Cosenza, falsi precari all’ASP: le (gravi) colpe dei colonnelli del Cinghiale

Il Cinghiale e Scarpelli

La vergognosa vicenda dei falsi precari assunti all’ASP di Cosenza a pochi giorni dalle elezioni regionali del 2014 potrebbe diventare la fatidica “pietra miliare” o se preferite la goccia che fa traboccare il vaso per frenare la dilagante corruzione in città e specialmente gli affari della sanità.

Già all’epoca del dilagare dell’inchiesta (dicembre 2016) tutti i media di regime, nonostante la sconcertante evidenza dei fatti ovvero un colossale affare di voto di scambio, si mantennero prudenti rispetto al coinvolgimento della politica ma tutti sanno che il regista di questo scandalo, Franco Mazza, è da sempre un uomo di Nicola Adamo ed è da sempre amico degli amici del Cinghiale. E questo, come per magia, blocca ogni tipo di fantasia anche al più “coraggioso” dei cronisti di regime. Niente da fare.

Eppure ce ne sarebbero di collegamenti da fare con il lungo elenco dei clientes et parentes. E che dire dei tre dirigenti dell’ASP di Cosenza Scarpelli, Perri e Palumbo, indagati in questa stessa inchiesta?

Se dovessimo stilare una classifica di responsabilità, subito dopo il regista Mazza non c’è dubbio che metteremmo Gianfranco Scarpelli e Antonio Perri, che secondo molti sono stati il vero e proprio “braccio armato” delle assunzioni dei 135 precari e del loro indiscusso punto di riferimento politico: il Cinghiale.

Agli arresti domiciliari avevano messo la persona maneggiona che ha stilato l’elenco dei lavoratori, ma chi aveva proposto e sottoscritto gli atti? I lavoratori (sì insomma i falsi precari) mica si sono presentati spontaneamente al lavoro, ma in seguito ad atti vidimati dalla Regione e dall’ASP di Cosenza. Anzi l’ASP aveva provveduto a tutti gli adempimenti necessari all’avvio al lavoro persino “assicurando” i 135 protagonisti.

GIANFRANCO SCARPELLI

Scarpelli

Le vicende legate alla gestione della sanità cosentina, del resto, fanno emergere un verminaio di interessi sporchi e di commistioni con la malapolitica un po’ dovunque e Gianfranco Scarpelli, nel periodo in cui è stato direttore generale dell’ASP, ha eseguito ordini del Cinghiale in tutte le salse possibili. Per qualche vicenda è finanche intervenuto il porto delle nebbie ed è quanto dire.

Ci riferiamo al cosiddetto processo delle “parcelle d’oro”per il quale Gianfranco Scarpelli è stato condannato in primo grado a due anni per tutto il giro di soldi all’ASP nel periodo che si è interrotto più o meno quattro anni e mezzo fa.

Come si fa a dare incarichi per ottocento mila euro a un solo avvocato, Nicola Gaetano da Paola, che sicuramente avrà pagato qualche tangente e sappiamo anche a chi: persino la carenza di legali non giustificherebbe questo affidamento. Quindi, il reato era bello e dimostrato.

Sotto la gestione Scarpelli poi sono stati “legittimati” e hanno continuato a sguazzare indisturbati personaggi come Gianfranco Ponzio, Michele Marchese, Nicola Buoncristiano, Gennaro Sosto, tutti colonnelli del Cinghiale che hanno beneficiato di prebende a più non posso.

Ma non saremmo completi nell’informazione se non ricordassimo che Gianfranco Scarpelli altri non è che il celeberrimo signor Scarpelli dell’omonimo supermercato di piazza Riforma. Sì, proprio lui, il cognato del potente ingegnere Pianini, quello del palazzo fatiscente di via Rivocati 130 affittato al Comune di Cosenza per la bellezza di oltre 12mila euro al mese da oltre 50 anni.

Scarpelli e Pianini con i soldi dei cosentini hanno costruito le loro fortune: palazzi e attività economiche. Una coppia che a Cosenza se la comanda alla grande. Infatti il duo è trasversale alla politica: sono amici di tutti, a patto che nessuno metta in discussione il contratto di 140.000 euro all’anno di via Rivocati 130, e la supremazia assoluta di Scarpelli a piazza Riforma. A colpi di gazebo e ambulanti cacciati in malo modo. 

ANTONIO PERRI

Tonino Perri, psicologo, altro fedelissimo del Cinghiale, dal 2010 è diventato una sorta di dirigente amministrativo di vertice ed è colui che ha firmato materialmente per il suo capo le lettere di assunzione dei 135 falsi precari (dove pare abbia messo anche “un’amica del cuore”).

Perri, tuttavia, è anche il deus ex machina dei famigerati NCP (Nuclei di cure primarie) dell’Asp di Cosenza. Che cosa sono? Una macchina mangiasoldi, un vero e proprio spreco di denaro pubblico messo in piedi dall’ex direttore generale Gianfranco Scarpelli con la sua determinante collaborazione.

Partoriti per abbattere le liste di attesa e fare filtro all’ospedale dell’Annunziata, in realtà, nei numeri, hanno clamorosamente fallito tutti i loro obiettivi e i soli a guadagnarci sono stati i medici (tutti impegnati in politica e vicini al Cinghiale, al secolo Tonino Gentile) che si sono divisi una torta di circa 2.5 milioni di euro per diversi anni prima che qualcuno si decidesse (ed era anche ora!) a chiudere i rubinetti.

All’interno di questi NCP, poi, i medici dell’ASP cosentina hanno fatto studio privato con sfacciataggine e disinvoltura, ricevendo i propri assistiti, gonfiando le prestazioni e qui hanno pure trovato il modo di assumere i propri figli e fratelli come amministrativi.

Non è difficile verificare come il personale amministrativo porti quasi sempre lo stesso cognome dei medici.

Il tutto alla faccia dei contribuenti e di quanti emigrano per un posto di lavoro.

A coordinare il tutto, appunto, il dottore Antonio Perri, per gli amici Tonino.

Quanto a Palumbo, è diventato dg per la sospensione di Scarpelli e quindi la sua sola colpa è aver dato le destinazioni ai 135 ed aver fatto l’assicurazione e tutti gli atti conseguenziali alla messa al lavoro di costoro, INAIL compresa. E pare che qualche cliente dei 135 abbia anche pagato per essere inserito…

Palumbo, che è anche ex direttore sanitario dell’ASP, per la cronaca, è cugino diretto della consorte di Ennio Morrone ma all’epoca della sua nomina non venne sponsorizzato dal “vampiro” della sanità privata cosentina, che certamente lo sostenne, ma dall’ex consigliere regionale di AN ed ex sindaco di Rossano Geppino Caputo.

IL CINGHIALE

Ma l’aspetto più delirante di tutta questa vicenda è che il mandante di ogni operazione è sempre e solo il Cinghiale, al secolo Tonino Gentile. E’ mai possibile che un magistrato degno di questo nome non sappia di chi è la responsabilità politica di tutto questo sfacelo?

Nessun magistrato degno di questo nome si è mai interrogato sul fatto che il 25% del bilancio dell’ASP viene “riciclato” attraverso incarichi legali o contenziosi giudiziari, arbitrati e compagnia bella? Un pozzo senza fondo.

Non solo si consente il saccheggio e si occulta il nome del mandante ma vorrebbero addirittura uscire senza conseguenze da un processo…