Cosenza, guerra dell’acqua? No, è il festival dell’illegalità

Advertising

La guerra dell’acqua, come da scontato copione, è una falsa guerra. Scaramucce e schermaglie messe in campo da mestieranti rotti a tutte le esperienze, che portano avanti un copione vecchio come il cucco. Sembrerebbe quasi che vogliano scannarsi ma poi non fanno mai nomi e cognomi. La solita commedia che non appassiona nessuno. 

A sentirli, galli nel pollaio come Mario Occhiuto e Gigino Incarnato, sembra che siano pronti a denunciare di tutto e di più ma poi puntualmente non fanno nulla. Ciroma e basta, tanto per usare una metafora chiara a tutti i cosentini. Perché sia loro sia i loro padrini politici sono pieni di scheletri nell’armadio e, come tutti sapete, centrodestra e centrosinistra, al netto delle chiacchiere che fanno per prenderci per il culo, giocano tutti per la stessa squadra: quella del magna magna. 

Occhiuto è un reato che cammina. Chi ci segue sa che il sindaco di Cosenza è un truffatore connivente con la criminalità organizzata e la casistica delle sue illegalità è lunga chilometri. Ha messo in piedi un sistema perverso per togliere i voti della mafia a Paolini al ballottaggio nel 2011 e poi ha ratificato l’accordo togliendosi dai piedi gente che lo ostacolava nella gestione delle cooperative mandandola a pestare direttamente dalla malavita. Ha dato affidamenti diretti a ditte chiaramente riconducibili alla mafia, ha pilotato l’appalto di piazza Fera al gruppo Barbieri e benedetto subappalti alle stesse ditte mafiose di cui sopra.

Il “sistema Occhiuto” si è sempre fatto forte dell’incredibile protezione dei giudici della procura di Cosenza, guidati da quel buffone dell’ex procuratore Granieri, della prefettura e delle forze dell’ordine, tutte dalla sua parte nel coprirlo e nel foraggiarlo. Insomma, un delinquente pericoloso, tutto proteso ad accumulare soldi per fare fronte alla sua vergognosa esposizione debitoria. Cose che scriviamo e diciamo da sempre e che ogni tanto bisogna rinfrescare.

Ma c’è anche uno scandalo chiamato Sorical e anche qui ci sono illegalità che continuano a essere consumate.

Perché una società in liquidazione non può assumere nessuno, né avere consulenti esterni. E invece Sorical continua a macinarne, soprattutto da quando è arrivato Gigino Incarnato.
Il dato principale sono i consulenti e la trasparenza, parola che in questa società è un optional.
Basterebbe guardare il sito e ci si accorgerebbe, in violazione della norma, che non vi sono dati relativi alle consulenze, con nomi e cognomi, e che ci si ferma al 2015 citando soltanto i settori di spesa.

Ma anche ammesso che non si cada nell’illegalità, vogliamo parlare delle responsabilità politiche? Vogliamo farci qualche domanda?

Adriano Mollo è il nuovo responsabile dell’ufficio stampa della Sorical. Licenziato il 31 dicembre dal Quotidiano, già in precedenza (violando la legge 150 ma tanto chi le rispetta le leggi in Calabria?) aveva un contratto in essere per rivedere il sito web. Quanto guadagna Mollo? E chi lo sa? Non c’è mica scritto.

Pare che Gigino abbia assunto o stia per assumere anche il suo braccio destro Gianluca Greco, candidato con lui alle comunali, ex consigliere a Cosenza, in quota allora a Madame Fifi e al marito e poi transitato per Incarnato.

Gigino, del resto, è un uomo che esegue gli ordini di Adamo e Tursi Prato (che sono indivisibili ed inseparabili) e allora avrà capito che considerazione hanno della legge i suoi padrini.
Queste cose non si potrebbero fare in una società in liquidazione, sono vietate espressamente dalla legge ma se anche non fosse così, ma vi sembra possibile che vadano ancora avanti carrozzoni indecenti e indecorosi come quello della Sorical?

Il compenso che guadagnano Incarnato e il prof. Baldassarre Quartararo si aggira sui centomila euro lordi annui più le spese. Complessivamente oltre 200 mila euro lordi annui per una società in liquidazione…

Abbiamo sempre pensato (e lo pensiamo ancora) che Incarnato sia uno dei meno peggio dell’Armata Brancaleone del centrosinistra. Ma anche lui, tra pensione da consigliere regionale e dipendente comunale e indennità della Sorical, si porta a casa uno stipendio equiparabile a quello di un consigliere regionale a tempo pieno. Chiamalo fesso… E pensate solo lontanamente quanti soldi girano nelle stanze dei bottoni al decimo piano della Cittadella regionale.

Ridicolo poi che Gigino vada a dire che duemila euro li spende per il partito: cioè, con i soldi nostri finanzia il Psi, ovvero un partito inesistente per essere buoni? E dovremmo essere pure contenti?
E non finisce qui: Incarnato è consuocero di Franz Caruso, penalista e dirigente del Psi. C’è chi dice che presto arriveranno incarichi legali da Sorical. Ci auguriamo che siano solo forzature ed esagerazioni.

Anche Roberto Castagna, segretario regionale della Uil, dovrebbe stare più attento: da una lato predica l’indipendenza del sindacato rispetto alla politica e dall’altro piega la Uil alle bramosie di politicanti inetti e ignoranti.

Pare che sia pronto un incarico per Carla Celebre, moglie di Caruso, proprio nella Uil.

Una compagnia, quella socialista, che di fatto esiste solo in Calabria e che ha più compari che voti. Uno di questi (amico di Castagna e Incarnato) è Lucio Leonetti, un oscuro chirurgo cosentino andato in pensione come direttore generale nel 2008 grazie a Loiero e con una inabilità al lavoro firmata dall’immarcescibile Francesco Ferdinando Genise.

Come diceva Prezzolini “certi socialisti bisogna prenderli per la bocca”. Voti non ne hanno più ma i soldi non mancano.