Cosenza, la città dice no alla metropappa

Una bella protesta di popolo: collettiva, colorata e corale. Il corteo e la raccolta di firme contro la metropappa è stata una significativa prova di forza dell’altra città, quella che si oppone alle bugie e agli affari del sistema di potere. Una protesta dalle mille sfaccettature, rappresentata dalle anime del Comitato No Metro, dai movimenti, dalle associazioni, dai rappresentanti del Movimento Cinquestelle che non hanno fatto mancare la loro presenza, ma soprattutto dai semplici cittadini che non hanno a che fare con la politica ma che non ne possono più dei disagi e delle contraddizioni di una grande opera che serve solo ai potenti. Compresi i tanti commercianti che stanno registrando gravissime perdite economiche.

I numeri poi sono importanti: senza voler entrare nel vortice delle stime, il serpentone che si è snodato da “I Due Fiumi” verso via Arabia è stato animato da almeno un migliaio di persone, che sono passate nel centro della città con un atteggiamento disincantato ma consapevole. I ragazzi del Comitato Prendocasa, di Rifondazione e Potere al popolo, quelli meno giovani dell’Usb, di Ciroma e di Cosenza in Comune sono stati costantemente in prima linea e si sono organizzati per la raccolta delle firme, scandendo i tempi della manifestazione. Tra gli attivisti del Movimento Cinquestelle sono spuntati, com’era logico prevedere, sia il senatore Morra che la deputata Anna Laura Orrico ma lo hanno fatto in sordina, senza calamitare attenzioni. Ad un certo punto si era sparsa la voce che potesse arrivare anche il sindaco cazzaro ma per fortuna si era trattato solo di un falso allarme. Su via Arabia qualche breve intervento al microfono e la raccolta delle firme, che ha “conquistato” al volo anche tanti cosentini che non hanno partecipato al corteo ma erano evidentemente solidali con la protesta.

L’altra città in sostanza si è materializzata, è uscita fuori allo scoperto abbandonando tastiere e smartphone e dando voce all’indignazione popolare. Per due ore ci si è riappropriati di una città sfregiata e sfigurata che non è quella che vogliamo. Il messaggio è arrivato forte e chiaro e siamo ancora all’inizio.