Cosenza, fiaccolata per Paolo Borsellino: solo retorica

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Quello che mi ha sempre colpito delle stragi di Capaci e via D’Amelio, dove morirono il giudice Falcone e sua moglie, il giudice Borsellino e gli uomini e le donne di scorta, è che si è sempre saputo che la mafia è stata una mera esecutrice di ordini provenienti da pezzi dello stato deviato, senza che questo suscitasse rivolte e sdegno nella popolazione. Gli italiani hanno sempre accettato il fatto che nello stato ci fosse una presenza, o una “rappresentanza” della mafia. Così è sempre stato e così sempre sarà. Gli italiani a questo sono rassegnati.

Oggi ricorrere il 25° anniversario della strage di via D’Amelio e molte saranno, in giro per l’Italia, le manifestazioni per ricordare il sacrificio del giudice e dei suoi uomini e donne della scorta. La maggior parte di queste iniziative sono solo passerelle per la solita antimafia ciarliera e salottiera, impregnate di retorica che più che ricordare i caduti, offende la loro memoria.

In tanti pensano di assolvere al dovere civico partecipando una volta all’anno a questo genere di commemorazioni. Salvo poi, per tutto il resto dell’anno, non proferire parola sulla dilagante corruzione mafiosa presente in città. Vivono questo genere di iniziative come una sorta di parata dove si deve solo sfilare ed apparire. Solo bandiere senza contenuti e voglia di dare continuità alle parole di Borsellino. Che diceva: «Mi uccideranno ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri».

Ecco, per onorare la memoria di questo bravo ed onesto giudice bisogna rispondere a questo “interrogativo”.

Bisogna capire e pretendere di sapere chi sono questi “altri” che la buonanima del giudice indicava come i suoi veri assassini. Se non si lotta per far venire fuori queste verità, le parate non servono a niente. Ma pare che questa verità non interessi a nessuno.

Anche Cosenza oggi ricorderà l’assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta con una fiaccolata che partirà da piazza Kennedy alle 19,30 promossa dall’associazione “RiEvoluzione Calabria”, alla quale parteciperà anche il consigliere comunale Giuseppe D’Ippolito. Persona perbene e ragazzo serio. Ed è a lui che mi rivolgo chiedendogli, proprio perché onesto e non uso alla retorica, di lanciare un messaggio forte e chiaro partendo proprio dalle parole pronunciate dalla buonanima di Borsellino: ad uccidermi non è stata la mafia ma altri…

Ci vuole coraggio per fare questo, e anche qui a darci una mano ci sono ancora le parole del giudice onesto: «È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti».

Seguire l’esempio e gli insegnamenti di questo giudice, giorno per giorno, è l’unica cosa vera che possiamo fare per far si che la loro morte non sia stata vana. Tutto il resto sono solo chiacchiere.