Cosenza, “Il Tribunale è Cosa Nostra”: tutti gli ordini di Mario il mammasantissima

Occhiuto e il capo dei suoi scagnozzi, Pecoraro (seduto vicino a lui sul divano)

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

C’è un altro appalto chiacchierato e discutibile tra tutti quelli che il Comune di Cosenza con la gestione Occhiuto ha fatto passare per favorire gli amici degli amici.

Si tratta addirittura dell’appalto per il servizio di vigilanza del Tribunale di Cosenza ovvero per la sicurezza di tutti coloro che gravitano intorno al Palazzo di Giustizia. Un altro pastrocchio del sindaco di Cosenza, che del resto è ampiamente documentato nelle carte che compongono il faldone di questa brutta storia. Messo a segno, come vedremo, con la solita complicità dell’ex procuratore capo, quel fascista senza palle di Dario Granieri e del suo codazzo di sostituti venduti al potere.

Occhiuto nomina una Commissione giudicatrice formata da soggetti come Carlo Pecoraro (presidente!!!), Ugo Dattis, Lucio Sconza ed Oreste Morcavallo (uno dei tanti uomini del cazzaro nel PD) con l’unico obiettivo di far vincere la Codis del suo amico (e del cognato) Fabio Cauteruccio. Un bando truccato in ogni sua parte, nel quale si evita il ricorso ad associazioni temporanee di imprese e si assegnano punteggi per servizi assurdi come (udite udite!) quello delle hostess per info ed eventi… Un bando annullato da due sentenze del TAR Calabria, che non vengono clamorosamente rispettate dal Comune di Cosenza.

L’INSEDIAMENTO DI CAUTERUCCIO

codisA questo punto occorre fare un passo indietro nella ricostruzione cronologica degli eventi, utile a comprendere meglio la pervicace e spregiudicata volontà del Comune di Cosenza di affidare di fatto, a tutti i costi, il servizio di vigilanza del Tribunale alla Codis di Fabio Cauteruccio, anche in pendenza dei ricorsi amministrativi di imminente trattazione dinanzi al Tar Calabria con udienza di sospensiva (cautelare) fissata il 10 luglio 2014.

Con una nota del 1° luglio lo scagnozzo principale di Occhiuto ovvero il Dirigente del Settore 7 Infrastrutture Carlo Pecoraro, comunicava alle ditte La Torpedine srl e Sicurcenter spa – ditte che operavano sulle postazioni di servizio del Tribunale di Cosenza in regime di proroga, poiché ditte “uscenti” in quanto già aggiudicatarie del servizio nella forma dell’ATI (associazione temporanea di imprese) nella precedente procedura concorsuale – che, in attesa della stipula del relativo contratto con la Codis, si disponeva la consegna IN VIA D’URGENZA in favore della Codis dell’appalto, per cui si invitavano le ditte “uscenti” a collaborare per il passaggio di consegne nella data del 4 luglio 2014.

Dunque, a soli sei giorni dall’udienza cautelare dinanzi al TAR, che avrebbe dato ragione ad entrambe le ditte, lo scagnozzo di Occhiuto (il dirigente Carlo Pecoraro) intimava alle ditte di uscire fuori dal Tribunale di Cosenza con un’arroganza e una protervia senza precedenti.

L’urgenza della quale parla il sottoposto di Occhiuto (sempre Pecoraro) ovviamente è del tutto inesistente dal momento che il servizio era ampiamente garantito dalle ditte uscenti che operavano in prorogatio, peraltro con comprovata soddisfazione degli uffici giudiziari.

E le ditte La Torpedine e Sicurcenter, il giorno successivo a questa assurda richiesta del Comune di Cosenza, replicava diffidando l’ente a differire prudenzialmente la consegna del servizio ad una data successiva all’udienza cautelare del 10 luglio dinanzi al TAR Calabria.

Ma quando il cazzaro si mette in testa una cosa non c’è niente da fare per dissuaderlo. Ha deciso che Cauteruccio deve prendere l’appalto? E Cauteruccio prende l’appalto, costi quel che costi. E così il 4 luglio 2014 i cortigiani di Occhiuto procedevano al cambio di consegne con l’estromissione di Sicurcenter e La Torpedine e il subentro dei raccomandati di ferro della Codis.

Del resto, il tenebroso Cauteruccio, così come il suo “padrino” capoclan, sapeva bene che se lo avessero fatto entrare non sarebbe uscito più…come infatti è stato. Eh sì, perché il TAR, il 12 luglio (come abbiamo già visto) ha dato ragione alle ditte ricorrenti annullando la gara ma ormai Cauteruccio aveva già fatto entrare i suoi uomini e il Tribunale era finalmente diventato “Cosa Nostra” come amano dire questi soggetti da evitare e che, con decenza parlando, fanno venire la nausea solo a nominarli.

Sembra quasi di ripercorrere la recentissima vicenda dell’occupazione della Provincia di Cosenza da parte del “mammasantissima” Occhiuto e dei suoi “picciotti”.

IL DELIRIO DI LUCIO SCONZA

Lucio Sconza
Lucio Sconza

Di conseguenza, Occhiuto, Pecoraro e Cauteruccio, non paghi di quanto già fatto per far vincere l’appalto alla Codis violando le norme di legge e procedura, forzando i tempi e consegnando un servizio senza nemmeno aver stipulato un contratto, con il solo concreto risultato di aver creato una nuova situazione di fatto che avvantaggiava i raccomandati del cazzaro, continuavano nel loro delirio. E lasciavano che i dipendenti della Codis continuassero a svolgere il servizio nonostante fosse arrivato il pronunciamento contrario del TAR.

E qui entra in campo un altro esponente del clan paramafioso di Occhiuto ovvero Lucio Sconza, dirigente illegittimo per 5 anni a Palazzo dei Bruzi. Tocca a lui firmare la nota che continua il delirio di onnipotenza di questa gentaglia. Sconza, che ha superato l’età della pensione ma è rimasto ugualmente un cialtrone nonostante gli anni che passano, definisce la diffida delle due ditte “un atto che rasenta i limiti dell’intimidazione”. Come se rivendicare i propri diritti costituisse, per quest’accozzaglia di delinquenti, un delitto di lesa maestà.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti e rivelano, ancora oggi, quanto il Comune di Cosenza abbia sfacciatamente favorito la ditta di Cauteruccio.

Nella singolare vicenda, poi, si inseriscono episodi come quello che vede protagonista il “solito” dirigente Carlo Pecoraro, il capo degli scagnozzi di Occhiuto, presidente della Commissione giudicatrice, il quale ha avuto l’ardire di far pervenire al TAR Calabria, facendolo transitare per il fascicolo del difensore del Comune, uno scritto privo di carta intestata, privo di timbro e firma leggibile, che possano in qualche modo ricondurre il tutto a paternità di un rappresentante dell’ente e che, recando unicamente una firma a penna, apparentemente riconducibile allo stesso Pecoraro, semmai, tradisce la personale partecipazione agli esiti del giudizio. Insomma, un delirio a 360 gradi con un dirigente che si espone addirittura in prima persona per difendere apparentemente gli interessi dell’ente ma in realtà per curare quelli di Codis.

E ancora non è finita…

3 – (continua)