Cosenza, il San Vito racconta: le partite “indimenticabili” – terza (e ultima) parte –

La partitissima di stasera tra Cosenza e Sudtirol che vale la finale playoff per la Serie B riporta inevitabilmente alla mente le partite “indimenticabili” che sono andate in scena allo stadio San Vito, oggi Marulla, nel corso degli anni. E, per ingannare l’attesa, raccontiamo un po’ di storia. Non solo del calcio cosentino ma dell’intera città di Cosenza.

Siamo partiti dalla Nazionale al San Vito del 1967 per continuare con i derby con la Morrone, con la promozione di Sonetti e Perrotta del 1980, la grande emozione di vedere Zico sul nostro rettangolo erboso e con l’indimenticabile ultima vittoria sul Catanzaro del 1985 (http://www.iacchite.com/cosenza-il-san-vito-racconta-le-partite-indimenticabili-prima-parte/). E poi siamo passati ai fasti della fine degli anni Ottanta con la promozione in Serie B, la Coppa Italia con la Juventus e con l’Inter e il palo di Lombardo nella fatidica sfida con l’Udinese (http://www.iacchite.com/cosenza-il-san-vito-racconta-le-partite-indimenticabili-seconda-parte/). Adesso è il momento degli anni Novanta e delle ultime imprese.

COSENZA-PALERMO 1992 – COSENZA-CREMONESE 1993

All’alba degli anni Novanta, dopo la rocambolesca salvezza conquistata con il leggendario gol di Gigi Marulla allo stadio Adriatico di Pescara nello spareggio con la Salernitana, il Cosenza vive due bellissime stagioni. Nel campionato 1991-92 la squadra messa su da Edy Reja si rende protagonista di partite memorabili, soprattutto in casa, e alla vigilia dell’ultima giornata, è appaiata all’Udinese al quarto posto. Basterebbe vincere a Lecce per guadagnarsi il diritto allo spareggio per la Serie A ma a Via del Mare sapete tutti com’è andata. Una settimana prima, però, il 7 giugno 1992, Cosenza visse una fantastica giornata di passione nella gara casalinga contro il Palermo. Oltre 15mila i tifosi che affollarono gli spalti del San Vito per una vittoria netta e fuori discussione: 3-0 con doppietta di Biagioni e sigillo di Ciccio Marino. E sfottò a tutta birra a Gianni Di Marzio, che sedeva sulla panchina del Palermo. Nella stagione successiva, il Cosenza di Fausto Silipo si trovò a giocarsi la Serie A in due partite consecutive al San Vito contro le dirette concorrenti Ascoli e Cremonese. In entrambe le gare lo stadio superò abbondantemente le 15mila presenze ma i risultati furono maledetti: un pari con i bianconeri e un’amarissima sconfitta contro i grigiorossi di Gigi Simoni nonostante una decina di palle-gol sventate o dall’imprecisione dei nostri attaccanti o dalle parate strepitose del portiere Turci.

COSENZA-TURRIS 1998

Retrocesso in maniera inaspettata e dolorosissima nel campionato 1996-97, il Cosenza, nel frattempo passato al patron Paolo Fabiano Pagliuso, si riscatta immediatamente in una stagione che riporterà in alto i colori rossoblù grazie alla bravura di un tecnico bergamasco di nome Giuliano Sonzogni e a un bel gruppo di calciatori giovani tra i quali spiccano il bomber Margiotta, che segnerà 19 reti risultando il capocannoniere del torneo, e il portiere Soviero, che proprio da Cosenza spiccherà il volo verso la massima serie. All’ultima giornata, in Cosenza-Turris, il colpo d’occhio del San Vito torna ad essere quello delle partite “indimenticabili”. Vinciamo 1-0 col solito gol di Margiotta e a fine partita Sasà Soviero si butta in Curva Sud saltando il fossato e finendo in braccio a Piero Romeo, il capo degli ultrà.

COSENZA-LAZIO 1998

Il 9 settembre 1998 per la prima volta nella sua storia il Cosenza gioca all’Olimpico di Roma per la sfida dei sedicesimi di finale contro la Lazio di Sven Goran Eriksson, una grandissima corazzata che può schierare giocatori come Mihajlovic, Almeyda, l’ex Giorgio Venturin, Stankovic, Nedved, Vieri, Mancini, Salas

Il Cosenza di Giuliano Sonzogni è stato appena promosso in Serie B e ha una struttura collaudatissima. Parisi e Paschetta guidano la difesa, Moscardi, Manfredini e Morrone orchestrano il centrocampo, Apa e Riccio sono le frecce di fascia e in avanti, anche se non c’è più Margiotta, c’è sempre un signor attaccante che si chiama Tommasino Tatti. Passiamo addirittura in vantaggio nel secondo tempo con una rovesciata da stropicciarsi gli occhi di Vincenzino Riccio, dopo che Morrone aveva colpito la traversa. Ma la Lazio è una corazzata, pareggia con Salas, poi Paschetta viene espulso e così ancora Salas segna il gol del 2-1. Tuttavia il Cosenza esce a testa alta e i mille ultrà giunti all’Olimpico per la trasferta hanno i lucciconi agli occhi.

Per la gara di ritorno, il 23 settembre, il San Vito è preso d’assalto e si registra il più alto numero di sempre di paganti, 24.149, superiore di poco anche alla mitica giornata della Nazionale, per un incasso di mezzo miliardo di vecchie lire, che resta invece al di sotto del record registrato in Cosenza-Inter.

Dalla Gazzetta dello Sport Lazio negli ottavi, meritatamente; Cosenza a testa alta, fuori dalla Coppa Italia. La formazione biancazzurra ha voluto dare un calcio alle critiche, “azzeccando” una partita di grande carattere. Si era detto che il gioco era latitante? E la Lazio ha risposto con una condotta tattica estremamente proficua. Era stata criticata per le sue “distrazioni”? Ebbene, l’atteggiamento mentale e’ stato perfetto, condotta per mano dal suo magnifico Nedved, con un centrocampo dove Almeyda e Stankovic hanno giganteggiato.

I calabresi comunque hanno il diritto di sentirsi orgogliosi. Sono fuori, ma dopo aver dato una dimostrazione di condizione fisica eccezionale e di impostazione tattica sicuramente proficua. E’ stato anche sfortunato, il Cosenza, quando, al 12′, ha perso Riccio: già, proprio il giocatore che, nella partita di andata, all’Olimpico, aveva segnato il gol calabrese. Portato in barella negli spogliatoi, Riccio è stato sostituito da Florio, che non lo ha fatto rimpiangere. Il piccolo centrocampista è diventato, anzi, una spina del fianco della difesa biancazzurra, facendola dannare. In ogni caso, è stato un peccato, per la squadra di Sonzogni, vedersi privata di uno dei suoi giocatori più in forma. Il Cosenza aveva cominciato molto bene, facendo subito capire che, se doveva vendere la propria pelle, lo avrebbe fatto ad un prezzo molto alto.

Ritmo frenetico, pressing, rapidi passaggi e profondità. Il bello è che la Lazio, piuttosto che rimanerne sorpresa, si adeguava immediatamente. E nei primi minuti guadagnava due angoli, senza esito. Rispondeva il Cosenza con la conclusione di Morrone, sul fondo. Dopo l’infortunio di Riccio, ancora il Cosenza in evidenza con il lancio di Di Sauro per Apa, in ritardo. La Lazio passava in vantaggio al 15′. Angolo di Mihajlovic nell’area piccola, affollatissima. Parisi tentava la deviazione di testa, ma colpiva male e la palla finiva alle spalle di Frezzolini. Ancora la scalogna ci metteva lo zampino, insomma. Anche se, a dire il vero, pure la Lazio aveva qualcosa di cui lamentarsi, con l’uscita di Vieri per infortunio al 15′: lo sostituiva Salas.

Poi Mancini sprecava due palle gol, non affondando il colpo. Era una Lazio bella da vedere, in questo spezzone di gara. A centrocampo, Nedved forniva brillanti suggerimenti; Almeyda (non giocava una partita vera dal 10 maggio scorso) e Stankovic formavano una diga quasi insuperabile. Conceicao era instancabile sulla fascia destra e continuava a fornire al centro cross di grande pericolosità. Il Cosenza? Era superbo, nella sua interpretazione della gara. Lo svantaggio non l’abbatteva, anzi, sembrava dargli nuova carica. Apa e Florio erano due diavoli sempre in movimento; Tatti e Manfredini velocissimi nel contropiede; bella, al 24′ la girata di testa di Tatti su assist di Apa. E dieci minuti più tardi, sempre su passaggio di Apa per Tatti, Marchegiani era costretto all’uscita dai pali. Non era finita: al 37′ da Moscardi a Tatti a Florio. La posizione era buona, la conclusione fuori misura.

Era quasi asfissiante, la pressione cosentina. Mihajlovic soffriva parecchio le iniziative di Apa; tenevano bene al centro Couto e Lopez. Una gran partita che il magnifico pubblico del San Vito mostrava di gradire con gioiose “ola”. Se il primo tempo era stato ricchissimo di emozioni, neanche la ripresa deludeva. La Lazio si faceva viva con Conceicao (2′) e lo strepitoso Nedved (4′). Poi Mihajlovic su calcio di punizione sfiorava la traversa. Il Cosenza teneva testa con orgoglio, ma era la Lazio che imponeva i diritti di una indiscutibile superiorità. Cosi’ al 40′, Stankovic appoggiava in rete la palla del 2 – 0 su passaggio di Salas e dopo uno svarione di Parisi. Era il sigillo alla qualificazione.

23 settembre 1998 – stadio San Vito Cosenza – Sedicesimi di finale Coppa Italia

COSENZA-LAZIO 0-2

Cosenza (4-4-2): Frezzolini, Parisi, Montalbano, Moscardi, Riccio (14′ pt Florio), Apa (29′ st Logarzo), Manfredini, Morrone, Malago’, Di Sauro (29′ st Jabov), Tatti. (12 Ripa, 15 Andreoli, 19 Marcatti, 21 Colle). Allenatore: Sonzogni

Lazio (4-4-2): Marchegiani, Gottardi, Couto, Lopez, Mihajlovic, Sergio Conceicao, Almeyda (12′ st Venturin), Stankovic, Nedved, Vieri (17′ pt Salas), Mancini (29′ st Baronio). (22 Ballotta, 3 Lombardi, 4 Marcolin, 15 Pancaro). Allenatore: Eriksson

Arbitro: Treossi di Forlì

Marcatori: 15′ pt Parisi (aut.), 41′ st Stankovic

Note: spettatori paganti 24.149 per un incasso di lire 505.510.000. Serata tiepida, terreno in ottime condizioni. Durante la partita sugli spalti si è avvertita una leggera scossa di terremoto. Ammoniti: Stankovic, Almeyda, Gottardi, Nedved, Florio, Moscardi. Angoli: 6-2 per la Lazio. Recupero: 3′ e 4′.

COSENZA-BACOLI 2008 E IL CENTENARIO 2014

Mancano ancora due tasselli per completare il mosaico delle partite “indimenticabili”. Il 27 aprile 2008 il Cosenza, dopo quattro anni da incubo seguiti al fallimento e alla radiazione del vecchio Cosenza Calcio 1914, rilevato il Rende con società, direttore sportivo e calciatori, vince il campionato di Serie D. E’ il trionfo di Damiano Paletta, Pino Chianello, Massimo Mirabelli e Mimmo Toscano, che costruiscono un Cosenza bello e vincente, seguito ogni domenica da almeno 5mila spettatori fino all’apoteosi della gara interna con il Bacoli. Davanti a oltre 15mila tifosi in festa i Lupi ritornano nel calcio che conta con una bellissima vittoria firmata da una memorabile doppietta di Alessandro Bernardi.Anche la favola del Cosenza di Mirabelli, tuttavia, non ebbe grande durata e così, dopo l’ennesimo fallimento “pilotato” dal solito Peppuccio, che nel frattempo era riuscito a intrufolarsi nella dirigenza, inizia l’era Guarascio. Nel campionato di Serie C2 2013-14, concluso con l’ammissione dei Lupi alla Lega Pro unica, cade anche la Partita del Centenario, ovvero Cosenza-Aversa. La foto testimonia la presenza dello stesso numero di spettatori che vedremo stasera (manca solo il pezzo del settore ospiti esattamente come oggi) ma all’epoca la Curva Nord e la Tribuna B scoperta erano state riservate a scuole calcio e società dilettantistiche e quindi ne risentì l’incasso. Il Cosenza, allenato da Cappellacci, vinse 2-1 con due bellissimi gol di Criaco e Mannini. E’ stata l’ultima volta che abbiamo visto il San Vito pieno ed è stata anche l’ultima volta che abbiamo visto in campo Gigi Marulla, che un destino beffardo e crudele ci avrebbe strappato appena un anno dopo. Ma sono in tanti a pensare che sia proprio lui da lassù a spingerci forte verso quella Pescara dove quel suo gol alla Salernitana esaltò una intera città e una intera provincia.

Forza Lupi, Sempre! – 3 (fine) –