Cosenza, il mercato delle vacche: Damiano Covelli

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Insistiamo su alcuni punti importanti affinchè il lettore e soprattutto gli iscritti ai partiti prendano piena coscienza su come funziona la politica da noi.

Lo sappiamo che siete sgamati e non avete bisogno di nessuno che vi spieghi le furbate e i privilegi di cui gode la politica. Ma pensiamo che quando si fa un esempio concreto, tale “concetto” si recepisce meglio e ben si cristallizza nella memoria delle persone, anche in quelle di chi, magari, tentano sempre di giustificare tutto. Ed è un esempio pratico di spartizioni che vogliamo farvi.

Non importa se la “cosa” può sembrare a qualcuno di poco conto (e non lo è): quello che vogliamo mettere in evidenza è come il loro benestare venga prima di tutto.

Quando diciamo che la prima cosa che fa un politico è quella di sistemare gli amici degli amici, oltre a se stesso ovviamente, diciamo la più lampante delle verità. Perché questo è il loro principale scopo: prima loro e poi, se rimane qualcosina, magari si può dare ai cittadini.

Non esiste un politico sincero. Anche quando dicono che sono comunisti, come nel caso di Giuseppe Giudiceandrea. Da uno come lui, che non fa altro che spacciarsi per lindo e pinto, ti aspetteresti equità, ragionamento, condivisione, redistribuzione.

giudiceandrea-consiglio

A partire dalle piccole cose fino ad arrivare a quelle grandi. Invece lui, con il suo continuo ed insensato jamu avanti (non si capisce dove dobbiamo andare), nel costruire la sua “struttura”, si comporta né più né meno come Madame Fifì.

Ogni consigliere regionale può conferire incarichi di collaboratore, retribuiti, ad almeno 4 persone al 100% dello stipendio, che spesso diventano 8 al 50%. Un gruppo di persone indispensabili per i consiglieri regionali, che, come si sa, si ammazzano di lavoro e da soli non ce la possono fare. Perciò hanno bisogno di gente che svolga tutto il lavoro di “ufficio” che ci sta dietro all’attività di consigliere.

Uno si aspetta che in questa scelta prevalga il senso politico del consigliere, scegliendo persone capaci ed utili sotto il profilo lavorativo, “pescando” magari anche tra chi uno stipendio non ce l’ha. Invece, a sfogliare i componenti del gruppo di lavoro del consigliere, troviamo un personaggio che francamente ci chiediamo cosa ci fa in questa struttura: Damiano Covelli.

Già assessore e consigliere comunale del PD. Nonché assunto all’Università della Calabria, dove penso non abbia mai messo piede.

Covelli è nominato dall’onorevole comunista, con la sacchetta dei cittadini, in qualità di responsabile amministrativo della struttura speciale dell’onorevole di cui sopra, al 50%. E per tale assunzione ordina di impegnare la somma di 3.246 euro per indennità di struttura, e la somma di 30.542,36 euro relativa agli emolumenti fissi e continuativi.

lo sguazzo di damiano dentro

Ora, dico io, questo qui, il Covelli, uno stipendio già ce l’ha all’Università, caro onorevole, non potevi chiamare qualcun altro senza stipendio? Magari qualcuno anche disposto a lavorare veramente, visto che Covelli lo vediamo tutti i giorni a corso Mazzini a passeggiare. E poi che c’entra un fido di Madame Fifì nella sua struttura? Forse doveva renderle un favore?

Dunque, al consigliere, non gli serve uno che lavora, visto che ha scelto uno come Covelli che non ha mai fatto un giorno di lavoro in vita sua. Vive di denaro pubblico da sempre.

Possiamo perciò dire, oltre ogni ragionevole dubbio, che la “struttura”, più che lavorare per i cittadini, e necessaria per il consigliere, serve per sistemare gli amici dei politici che non vogliono andare in ufficio (nel caso di Covelli all’Università) a lavorare come tutti gli altri. E nello stesso tempo continuare a prendere lo stipendio.

Infatti ci piacerebbe che l’onorevole comunista che predica il merito, la redistribuzioni, le pari opportunità, spiegasse a noi che non capiamo niente (perché solo lui è spiartu, e gli altri lo attaccano solo per invidia o per astio, lui è uno che non sbaglia mai) qual è stato il lavoro svolto per la collettività da questo vagabondo di Covelli, in questo anno. Ah, no, forse un lavoro lo sta facendo: quello di ricandidarsi al Comune per favorire quel porco di Guccione.

E’ chiaro che la nomina di questo vagabondo è uno scambio di favori tra politici, da cui non sei immune onorè. Perché quello che in realtà interessa al Giudiceandrea è il suo stipendio da consigliere e quello degli amici degli amici. Altrimenti avrebbe fatto una “selezione” diversa per la sua struttura. Non ha altre ambizioni politiche, o servizi da rendere ai cittadini. A lui va bene così. Ogni tanto fa vedere che fa qualcosa, tipo il bollo per le macchine antiche, e tutti i suoi clienti sono felici e contenti.

Comunque, andiamo avanti, come piace dire a lui, e mo’ abbiamo capito pure dove andare: dritti a sbattere contro il muro. Direbbe il Leader. Perché per noi cittadini davanti c’è solo un muro.