Cosenza, il Cantiere degli orrori (di Bernardino Telesio)

IL CANTIERE DEGLI ORRORI
di Bernardino Telesio

Me ne stavo appollaiato sulla mia poltrona eterna, nella solitudine perpetua di Cosenza vecchia. In sogno m’è venuto a trovare il fraterno amico Tommaso Campanella e mi ha confidato che Occhiuto ne sta partorendo un’altra delle sue.
Vuole trasferirmi nel MAB, calare pure la mia statua su corso Mazzini, in mezzo a quei malinconici monumenti che riposano nell’indifferenza dei passanti. E siccome sia questo sindaco che tutti gli altri politici che vi governano non fanno mai niente per niente, pare che abbia deciso di smembrarmi e rimontarmi poco alla volta. Così potrà distribuire il lavoro tra i suoi amici. Per l’intera operazione spenderà una bella fetta dei 90 milioni destinati al centro storico: gli serviranno per pagare attori, ballerine e saltimbanchi, come quando inaugurò il ponte di Calatrava. Ma io non mi presto. Mo basta. Non diventerò un bersaglio per le bombolette di carnevale, non intendo assorbire le flatulenze della fiumara dei passeggiatori, non diverrò mai il poggia-patatine per marmocchi scatenati, non intendo subire le maledizioni dei commercianti di corso Mazzini, che di sicuro mi accuseranno di portare sfortuna quando scoppierà la “bolla” dei 10mila locali e ristorantini aperti negli ultimi mesi.Allora ho deciso di scendere dalla plurisecolare poltrona e venire in mezzo a voi. Anch’io voglio dire la mia. Ho notato che l’unico linguaggio possibile ormai è quello dei musei.
Ci sono musei digitali, sul web, dove tutti mettono in mostra la parte superficiale di sé. Musei della cioccolata ambulante, deprimenti notti bianche del fitness, mostre permanenti di artisti improbabili catapultati nei loculi del parco fluviale. Allora ho deciso di regalarvelo anch’io un bel museo, dedicato ai mostri di cui non riuscite a liberarvi da decenni, quelli che in cambio dei vostri voti elargiscono favori e lavori precari ai vostri figli, quelli che saccheggiano i fondi pubblici, gestiscono gli appalti, succhiano il sangue della povera gente.

Stamani all’alba ho allestito il nuovo museo. Si chiamerà “Cantiere degli orrori”. Ho deciso di realizzarlo nel luogo che meglio di ogni altro rappresenta l’inutilità, il raggiro, la paralisi dei vostri corpi: l’ex Viale Parco. Ma questo è solo l’inizio. Continuerò a scendere dalla mia poltrona di bronzo, quando nessuno se ne accorge e la città dorme.
Perché la Natura obbedisce solo alle proprie leggi.
Ma a volte anche gli elementi naturali, di fronte a tanto degrado, si incazzano.