Cosenza, il ritorno di Giacomino Fuoco: da “caposcorta” a “ispettore”

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A volte ritornano. Eccome se ritornano. Magari con un’altra veste, con un altro incarico, ma sempre con la stessa faccia e con lo stesso nome.

Giacomo Fuoco, di professione vigile urbano, è balzato alla ribalta delle cronache negli ultimi anni. Candidato con la lista di Ennio Morrone alle elezioni del 2011 è risultato il primo dei non eletti ma già dopo pochi mesi il suo feeling con Mario Occhiuto è stato a dir poco dirompente. E così, quando al cazzaro hanno tolto la scorta, Giacomino è diventato magicamente il “capo” della scorta personale che il sindaco si è ritagliato attraverso 9 (nove!!!) vigili urbani tutti dedicati alla sua “sicurezza”. Un feeling così travolgente quello tra Mario e Giacomino, che presto è sfociato nell’ascesa del vigile urbano a consigliere comunale, dopo l’ingresso di De Cicco in giunta.

A Cosenza la scorta personale di Occhiuto ha fatto di tutto per farsi notare al seguito dello “statista de noantri” e non c’è voluto molto a ribattezzare Giacomino e i suoi sgherri come gli “sceriffi” del cazzaro. Per non parlare di tutti i soldi che Occhiuto gli ha fatto guadagnare attraverso gli incarichi affidati alla GNAT, la società della quale è l’ispiratore (insieme a quel furbacchione di Roberto Caruso) e che ha avuto una grande corsia preferenziale a Palazzo dei Bruzi per diversi anni.

Ma Fuoco, il vigile “caposcorta”, ha superato ogni limite quando, nel corso di uno dei suoi indispensabili servizi di accompagnamento, è stato beccato dai carabinieri a Gizzeria con una prostituta dentro l’auto blu di Occhiuto.

Da allora, da quando è uscito fuori lo “smacco”, Giacomino (oltre ad essere stato denunciato e messo sotto processo) è stato costretto a tenere il fatidico profilo basso ed a rinunciare ad ogni velleità “politica” e “personale” col suo grande amico Mario.

Fuoco è tornato ad alzare la testa poche ore fa, nella sua nuova veste di “ispettore” della polizia municipale. A rivelarcelo è una nota del consigliere comunale di Donnici Francesco Spadafora, costretto a replicare al famoso “caposcorta” che si è lamentato (udite udite!) di non essere stato citato nei ringraziamenti per la Sagra del vino.

Spadafora
Spadafora

“Se non si fosse trattato di una semplice dimenticanza – scrive Spadafora – , sarebbe stato un imperdonabile errore; invece è proprio di una colpevole disattenzione che si è trattato. D’altra parte è lo stesso ispettore della Polizia Municipale Giacomo Fuoco a premetterlo nella sua dichiarazione.

A dire il vero sono rimasto un po’ stupito nel leggere la pur legittima rimostranza di Giacomo Fuoco ben una settimana dopo la chiusura della Sagra dell’uva e del vino di Donnici. Sarebbe bastata forse una telefonata, evitando il clamore mediatico che certamente non mi disturba, ma che mi sorprende e non poco, soprattutto perché viene alimentato, per così dire, “a scoppio ritardato”.

Non ha avuto torto a rizelarsi l’ispettore Fuoco per il fatto di aver io dimenticato nei miei ringraziamenti il Corpo di Polizia Municipale che meritoriamente ha contribuito con grande impegno e spirito di abnegazione al successo della manifestazione. Posso solo dire che nel menzionare coloro che hanno apportato un notevole contributo alla riuscita dell’edizione di quest’anno della Sagra, poiché l’elenco era veramente nutrito, mi è sfuggito di ricordare, e me ne scuso ancora una volta, non solo la Polizia Municipale, ma anche la Polizia Provinciale che ha dislocato i suoi operatori a Donnici nei tre giorni di durata della manifestazione, dopo una mia esplicita richiesta in tal senso al Presidente facente funzioni della Provincia Graziano Di Natale che ora, grazie anche al “rimbrotto” dell’ispettore Fuoco, posso ringraziare, sottraendomi così alla colpa di un’altra dimenticanza”.

Spadafora, sii sincero: ma come hai fatto a “dimenticare” l’ispettore Fuoco? Uno così non si dimentica. Mai!