Cosenza, i “furbetti del cartellino” e il fratello del procuratore Spagnuolo

Il 10 aprile 2015 32 persone, tutte dipendenti – alcune anche con ruolo dirigenziale – dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, sono state indagate (il processo è in corso nel Tribunale di Cosenza meglio conosciuto come porto delle nebbie) con l’accusa di truffa aggravata e continuata perpetrata ai danni della stessa azienda sanitaria.

L’indagine della procura, denominata “Camice bianco”, ha coinvolto medici, infermieri, dirigenti e dipendenti dell’Asp di Cosenza. Che erano stati additati all’opinione pubblica come i “furbetti” del cartellino. In sostanza, anche le recenti inchieste che hanno portato all’incriminazione di 18 persone a Rogliano e di altre 8 a San Vincenzo La Costa non sono certo una novità nel panorama cosentino.

Ma in queste indagini coordinate dall’ex procuratore Dario Granieri e dai sostituti procuratori Antonio Bruno Tridico e Domenico Assumma, c’è qualcosa che NESSUNO ha il coraggio di tirare fuori. Sarà malafede, sarà sudditanza psicologica, sarà quel che sarà, Iacchite’ non può esimersi dal tirarla fuori e dal farla notare all’illustre protagonista. 

Granieri

Non c’è dubbio che il personaggio più famoso finito nelle maglie dell’inchiesta sia Ippolito Spagnuolo, fratello dell’attuale sostituto procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo. Sì, proprio lui, avete capito bene.

Mentre il fratello è alla sbarra tra i “furbetti del cartellino” cosentini, lui fa lo spadaccino con altri “colleghi truffaldini” del fratellino e gioca a fare il moralista. E’ proprio il caso di dire, citando Gesù, che il dottore Spagnuolo guarda la pagliuzza negli occhi dei roglianesi ma non guarda la trave che (moccivò!) è nell’occhio di suo fratello.

Perché, anche se in molti si affrettano a dire che il fratello di Spagnuolo è prossimo o è addirittura già andato in pensione (ci sono “lavoratori” che possono permettersi questo lusso anche se hanno superato da poco i 60 anni!), la posizione del soggetto non è molto diversa da quella degli altri. Diciamo pure che a Cosenza lo sanno tutti che Ippolito Spagnuolo, personaggio un po’ sui generis e certamente “pecora nera” dell’onorata famiglia che rappresenta, era il principale artefice delle false timbrature nei leggendari uffici di via XXIV Maggio a Cosenza. 

Secondo l’accusa, gli indagati, in servizio all’ospedale civile o nelle varie sedi dell’Asp, durante l’orario di servizio, regolarmente retribuito, anche con prestazioni extra di straordinario, «con sistematicità e abitualità», avrebbero posto in essere condotte di truffa in danno dell’amministrazione di appartenenza attraverso la falsificazione degli orari di presenza e di uscita, mediante l’infedele timbratura del cartellino marcatempo. In una circostanza, secondo quanto reso noto, sarebbe stata accertata l’effrazione di un distributore automatico di alimenti e bevande con la conseguente asportazione del denaro contenuto da parte di due indagati.

Per dovere di cronaca, rileviamo che il fratello di Spagnuolo ha ribadito al Tribunale la sua “totale e piena estraneità ai fatti contestati”: ha precisato che lui “era sempre al lavoro in ufficio e al massimo usciva dalla stanza solo per fumare una sigaretta o per bere un bicchiere d’acqua”. Quando non era sul posto di lavoro, poi, “era fuori per motivi esclusivamente professionali”. Ha poi specificato di aver ricoperto diversi ruoli all’interno dell’Azienda. Quando si spostava negli uffici di via Alimena lo faceva “per sopperire alla mancanza di personale e per questo timbrava prima perché poi si spostava in altra sede dell’Azienda. A volte capitava che timbrava in posti diversi soltanto per ottimizzare i tempi…”-

Ecco, noi cosentini e gli ignari giudici che stanno esaminando la vicenda, siamo considerati da questo soggetto dei perfetti “minchioni”. Eh sì, perché solo in questa veste possiamo credere a quello che dice il fratello del procuratore. E, beninteso, noi siamo sicurissimi che questa semplice testimonianza basterà ed avanzerà per scagionarlo e, visto che ci siamo, ci permettiamo di far notare ancora altri aspetti tragicomici di questa vicenda.

Il pm Tridico

Abbiamo avuto modo di leggere le carte dell’inchiesta (con 31 indagati non era poi neanche così difficile…) e siamo rimasti quasi di sasso quando abbiamo riscontrato che ci sono ben cinque soggetti che, stranamente, vengono addirittura seguiti e pedinati dai carabinieri, colti con le mani nella marmellata ma clamorosamente ignorati.

Poiché facciamo sempre nomi e cognomi, ecco le loro identità.

Partiamo dal più “grosso” ovvero Pietro Arpaia, medico legale di una certa notorietà a Cosenza. Finito nell’inchiesta mani e piedi e uscito pulito pulito a quanto pare senza colpo ferire.

E continuiamo con i dipendenti: Giorgio Campolongo, Maria Paola Rocca, Andreina Carbone e Antonio Bartolotto. Almeno due di questi dipendenti hanno usufruito di molti periodi di “malattia” abbastanza generosa, eppure, nonostante i controlli accurati, non figurano nell’elenco.

A questo punto, sarebbe interessante capire come mai i pm Tridico e Assumma li abbiano agevolati in maniera così palese e smaccata. E il nostro elenco di domande alla procura di Cosenza aumenta esponenzialmente. Possibile che ci sia del marcio anche nelle cosiddette inchieste “di punta” di questi magistrati che non fanno (quasi) mai il loro dovere?

E possibile che dobbiamo sentire Mario Spagnuolo pontificare anche sulle reti nazionali per dirne di tutti i colori ai “furbetti” di Rogliano o di San Vincenzo La Costa quando il fratello (!!!) è il primo ad aver fatto lo stesso?

Misteri della “Giustizia” (?!?) cosentina!