Cosenza, i raccomandati

Questa foto ci fa capire, qualora ce ne fosse bisogno, come la turpe pratica della pastetta a Cosenza sia ancora in voga.

La costante “attualità” di questo antico strumento feudale, utilizzato da nobili e aristocratici per perpetrare la continuazione dei privilegi da padre in figlio, è testimoniata dai personaggi ritratti in questa foto. La prova vivente dell’esistenza della pastetta a Cosenza.

Una oscena pratica sociale che impedisce a chi suda, sgobba, si impegna, e fa sacrifici, di emergere e di occupare meritatamente e con i titoli, posti apicali nella pubblica amministrazione ma anche nel settore privato.

Puoi studiare quanto vuoi, puoi specializzarti dove vuoi, puoi inventare quello che ti pare, ma se non appartieni alla casta, un lavoro all’altezza delle tue capacità non lo troverai mai. E non c’è cosa più odiosa che vedersi scavalcare, nelle occasioni di lavoro, da lecchini, ‘mpastettati, raccomandati, appoggiati alla politica senza arte né parte. Una umiliazione che la gente non sopporta più.

Non è una questione personale, come pensano alcuni, per lo più persone che come loro vivono di prebende immeritate, nei riguardi di questi soggetti, ma non capisco perché dobbiamo pagare questi tre profumatamente, solo perché raccomandati. Vi sembra una cosa giusta?

La Patatina ci costa 40.000 euro all’anno per fare che cosa? Per farsi i selfie con Soler? Vi chiedo, senza astio né odio, che bisogno c’era di assumerla al Comune? Non porta niente di utile ai cittadini. Ma è stato deciso che i suoi lussi, i suoi eccessi, i suoi aperitivi li dobbiamo pagare noi. Perché?

Il nipote del procuratore Spagnuolo, ossia Gianpaolo Calabrese, da poco assunto al Comune come dirigente alla Cultura, che ci costa 70.000 euro all’anno, era indispensabile alla macchina amministrativa del Comune?

E che titolo ha per ricoprire questo ruolo? Lui si difende dicendo che ha organizzato tanti concerti e che conosce Capossela e Manu Chao. Vi pare una cosa normale?

Se proprio serviva un dirigente al Comune, e tutti sapete che non serviva proprio questa assunzione, perché non chiamare qualcuno che conosce ed ha studiato il funzionamento della burocrazia comunale e sa come far funzionare un intero settore amministrativo?  Perché abbiamo assunto questo ragazzo che nella vita, come dice lui, ha sempre organizzato concerti? Sono questi i requisiti richiesti dalla Legge per ricoprire la carica di dirigente alla Cultura?

E’ chiaro a tutti che sono delle evidenti pastette. E loro sono l’emblema degli impastettati. Non me ne vogliano. E’ così. Non c’è niente da replicare. A verità!

Non state lì perché avete vinto un legittimo concorso confrontandovi lealmente con altri, siete lì perché siete dei raccomandati. Non siete i primi né gli unici, né gli ultimi. Non potete negare questo. E consentici almeno di mitigare la nostra rabbia per tanta disparità ed ingiustizia additandovi come dei parassiti sociali. Nulla a confronto a quello che vi resta: nu bellu stipendiuni ogni fine mese senza neanche andare in ufficio, alla faccia nostra. Per 3000 e passa euro al mese si può anche sopportare qualche offesa. Sempre dopo aver stabilito dove sta l’offesa: se nelle mie parole o nel vostro percepire un pubblico stipendio che non vi è dovuto.

Anche Soler è un raccomandato perché trovare un ingaggio a quasi 100.000 euro per una serata non è cosa che capita a tutti quelli che hanno scritto 4 canzoni. Anche se tra queste c’è l’hit dell’estate.

In tempi di magra e di forte regressione economica la tendenza è eliminare il superfluo. Le spese inutili. E qui mi pare che siamo allo spreco assoluto. Viat’a loro.

GdD