Cosenza, in 14.000 senza lavoro. Ma chi sono?

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Gli ultimi dati diffusi dal Centro per l’impiego di Cosenza, non solo suscitano preoccupazione ma addirittura sgomento. Tra inoccupati (gente che non ha mai lavorato) e disoccupati (gente che ha perso il lavoro e non ha trovato altra collocazione) siamo arrivati, nella sola città di Cosenza, alla ragguardevole cifra di 14.000 persone. Su una popolazione di 65.000 abitanti. Si calcola che la parte “attiva della città” sia pari a 35.000 persone. Cioè, quasi la metà delle persone che a Cosenza potrebbero lavorare, sono a spasso.

La gravità di questa cifra avrebbe dovuto creare un forte allarme nel mondo politico ed invece su questo angosciante dato non si è pronunciato nessuno.

La politica locale è impegnata in altre faccende che attengono ai loro privati interessi che come si sa vengono prima dei problemi dei cittadini. Fin quando nessuno si lamenta, fin quando nessuno scende in piazza, fin quando nessuno li va ad acchiappare, possono tranquillamente sbrigare la faccenda di mancanza di lavoro come hanno sempre fatto: campa cavallo che l’erba cresce. Fino a che ci sono le pensioni dei nonni tutto va bene madama la Marchesa.

La gravità della situazione non finisce qui. Perché stando agli studi effettuati questo già triste numero è destinato a salire nel 2017.

Come si può pensare allo sviluppo di una città come Cosenza, con un numero così alto di disoccupati?

Eppure a guardare la città non si direbbe che in giro c’è così tanta gente che non lavora. Forse perché la “tendenza” a Cosenza è di nascondere la propria situazione economica e lavorativa. Ci vergogniamo a dire che siamo poveri. Abbiamo paura del giudizio di quelli che uno stipendio ce l’hanno. E pur di “apparire” siamo disposti a nascondere le nostra indigenza, non capendo che è proprio questo quello che vuole la politica imbrogliona: tenerci silenti e a cuccia.

Se nessuna parla di disoccupati, allora vuol dire che non c’è bisogno di lavoro.

In tanti a Cosenza si arrangiano. In fondo, stuartu o diritto, una mezza spesa, se ti sbatti, a casa la porti. E a queste condizioni i cosentini si sono abituati. Tiriamo a campare. Piuttosto che ribellarci accettiamo supinamente qualche muddrica che ogni tanto cade dalle loro imbandite tavole. Altrimenti non si spiega questa situazione, dove in tanti non lavorano e nessuno si lamenta.

Mi chiedo: ma queste 14.000 persone chi sono (una cinquantina li conosco)? Che fanno tutto il giorno? Come pensano di risolvere la loro situazione?

Perché a sentire la politica il problema non lo può affrontare il sindaco, non lo può affrontare la Regione, non lo può affrontare lo stato che non c’è mai riuscito prima, e non vedo perché dovrebbe riuscirci adesso.

Dunque, qual è la via d’uscita da questa drammatica e poco esposta situazione?

Io non ho ricette se non quella di iniziare a dare calci in culo (elettoralmente parlando) a tutti questi mangioni politici che ci hanno arridutti così. Come primo e fondamentale passaggio, questo va bene.
E poi, non ci resta altro da fare che sperare, se non troviamo una soluzione migliore, che tutti i nostri nonni, genitori, e sostenitori vari, possano campare 326 anni.

Dopo vediamo.

GdD