Cosenza, furti al cimitero: fermiamo questo scempio

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Furti al cimitero di Cosenza

Un caro amico mi ha chiesto di denunciare le testimonianze di molti cittadini che in queste ultime settimane hanno subito dei furti, che hanno del paradossale. Amarezza, tristezza di fronte ad un gesto che non porta rispetto verso nessuno: verso i vivi che continuano a recarsi presso la tomba dei propri cari esprimendo con un semplice gesto il legame che li tiene ancora avvinti alla famiglia, all’affetto di chi se n’è andato;  rispetto verso i morti, immancabile come la PIETAS di antica memoria verso i defunti, verso coloro che sono trapassati e che non hanno modo di difendersi. Per gli Indiani Sioux “il regno dei morti” era la prosecuzione della vita, che conduceva in questo mondo. La mia sensazione è che in questo mondo non ci sia più Timor Dei.

Mi riferisco ai furti al cimitero, tombe private di mazzi di fiori portati il giorno stesso, portafiori, lumini: ma dov’è diretta una civiltà che non porta rispetto verso i propri defunti, che non ha dignità per nessuno?

Ognuno di noi ha un pezzetto di responsabilità: come figli abbiamo cercato facili guadagni senza interrogarci sui mezzi e gli strumenti della ricchezza, come amministratori della cosa pubblica non abbiamo saputo prestare la giusta attenzione a chi ormai vive ai margini dei margini di una società malata, povera, affamata, bisognosa.

Chiedo ancora una volta e spero che chi è preposto alla tutela, al controllo, alle verifiche lo faccia con coscienza e solerzia e non ci metta nelle condizioni di farci giustizia da soli e di puntare un dito contro questa o quella gestione che sia pubblica o ecclesiale.  Le tombe dei nostri cari dovrebbero essere gioiose e piene di fiori e non luoghi dell’astio, versare una lacrima per i nostri cari per commemorare i loro ricordi, e non per la rabbia del vandalismo subito.

Nicola Mayerà