Cosenza, Giacomo Mancini e il porto delle nebbie: la “giunta rossa” in manette

Giacomo Mancini

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI –

PRIMA (http://www.iacchite.com/cosenza-le-tre-ispezioni-insabbiate-al-porto-delle-nebbie-prima-parte/);

SECONDA (http://www.iacchite.com/cosenza-le-tre-ispezioni-insabbiate-al-porto-delle-nebbie-serafini-e-il-prefetto-sica/)

La notizia è di quelle importanti ma i giornali di regime (di carta e online, senza differenza) hanno cercato di “nasconderla” per quanto è imbarazzante e fastidiosa. Il Movimento Cinquestelle ha chiesto un’ispezione ministeriale al Tribunale di Cosenza meglio noto come porto delle nebbie per chiedere conto di decenni di insabbiamenti, di corruzione e di malagiustizia, per come noi raccontiamo ormai da tre anni su Iacchite‘. E questo spiazza tutto il sistema di potere che si muove intorno al “palazzaccio”. Ma – come sempre accade – non è certo la prima volta che il Tribunale di Cosenza finisce nell’occhio del ciclone. Dal 1987 ad oggi sono state ben tre le ispezioni ministeriali che si sono “insabbiate” nel porto delle nebbie e oggi finalmente qualcuno le racconta in tutto il loro perverso intreccio di poteri forti e interessi inconfessabili.

TERZA PUNTATA

Per replicare alle accuse dilaganti di immobilismo e di connivenze e complicità con la Democrazia Cristiana di Riccardo Misasi, padrona assoluta di carrozzoni come l’Esac e la Carical, la procura di Cosenza, ormai defunto il procuratore Oreste Nicastro e appena insediato – in piena continuità – l’altro magistrato corrotto, Alfredo Serafini (anche se formalmente ancora non lo era ma certamente agiva già dietro le quinte), trova una serie di obiettivi da colpire. Ovviamente non si tratta di democristiani ma di pubblici amministratori di sinistra ed entra inevitabilmente in rotta di collisione con quello che diventerà il suo nuovo, irriducibile avversario: Giacomo Mancini. Che già era intervenuto contro i magistrati cosentini per le grottesche vicende di Esac e Carical.

A maggio del 1988 la procura di Cosenza compie un’operazione contro la “giunta rossa” del PCI di Spezzano della Sila, che trova ampio risalto anche sui canali della Rai, ovviamente ed abilmente “addomesticati”. Ecco l’articolo dell’epoca di Repubblica firmato da Pantaleone Sergi.

di PANTALEONE SERGI

I dirigenti del Pci cosentino tacciono prudentemente. Da Botteghe Oscure è arrivato l’ ordine di sospendere gli amministratori di Spezzano della Sila, tutti comunisti, finiti in manette, per interesse privato negli affari di giunta.

A difenderli è invece un socialista, Giacomo Mancini, che ha definito l’ operazione giudiziaria un affare indegno, una grossa montatura. Messa in atto da chi? Il parlamentare socialista pesa le parole e afferma: “Non faccio dietrologia ma questa provincia è sotto una coltre pesante di omertà e di complicità da cui non si riesce a venire fuori. E il punto chiave della situazione attuale è stata la gestione della Procura della Repubblica, ultimamente peggiorata, che non ha seguito canoni di giustizia. E’ stata una Procura sicuramente influenzata. Proporzioni ridicole…”.

Non è un discorso che Mancini fa solo oggi. Ma dopo questa storia di proporzioni ridicole che però ha scatenato interessi eccezionale anche da parte della tivù di Stato, la situazione è precipitata, la Procura di Cosenza ha bisogno del titolare designato, ha bisogno di sganciarsi da protezioni politiche e logiche partitiche.

Riccardo Misasi

Vuole sapere, fuori dai denti perché secondo me è scoppiato il caso Spezzano? Non certo per il tipo di reati che con una giustizia ben ordinata avrebbero al massimo provocato delle comunicazioni giudiziarie, ma perché è iniziata la campagna elettorale. E l’ operazione, obiettivamente, è gradita alla Dc di Misasi esclusa dal governo regionale.

La campagna elettorale nei comuni presilani chiamati alle urne a fine maggio è diventata subito incandescente. Dai balconi, la Dc tuona contro il mito del Pci dalle mani pulite. Ma la gente non sembra prestare grande ascolto. A Spezzano si prepara la festa per accogliere gli amministratori quando torneranno in libertà. Era tutto pronto già ieri sera. La libertà di sindaco e assessori sembrava cosa fatta. Ma gli interrogatori, che secondo i difensori stanno ridimensionando tutta la vicenda tanto che si profila, al loro parere, una soluzione istruttoria non sono stati ancora conclusi: i giudici che hanno firmato gli ordini di cattura, e i sostituti Francesco Mollace, attuale reggente alla Procura, e Dionigio Verasani hanno interrogato per quasi due ore ciascuno solo il sindaco Fernando Fabiano, un giovane medico, e gli assessori Carravetta e Curcio.

Francesco Mollace

Ma sono proprio i due magistrati, e l’ ufficio della Procura, nell’ occhio del ciclone delle polemiche.

Alla mia età e dopo alcuni mesi passati al Comune come sindaco di Cosenza – afferma Mancini – posso dire di aver capito come vanno le cose qui da noi, ho capito come funzionano gli uffici giudiziari, quale influenza può avere un intervento, come in questo caso, o un’omissione di intervento, cosa che invece ha sempre caratterizzato la Procura di Cosenza“.

E continua a parlare, così, solo delle cose che dice di conoscere direttamente: a cominciare dalla metanizzazione della città, alla vicenda della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, al silenzio mantenuto su reati comuni che riguardano persone protette da ambienti politici.

Sulla vicenda della metanizzazione la Procura ha inviato comunicazioni giudiziarie a quasi tutti gli amministratori della Provincia ma non a quelli di Cosenza. Mancini è certo che la ditta appaltatrice dei lavori nella città capoluogo, pur non potendolo fare li ha affidati in subappalto ad altre imprese che fino a pochi giorni prima neppure esistevano sulla carta. Cosa ha fatto la Procura? Nulla.

Così come nulla ha fatto  – aggiunge Mancini -, sugli scandali della Cassa di Risparmio, sulla miriade di denunce contro amministratori di diversi Comuni, non della sinistra. Questa che non è certo una Procura rigorosa: non interviene su casi eclatanti come quello della gestione passata dell’ Usl di Cosenza, non si occupa del dissesto del territorio di cui pure è a conoscenza e se ne viene fuori poi con un blitz sproporzionato rispetto agli stessi reati contestati“.

Un’ inchiesta di Vassalli

I magistrati non ribattono alle accuse. In un clima definito sereno hanno condotto gli interrogatori degli imputati. Ma sul Palazzo di Giustizia si addensano nuvole nere. Già l’ anno scorso il ministro Vassalli ha disposto un’ inchiesta alla Procura. Ma la morte del procuratore Oreste Nicastro ha chiuso in pratica la visita ispettiva. Cosa hanno trovato comunque gli inviati del Guardasigilli? Cose gravi si era detto subito. Ma poi queste cose gravi hanno provocato solo il trasferimento contestato dall’ interessato del commissario capo della Procura, spostato in sott’ ordine al Tribunale. Una serie di incartamenti e di fascicoli sono stati però spolverati e trasferiti al giudice istruttore e qualche inchiesta è arrivata così in porto. Ora si è in attesa dell’ arrivo del titolare, Alfredo Serafini.

3 – (continua)