Cosenza, i magnifici sei non brillano più

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Sarà il Santo Natale, sarà la quiete prima della tempesta, sarà che tutto ha un inizio ed una fine, sarà che bisogna appaciare per forza, sarà quel che sarà ma sta di fatto che i magnifici sei sono diventati tutti buoni.

Diciamolo: la loro stella ha brillato poco. Il tempo di qualche articolo per fare strusciu e le cose sono ritornate come prima.

Del resto noi avevamo puntato sin dall’inizio due cavalli: Francesco De Cicco e Sergio Del Giudice.

Gli altri francamente sono senza colore, senza sapore e senza odore. Lo abbiamo sempre detto.

Che ti puoi aspettare da uno che è riconosciuto universalmente come a ‘MMASCIATA al secolo Antonio Ruffolo. Che a Cosenza ha un significato e un valore ben preciso. Nonostante risulti sempre eletto non ha mai capito, forse perché nessuno glielo ha mai spiegato, che il ruolo di consigliere non è quello di portare le carte dei propri elettori nei vari uffici comunali per facilitare l’iter delle pratiche, che è il motivo per cui la gente lo vota, ma prima ancora che un patronato, quella del consigliere è una funzione civica. Chissà se riuscirà mai a capirlo.

Oppure vogliamo parlare dell’ex assessore alla trasparenza Davide Bruno. Un assessorato che Occhiuto, la scorsa consiliatura, gli aveva confezionato su misura e che, nel Comune di Cosenza ovvero tra i comuni più corrotti della Calabria, suonava pure come una beffa. Infatti non ha mai prodotto niente.

Non ha mai stilato un verbale per dire che qualcosa forse non andava per come doveva. Un ragazzino viziato messo lì per atteggiarsi, con i suoi amichetti di gioco, ad “uomo” politico, con una delega, quella alla trasparenza e alla legalità, che in altri paesi civili e onesti prendono molto sul serio. Ma qui siamo a Cosenza dove la realtà supera la fantasia. Un assessore alla trasparenza che non si è mai accorto di quello che succedeva al quarto piano. Centinaia di determine farlocche, mai una sola convocazione, per eventuali spiegazioni, dei dirigenti comunali. Non ha mai preso sul serio il suo ruolo e le sue pubbliche funzione. Perché è un ragazzino viziato che pensa solo a come non andare al lavoro, prendersi lo stipendio da assessore e passare le giornate a bighellonare con i suoi amichetti. Ed ora che il giocattolino si è rotto e non c’è più piange. A verità!

Poi c’è Francesco Spadafora, di professione poliziotto, il consigliere più votato alle ultime elezioni. La sua caratteristica principale è quella che lo conoscono solo i suoi elettori, e non è detto. Ho fatto una prova: ho chiamato 10 persone che non lo hanno votato, almeno così mi hanno detto, e gli ho mostrato la foto del consigliere Spadafora, chiedendogli: lo conoscete? Tutti e dieci hanno risposto no. E sapete che cosa è venuto fuori dopo? Che tra questi dieci, 4, messi alle strette, hanno confessato di averlo votato ma di non conoscerlo.

La sua dote principale è il silenzio. Passa giornate intere senza dire niente. Ma che dico giorni, anni senza dire niente! Che è quello che ha fatto nella passata consiliatura: zitto e muto!

Il consigliere poliziotto ha anche un’altra qualità: quella di non vedere niente. Infatti in 5 anni non ha mai notato i suoi colleghi finanzieri andare e venire dagli uffici comunali. Non si è mai chiesto a che cosa fosse dovuto quell’andirivieni dei finanzieri.

L’unica cosa che invece riesce a dire chiaramente è che lui doveva essere il presidente del consiglio comunale. Perché anche a lui, come al suo collega Bruno, interessa lo stipendio da presidente che è pari a quello degli assessori, e i permessi dal lavoro. Va anche detto che Occhiuto gli aveva dato un assessorato. Ma lui ha detto che non si fidava a lasciare il posto di consigliere, da assessore Occhiuto avrebbe potuto sbatterlo fuori in qualsiasi momento, e che si sentiva più tranquillo e tutelato come presidente del consiglio comunale. E Occhiuto gli ha ricambiato la fiducia, escludendolo dalla nomina.

Su questi non ci abbiamo mai puntato.

Di Michelangelo Spataro che dire? E’ una vecchia volpe della politica cosentina. Sa come muoversi. E sa quando è il momento giusto per “ritirarsi”. Cosa che ha fatto: si è ritirato. In cambio di cosa, e se ha ottenuto qualcosa lo sa solo lui…

De Cicco è stato, insieme a Del Giudice, quello che più degli altri ha lottato. Ma a differenza di Del Giudice alla fine si è accordato anche lui. E la sua candidatura alla Provincia è il segno evidente. Del resto De Cicco non poteva che accordarsi, fare la guerra ad Occhiuto, lo ha capito anche lui, non è cosa facile, specie se ti tiene per le palle.

Rimane Del Giudice che resiste, dall’alto della sua autonomia, sulla barricata. Reputa ancora non chiusa la partita con Occhiuto sul piano politico, e su questo dice di voler andare avanti senza escludere un possibile confronto. Purchè, sottolinea Del Giudice, non si scambi il dovere pubblico con gli interessi privati.

Una stella tramontata quella dei magnifici sei. La loro parabola termina qui. Mi sa che non assisteremo, e non leggeremo più le loro fantastiche avventure. Peccato, a me piacevano!

GdD