed è quanto dire.

Ci riferiamo al cosiddetto processo delle “parcelle d’oro” in corso di svolgimento al Tribunale di Cosenza a carico dei vari Gianfranco Scarpelli,  Flavio Cedolia,  Nicola Gaetano, Giovanni  Lauricella per tutto il giro di soldi all’ASP nel periodo che si è interrotto più o meno tre anni fa.

Il processo è ripreso proprio con il nuovo giudice Giuseppe Greco (dopo l’inevitabile astensione del giudice Marletta, moglie di Maximiliano Granata), che ha appena firmato un altro avviso di garanzia nei confronti di Scarpelli.
Ora, chiarito che non siamo giacobini, vorremmo chiedere al Tribunale di Cosenza e magari dare una mano al giudice Greco ricordando alcune cose.
1) Come si fa a dare incarichi per ottocento mila euro a un solo avvocato, Nicola Gaetano da Paola, che sicuramente avrà pagato qualche tangente e sappiamo anche a chi: persino la carenza di legali non giustificherebbe questo affidamento. Quindi, il reato è bello e dimostrato.

2) il dott. Flavio Cedolia è un baro. All’epoca dei fatti  possedeva una mezza  laurea triennale che non era affatto sufficiente  per diventare dirigente amministrativo. Un falso clamoroso che i suoi legali tentano di occultare citando sentenze amministrative che non c’entrano niente. Cose che Cedolia, sponsorizzato da quel gran signore di Michele Trematerra, NON HA MAI AVUTO.

3) Lauricella, tuttora capo dell’ufficio legale dell’ASP, sapeva che queste cose degli incarichi a un solo legale non si potevano fare.

Ecco, cosa serve aspettare  se i documenti,  per tabulas,  dimostrano che questi signori erano colpevoli? Questo, caro giudice Greco, è quello che sono riusciti a fare i suoi colleghi.

Sotto la gestione Scarpelli sono stati “legittimati” e hanno continuato a sguazzare indisturbati personaggi come Gianfranco Ponzio, Michele Marchese, Nicola Buoncristiano, Gennaro Sosto, tutti colonnelli del Cinghiale che hanno beneficiato di prebende a più non posso.

Ma non saremmo completi nell’informazione se non ricordassimo che Gianfranco Scarpelli altri non è che il celeberrimo signor Scarpelli dell’omonimo supermercato di piazza Riforma. Sì, proprio lui, il cognato del potente ingegnere Pianini, quello del palazzo fatiscente di via Rivocati 130 affittato al Comune di Cosenza per la bellezza di oltre 12mila euro al mese da oltre 50 anni.

Scarpelli e Pianini con i soldi dei cosentini hanno costruito le loro fortune: palazzi e attività economiche. Una coppia che a Cosenza se la comanda alla grande. Infatti il duo è trasversale alla politica: sono amici di tutti, a patto che nessuno metta in discussione il contratto di 140.000 euro all’anno di via Rivocati 130, e la supremazia assoluta di Scarpelli a piazza Riforma. A colpi di gazebo e ambulanti cacciati in malo modo. 

ANTONIO PERRI

Tonino Perri, psicologo, altro fedelissimo del Cinghiale, dal 2010 è diventato una sorta di dirigente amministrativo di vertice ed è colui che ha firmato materialmente per il suo capo le lettere di assunzione dei 135 falsi precari (dove pare abbia messo anche “un’amica del cuore”).

Perri, tuttavia, è anche il deus ex machina dei famigerati NCP (Nuclei di cure primarie) dell’Asp di Cosenza. Che cosa sono? Una macchina mangiasoldi, un vero e proprio spreco di denaro pubblico messo in piedi dall’ex direttore generale Gianfranco Scarpelli con la sua determinante collaborazione.

Partoriti per abbattere le liste di attesa e fare filtro all’ospedale dell’Annunziata, in realtà, nei numeri, hanno clamorosamente fallito tutti i loro obiettivi e i soli a guadagnarci sono stati i medici (tutti impegnati in politica e vicini al Cinghiale, al secolo Tonino Gentile) che si sono divisi una torta di circa 2.5 milioni di euro per diversi anni prima che qualcuno si decidesse (ed era anche ora!) a chiudere i rubinetti.

All’interno di questi NCP, poi, i medici dell’ASP cosentina hanno fatto studio privato con sfacciataggine e disinvoltura, ricevendo i propri assistiti, gonfiando le prestazioni e qui hanno pure trovato il modo di assumere i propri figli e fratelli come amministrativi.

Non è difficile verificare come il personale amministrativo porti quasi sempre lo stesso cognome dei medici.

Il tutto alla faccia dei contribuenti e di quanti emigrano per un posto di lavoro.

A coordinare il tutto, appunto, il dottore Antonio Perri, per gli amici Tonino.

Quanto a Palumbo, è diventato dg per la sospensione di Scarpelli e quindi la sua sola colpa è aver dato le destinazioni ai 135 ed aver fatto l’assicurazione e tutti gli atti conseguenziali alla messa al lavoro di costoro, INAIL compresa. E pare che qualche cliente dei 135 abbia anche pagato per essere inserito…

Palumbo, che è anche ex direttore sanitario dell’ASP, per la cronaca, è cugino diretto della consorte di Ennio Morrone ma all’epoca della sua nomina non venne sponsorizzato dal “vampiro” della sanità privata cosentina, che certamente lo sostenne, ma dall’ex consigliere regionale di AN ed ex sindaco di Rossano Geppino Caputo.

IL CINGHIALE

Ma l’aspetto più delirante di tutta questa vicenda è che il mandante di ogni operazione è sempre e solo il Cinghiale, al secolo Tonino Gentile. E’ mai possibile che un magistrato degno di questo nome non sappia di chi è la responsabilità politica di tutto questo sfacelo?

Nessun magistrato degno di questo nome si è mai interrogato sul fatto che il 25% del bilancio dell’ASP viene “riciclato” attraverso incarichi legali o contenziosi giudiziari, arbitrati e compagnia bella? Un pozzo senza fondo.

Non solo si consente il saccheggio e si occulta il nome del mandante ma vorrebbero addirittura uscire senza conseguenze da un processo.

Speriamo di aver trovato un giudice serio ed onesto, che non potrà non verificare quanto scriviamo ormai da più di un anno.