A Cosenza in galera ci vanno sempre e solo gli stessi

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Che a Cosenza a pagare sono solo i malandrini e i morti di fame questo lo hanno capito tutti. Come tutti hanno capito che le cantate dei pentiti di ‘ndrangheta cosentini valgono solo per i loro ex sodali. Ovvero: se Foggetti parla di Rango e di altri della banda, è credibile, così come ha “certificato” la corte d’Assise di Cosenza, se fa i nomi e racconta gli intrallazzi con i politici locali, le sue parole sono tutte da verificare. O meglio: se fai i nomi di Occhiuto, Manna e Paolini le sue parole non valgono, se fai i nomi di Sandro Principe e Orlandino Greco le sue cantate valgono.

Che la DDA di Gratteri adoperi due pesi e due misure anche questo è chiaro. Anzi se fosse dipeso da Gratteri le cantate di Foggetti non sarebbero valse neanche per Principe e Greco, ma siccome quando si è insediato queste operazioni erano già state fatte, non si è potuto tirare indietro. E’ stato costretto a riformulare la richiesta d’arresto per Greco, solo per salvare le apparenze. Ma come tutti abbiamo visto, la richiesta d’arresto per Orlandino Greco è sparita nel nulla. Negli uffici del Gip non si trova più.Ma non ci sono solo le cantate di Foggetti come tutti sapete: esistono anche quelle di Daniele Lamanna e Franco Bruzzese che oltre a chiamare in causa i loro ex amici di scorrerie, dedicano diverse pagine dei verbali ai loro rapporti con la politica cittadina. Daniele in particolare parla, interrogato dal magistrato Pierpaolo Bruni e alla presenza dell’ispettore Sole della questura di Cosenza, dei grandi appalti cittadini e di come questi venivano gestiti.

“Zio” Rinaldo Gentile

Spiega che la tensione tra le opposte fazioni di allora, da un lato Rango/Zingari/Lamanna, dall’altro i cosiddetti “italiani”, si era acuita proprio perché il loro clan era stato escluso dai grandi appalti. Al punto che Rango ebbe da ridire, in più occasioni e in malo modo come racconta Daniele, con tutti, anche con zio Rinaldo Gentile che si era posto da “paciere” tra le parti. Un modo di fare, quello di Rango, che non piacque a Daniele, che disse a Rango di non aver “apprezzato” il suo comportamento verso zio Rinaldo, e che la questione andava affrontata in altro modo. Bisognava portare rispetto anche verso i nemici per tenere fede al patto stipulato tra i clan.

Un passaggio, questo, che mette in evidenza le relazioni dei clan con la politica locale che di fatto promuove e gestisce i grandi appalti. Senza la politica, dice Daniele, non si fanno affari. O meglio, ci si può solo limitare a chiedere qualche “fiore”.

Il boss Franco Muto

Ad aggiustare i guasti prodotti dall’irruenza di Rango arrivò il boss Franco Muto, che sui grandi appalti di Cosenza aveva già messo le mani (piazza Fera/Bilotti), e per chetare tutti i malumori “risarcì” Rango donandogli piena libertà di movimento per quel che riguarda la sicurezza nei locali, su tutta la costa tirrenica.

Lamanna riempie pagine parlando dei suoi rapporti con la pubblica amministrazione ed in particolare si sofferma sulla gestione delle cooperative sociali di Cosenza. Parla di un accordo con Occhiuto (attraverso Potestio) mirato ad esautorare i sodali dei vecchi boss dalla gestione delle cooperative per concentrare tutto nelle loro mani. Con la previsione di affidare tutto lo spazzamento cittadino alle stesse dopo aver fatto un accordo anche con Guarascio. Un accordo che si concluse in parte per via dell’arresto di molti componenti del clan degli zingari.

La collusione tra i clan e l’amministrazione comunale è più che provata, ma nonostante ciò nulla accade. E vi abbiamo spiegato anche il perché. Gratteri ha barattato tutto questo materiale con il suo ingresso nel futuro governo Minniti o Renzi, ma per non perdere la faccia sarà costretto a produrre una operazione su Cosenza, ovviamente rivolta ai soli malandrini e sono tanti quelli chiamati in causa dai pentiti.

Gratteri ha promesso a Minniti che non interverrà sui politici proprio perché oltre a quelli di centrodestra sono impelagati in storie di mafia anche molti politici del PD. Un’intesa che ha messo d’accordo tutti.

Quello che manca ancora a Gratteri per promuovere la sua operazione farlocca a Cosenza è la relazione della polizia giudiziaria di Cosenza e pare che questa ancora non sia giunta sulla sua scrivania.

È così che finirà l’inchiesta sul “sistema Cosenza”: una bella retata contro quel che rimane dei clan in città. Il tutto condito da sirene, elicotteri e telecamere pronte a far brillare la stella Gratteri su tutti i TG nazionali. E chi si è visto, si è visto.