Cosenza, glorificazione di un invasore: Alarico. Il Museo del Nulla – III puntata –

GLORIFICAZIONE DI UN INVASORE: ALARICO. 3ª PUNTATA
Il MUSEO DEL NULLA

dal profilo Facebook di Battista Sangineto

Sono iniziati – salvo poi essere clamorosamente sospesi – i lavori di sgombero e demolizione dell’ex Hotel Jolly. Al posto del brutto e decontestualizzato edificio, la cui proprietà è risultata quantomai ballerina prima di essere ceduta con un atto notarile di dubbia validità dall’Aterp al Comune, sorgerà, in tutto il suo splendore, lo straordinario, indimenticabile, rilucente, dorato e perfettamente contestualizzato Museo del Nulla-Alarico.

Questa indispensabile demolizione-ricostruzione costerà, a tutti i cittadini italiani, più di 7 milioni di euro perché, nel 2102, il CIPE ha finanziato, per questa cifra, il progetto “Riqualificazione della confluenza dei fiumi Crati e Busento e realizzazione del Museo di Alarico” presentato dalla Amministrazione comunale ancora in carica. Questi sette (7) milioni di euro certamente non saranno sufficienti sia per i ritardi nell’esecuzione dei lavori, sia perché nel progetto non sono previsti i costi degli arredi e dell’allestimento del Museo del Nulla. Costi che saranno, purtroppo, molto onerosi perché, non essendoci neanche il più piccolo reperto coevo da mostrare, si dovranno spendere centinaia di migliaia di euro per mettere in scena, virtuale, la vita di Alarico, dei Goti, la morte del re barbaro, il tesoro frutto del sacco di Roma e dell’Italia et cetera, et cetera. I cosentini e gli italiani, dunque, spenderanno dai 7 ai 10 milioni di euro per un orribile manufatto, sicuramente più brutto ed impattante del precedente, che non conterrà altro che FUFFA gonfiata da qualche software più o meno sofisticato: il Museo del Nulla, come, del resto, il ponte che collega il Nulla con il Nulla.

Viene spontaneo chiedersi cosa spinga l’Amministrazione comunale in carica a celebrare un re barbaro che, dopo aver saccheggiato Roma e tutta la penisola nel 410 d.C., muore, per caso, nei pressi di Cosenza e vi viene seppellito con il frutto delle razzie compiute. Ci si chiede, pure, in quale modo tanta attenzione nei confronti di un episodio leggendario, del quale non si ha la menoma traccia materiale, possa contribuire alla creazione di un Museo e di una positiva identità cittadina.

Pur volendo prender per buono il testo della leggenda propalata da Jordanes -che, peraltro, scrive ben 150 anni dopo i fatti che racconta- vien fatto di chiedersi cosa spinga a voler celebrare il re di quei Goti che “raccolgono una schiera di uomini”, per deviare e seppellire nell’alveo del fiume Busento Alarico ed il suo tesoro e, poi, “li seppelliscono tutti” per evitare che rivelino il luogo della sepoltura. Sembrerebbe, dunque, che non vi sia alcuna ragione per celebrarlo soprattutto perché gli assassinati in catene di cui parla Jordanes, erano certamente antichi cosentini in quanto quei barbari, per esser più liberi di combattere, non avevano di certo attraversato l’Italia portandosi dietro prigionieri.

Alla luce della quantità e della qualità delle strutture, delle “domus”, delle terme pubbliche romane e della grande importanza dei reperti archeologici rinvenuti nel Centro storico di Cosenza, da me più volte ricordate, ci si può fondatamente chiedere se tutte queste monumentali strutture antiche non potrebbero, meglio della leggenda dell’invasore Alarico, rappresentare e ravvivare l’identità e l’anima antica, medioevale e rinascimentale della città e dei suoi abitanti. Perché spendere energie e finanziamenti per una leggenda che può, forse, suscitare fremiti di orgoglio presso lontani popoli centroeuropei e non rivolgere, invece, la propria cura e i propri progetti ad un Patrimonio che è stato già parzialmente portato alla luce, un Patrimonio che appartiene alla città, ai suoi cittadini e, storicamente, alla loro identità? Ma, soprattutto, tutti questi soldi, impegnati da questa Amministrazione sin dal 2012, non sarebbe stato meglio usarli per il Centro storico che cade a pezzi?

3 – (continua)