Cosenza, falsi precari all’ASP: scatta l’interdizione per Caserta e i colonnelli del Cinghiale

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Perri, Scarpelli e Caserta interdetti dai pubblici uffici per 12 mesi nell’ambito dell’inchiesta sui falsi precari all’ASP di Cosenza.

Il gip di Cosenza Giuseppe Greco, dopo gli interrogatori di garanzia, ha applicato la misura interdittiva all’ex dirigente generale del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria Vincenzo Caserta (era lui il terzo che mancava), al direttore del Distretto Cosenza-Savuto dell’ASP di Cosenza Antonio Perri e all’ex direttore generale dell’ASP e primario di Neonatologia all’ìospedale dell’Annunziata di Cosenza Gianfranco Scarpelli, entrambi diretta espressione politica del Cinghiale, al secolo Antonio Gentile.

Tonino Perri, detto Wikipedia, e Gianfranco mozzarellone Scarpelli avevano provato a fare melina con tanto di esposizione mediatica.
Dicevano che Cosenza non sarebbe competente per i gravi reati connessi alla vicenda dei falsi precari e avevano invitato il giudice ad astenersi.
Ma la questione posta dagli avvocati Siciliano e Spataro è inesistente. Ancorché si trattasse di un progetto regionale i reati si sono comunque consumati a Cosenza, con l’assunzione dei falsi precari, anzi sono stati proprio organizzati e materialmente redatti a Cosenza.
Perri è stato il gran visir di questa porcata su indicazione precisa del Cinghiale e di tutta la “banda” che ha partecipato al banchetto. Scarpelli addirittura ha avuto l’ardire di metterci la nuora Laura Rizzuti (mentre Wikipedia ha inserito una “nipotina”).
Perri, infido e incompetente, aveva gli occhi brillanti quando ha saputo che Oliverio avallava la cosa. Non gli sembrava vero che potesse  contemporaneamente sistemare la “nipotina” e rendere un servizio ai nuovi padroni.
La competenza è a Cosenza e il giudice Greco ha giustamente sospeso e interdetto subito questi due impuniti. La sanità deve iniziare a liberarsi di gente come Scarpelli e Perri, il braccio armato del Cinghiale.
I tre dirigenti sono indagati perché hanno assunto in modo illecito 135 falsi precari, sia perché non avrebbero avuto i requisiti per partecipare al bando che favoriva l’occupazione in Calabria sia perché una parte di essi avrebbero presentato fuori i termini previsti dalla legge le domande di inserimento nella graduatoria.