Cosenza, inquinamento del fiume Oliva: tutti assolti in (perfetto) stile porto delle nebbie

Advertising

La Corte di assise di Cosenza ha assolto Cesare Coccimiglio, l’imprenditore di Amantea, imputato nel processo per disastro ambientale nella valle del fiume Oliva. Coccimiglio era stato accusato di disastro ambientale doloso e di avvelenamento delle acque e per questo il pm aveva chiesto una condanna di 16 anni e 6 mesi di reclusione. Assolti anche gli altri 4 coimputati proprietari dei terreni avvelenati: Vincenzo Launi, Giuseppina Marinaro, Antonio Sicoli e Arcangelo Guzzo. Non hanno commesso il fatto.

La vicenda ha avuto origine dal ritrovamento di una serie di rifiuti tossici e nocivi lungo la foce del fiume Oliva, nei territori compresi tra Amantea, Aiello Calabro e Serra d’Aiello. La Procura della Repubblica di Paola aveva contestato all’uomo di aver realizzato una enorme discarica con accumulo di decine di migliaia di metri cubi di fanghi contaminati con metalli persanti ed altri inquinanti, tossici, nocivi e cancerogeni, e di avere avvelenato le acque del Fiume Oliva, destinate al consumo umano.

Nel giudizio si erano costituiti come parti civili numerosi enti, quali i Comuni della zona interessata, le organizzazioni ambientaliste e sindacali, ed il Comitato Civico “Natale De Grazia” di Amantea.

In pochi si meravigliano ormai di certe sentenze del Tribunale di Cosenza, alias porto delle nebbie, dove i legami massonici proliferano e prosperano. Non a caso, in sede dibattimentale, l’avvocato Nicola Carratelli (notoriamente vicino alle potentissime sfere massoniche cosentine, quelle che fanno affari non quelle regolari) avrebbe dimostrato come l’accumulo del materiale inquinante non sarebbe da ricondurre all’attività dell’imprenditore.