Cosenza, incidente sul lavoro: operaio muore dopo 4 mesi di agonia

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All’anagrafe era registrato come Raffaele Tenuta, ma tutti lo chiamavano semplicemente Maurizio, e aveva 53 anni. E’ morto ieri sera nel reparto di Rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza dopo un’agonia di quasi quattro mesi per un incidente sul lavoro sul quale erano trapelate all’epoca poche e frammentarie notizie. Lascia la moglie ed una figlia di 12 anni. 

Era il 7 aprile scorso quando i carabinieri della Compagnia di Cosenza avevano annunciato ai media l’apertura di un’inchiesta sul caso di un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere di Cosenza. Si era saputo soltanto che l’azienda in questione trattava materiale edile e che l’operaio versava in gravi condizioni, tali da renderne necessario il ricovero nel reparto di Rianimazione dell’Annunziata.

Ad andare dai carabinieri per denunciare l’accaduto era stata la moglie di Raffaele “Maurizio” Tenuta ma la sua versione dei fatti non era stata del tutto convincente. La donna infatti aveva dichiarato che il marito era caduto accidentalmente da un albero ma era del tutto evidente che cercava solo di proteggere il congiunto. Poi, dopo qualche giorno, probabilmente dopo aver verificato che le condizioni del marito non miglioravano, la donna si è ripresentata dai carabinieri, affermando che Raffaele Tenuta era caduto da un mezzo pesante nel cantiere nel quale stava lavorando, quasi certamente in nero. 

Anche la procura della Repubblica-porto delle nebbie aveva aperto un fascicolo. Ma adesso, dopo la morte dell’operaio, la situazione cambia e non poco e la prima operazione da fare è cercare di capire qual è il cantiere e da chi è gestito. Non c’è dubbio, infatti, che siamo davanti ad uno dei tanti cantieri “illegali” della nostra città nei quali decine e decine di operai rischiano la vita ogni giorno.

Dalle informazioni che siamo riusciti a raccogliere in queste ore, sembra che il cantiere fosse ubicato nella zona delle “Cannuzze”, dove c’è il parcheggio dell’elisoccorso dell’ospedale. E sarebbe di proprietà di un certo Tonino Chiappetta, imprenditore edile, che lavora su diversi cantieri in quella zona: uno si trova vicino al supermercato Carrefour, l’altro al planetario. Non è ancora chiaro dove sia avvenuta la tragedia ma i carabinieri dovrebbero avere un quadro più preciso della situazione. E la procura-porto delle nebbie, per quanto inefficace sia e per quanto copra sempre i potenti, dovrà procedere all’autopsia sul corpo dello sfortunato operaio dopo che la salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Fatto sta che un padre di famiglia che cercava con grandi sacrifici di mandare avanti una famiglia è morto dopo quasi quattro mesi di agonia e probabilmente questo cantiere va ancora avanti nell’indifferenza generale e con indagini, come al solito farlocche, che non hanno prodotto nessun risultato. Ma adesso c’è un operaio morto che merita rispetto e il rischio concreto che altri, come lui, possano fare la stessa fine. Così vanno le cose in questa città dove la corruzione e il malaffare dilagano senza ostacoli e la procura pensa alla… droga!