Cosenza, il sogno continua. Da Pordenone a San Benedetto: tutto e il contrario di tutto

Esattamente un anno fa, il 31 maggio 2017, il Cosenza (allora allenato da Stefano De Angelis) giocava a Pordenone la gara di andata dei quarti di finale dei playoff perdendo di misura (0-1) e sperando di fare il “colpaccio” al “Gigi Marulla” nella gara di ritorno. Come tutti sapete, andò male ma non certo perché la squadra non avesse giocato una bella partita, anzi… Davanti a 10mila anime rossoblù il miracolo non avvenne.

Ieri sera invece il Cosenza (oggi allenato da Piero Braglia) è riuscito a far uscire dal “Marulla” al settimo cielo le stesse 10mila anime rossoblù che non hanno mai smesso di sognare la Serie B ormai da quel lontano 31 luglio 2003 quando il “palazzo” del calcio approfittò della debolezza del Cosenza (con il presidente Pagliuso in carcere) e lo sacrificò sull’altare della “rinascita” della Fiorentina.

Da quel giorno sono passati ormai 15 anni ma dal sogno interrotto dello scorso anno soltanto 12 mesi, nel corso dei quali – come da copione nella travagliata storia del Cosenza Calcio – è accaduto tutto e il contrario di tutto. Dalla “rifondazione” del diesse Trinchera al grossolano errore nell’ingaggiare l’allenatore Fontana, dai casini della tifoseria organizzata (con pagine bruttissime scritte a Matera e ad Andria) alla lenta risalita della squadra messa in atto dall’esperto Piero Braglia, dalla rabbia dei tifosi per i derby giocati malissimo al “Marulla” contro Catanzaro e Rende alla clamorosa “resurrezione” in questi avvincenti playoff per la Serie B.Non lo abbiamo ancora citato, ma è del tutto evidente che in questi 12 mesi di tira e molla e di altalena tra le stalle e le stelle, il vero protagonista è stato il patron Eugenio Guarascio, “amato” e “odiato” dai cosentini per il suo carattere indecifrabile, spesso “bipolare” per le sue contraddizioni ma pur sempre l’artefice numero uno della nostra passione calcistica, spesso bistrattata ma anche esaltata come accade in queste ore.

Da Pordenone a San Benedetto del Tronto, in questo spazio temporale di un anno, abbiamo rivisto idealmente il film di questi sette anni di gestione Guarascio attraverso direttori sportivi (Stefano Fiore, Ciccio Marino, Mauro Meluso, Massimo Cerri, Aladino Valoti e Stefano Trinchera), allenatori (Enzo Patania, Tommaso Napoli, Gianluca Gagliardi, Roberto Cappellacci, Giorgio Roselli, Stefano De Angelis, Gaetano Fontana e Piero Braglia), calciatori (sarebbe troppo lungo citarli tutti…), direttori generali e collaboratori vari.

Una gestione tutt’altro che lineare, piena di errori e scarna di passione. Ma una promozione in Serie B potrebbe essere dirompente per tutto l’ambiente e potrebbe determinare il “miracolo” di far innamorare questo algido imprenditore della sua “creatura”. E’ per questo che siamo tutti trepidanti in queste ore così come lo eravamo un anno fa: sotto sotto tutti speriamo che il “miracolo” accada perché, in cuor nostro, siamo curiosi fino allo spasimo di toccare con mano come Guarascio “il freddo” possa diventare il presidente più amato di tutti. E sotto sotto, chi più chi meno, non stiamo più nella pelle.

Forza Lupi, sempre!