Cosenza: il Fermi, il Mariano Santo, il centro storico e il ciclo dei vinti (di Francesca Canino)

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di Francesca Canino

Non è la prima volta che a Cosenza, improvvisamente, un edificio viene dichiarato a rischio. Qualche tempo fa, esattamente nel febbraio del 2015, l’ospedale Mariano Santo, struttura degli anni ’30, che non presentava una crepa, fu evacuato dopo circa tre mesi dalla dichiarazione di inagibilità. Secondo i tecnici, la struttura era così pericolante che richiedeva seri lavori di ristrutturazione. Ma fu evacuato dopo 90 giorni!

Si desume, allora, che il rischio non fosse così “rischioso”. Ho scritto una trentina di articoli sulla vicenda e ogni volta che ho sollevato dubbi sulle effettive condizioni del nosocomio, migliori di quel che si diceva, ho ricevuto telefonate, messaggi, lettere per ”contraddire” ciò che avevo scritto.

A distanza di un paio di anni, viene dichiarato inagibile l’edificio che ospitava le classi del Liceo Scientifico Fermi. Improvvisamente. E a sei giorni dall’inizio delle lezioni. Pare che il plesso di via Isnardi sia così malmesso da poter crollare sotto il suo stesso peso.

Perché aspettare settembre per rendere noto il problema? Pare che i rilievi siano stati effettuati nel mese di marzo, se così fosse è davvero grave che si sia aspettato tanto, mettendo in pericolo la vita di tanti ragazzi, viste le gravi condizioni in cui verserebbe la struttura.

Se gli accertamenti sono stati fatti, invece, nei primi giorni di settembre, ci chiediamo il perché non siano stati compiuti nei mesi successivi alla chiusura delle scuole e non a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico.

Il risultato è che, ora, circa 1200 alunni non hanno la loro scuola e non si sa quando potranno riaverne una. I dubbi, adesso, devono essere sollevati sulla veridicità delle dichiarazioni di pericolosità dell’edificio, considerato che anch’esso non presentava una crepa – nessuno, infatti, ha mai denunciato un problema fino a una decina di giorni fa – e che è stato ristrutturato non da molto tempo.

Si deve sottolineare che entrambi gli edifici presi fin qui in considerazione sono pubblici, destinatari, dunque di fondi pubblici. Ci sta, allora, che qualcuno si alza una mattina e dichiara inagibile un fabbricato per far confluire denaro da spendere nei modi che più gli aggrada. Malafede? Sarà il tempo a dirlo, intanto, per gli edifici realmente a rischio – quelli del centro storico cioè – e per quelli già crollati, essendo privati e non essendo destinatari di fondi pubblici, nessuno si alza una mattina a gridare la loro inagibilità. Ma si sa, siamo nella terra in cui si accetta tutto quello che altri decidono. VINTI nel corpo e nell’anima.