Cosenza, il ritorno del Pm Bruni: chiuse le indagini sulle talpe

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Era un po’ di tempo che non si sentiva più. Avevamo pensato ad una sua lenta uscita dalla DDA visto che il suo nuovo capo di lui non ha tanta fiducia. O meglio, più volte Gratteri ha rispedito indietro l’enorme lavoro svolto dal Pm antimafia Pierpaolo Bruni sul voto di scambio politico/mafioso a Cosenza, Rende e Castrolibero.

Una inchiesta, quella condotta dal Pm Bruni, che va avanti ormai da diversi anni. Sono almeno cinque i pentiti di spessore che chiamano in causa tutto l’arco politico cosentino: Occhiuto, Principe, Manna, Greco, Paolini, consiglieri ed assessori. Ma nonostante le tante dichiarazioni, le chiamate in correità, i riscontri effettuati, per Gratteri l’inchiesta del Pm Bruni non è degna di essere presa in considerazione.

Le retate si possono fare per tutta la Calabria, tranne a Cosenza. Che secondo Gratteri e le forze politiche che lo sostengono, deve restare un’isola felice. Del resto da qualche parte corrotti, traffichini, ladri di stato, devono pure affrancarsi.

Gratteri non può procedere su Cosenza perché, essendo il prossimo candidato alle “imminenti” regionali con il PD, non può arrestare o perseguire chi ha già dichiarato ufficialmente  di voler concorrere, come suo antagonista, alla poltrona di presidente: gli Occhiuto.

E poi c’è tutta la storia legata al deputato del PD Magorno, che in una intercettazione a sua insaputa dichiara di essere organico alla cosca Muto di Cetraro. Una specie di compensazione con Occhiuto. Come a dire: azzeriamo tutto, non arrestiamo nessuno sia a destra che a sinistra, uno a uno e palla al centro.

Ovviamente Gratteri nasconde il tutto con la presunta incapacità del Pm Bruni di costruire l’inchiesta sia sotto il profilo degli elementi probanti che delle prove a carico dei politici, in maniera seria ed inattaccabile. Dice che il Pm Bruni non ha fatto bene il suo lavoro. Ed ogni volta lo rimanda indietro insieme a i suoi faldoni.

Ma oggi il PM Bruni ritorna alla carica, e lo fa notificando l’avviso di conclusione indagini ad alcuni imputati del filone parallelo all’inchiesta sui politici, cioè quello contro le talpe in questura e nei carabinieri, che a partire dal 2012 avrebbero più volte favorito il clan Rango/zingari con diverse spiate.

Si tratta dell’ex ispettore della questura Vincenzo Ciciarello, del brigadiere dei carabinieri, oggi in pensione, Antonino Perticari, alias il “messinese”, di Fabrizio Bertelli, impiegato “civile” presso la polizia stradale, e dell’imprenditore Enrico Francesco Costabile.

I quattro sono accusati di aver spiattellato a Rango e ai membri del suo clan tutte le mosse investigative su di loro messe in atto dai loro colleghi, in cambio di favori e denaro.

Su di loro, oltre alle dichiarazioni dei pentiti, esistono intercettazioni in cui gli stessi, come nel caso del “messinese”, parlando direttamente con Rango, lo informavano di essere spiato indicandogli i luoghi dove erano state posizionate le microspie.

Una registrazione che non lascia spazio a dubbi sulla colpevolezza del brigadiere. Una mossa quella del Pm Bruni che “rivitalizza” l’inchiesta sul voto di scambio politico/mafioso a Cosenza e lascia sperare i cittadini onesti in un intervento giudiziario per porre fine a questa situazione diventata insostenibile da un punto di vista della democrazia e della convivenza civile in città.

Ora, dopo la chiusura delle indagini preliminari, gli indagati avranno tempo 20 giorni per presentare le loro memorie difensive e, se non convinceranno i giudici, si passerà inesorabilmente ad un rinvio a giudizio. E che il processo abbia inizio.

GdD