Cosenza, la deriva della “giustizia”: Spagnuolo, notifiche non ne prendiamo più

Mario Spagnuolo
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Da più di una settimana ormai gli scagnozzi vestiti da poliziotti e carabinieri del procuratore della Repubblica di Cosenza, tale Mario Spagnuolo, stanno bussando continuamente alla mia porta, sia in ufficio sia a casa. Vorrebbero che io ricevessi e firmassi le notifiche delle denunce che mi mandano i corrotti della città e della regione in combutta con i sostituti di questo magistrato discutibile (per usare un eufemismo) del quale raccontiamo le “gesta” da mesi e mesi.

Per un certo periodo ho fatto il loro gioco e ho sempre firmato, ma adesso, vista l’aria che tira (condanne a tavoletta e sempre dagli stessi giudici: De Vuono e Di Dedda), le notifiche non me le prendo più. Tanto il gioco della procura di Cosenza lo hanno capito anche i bambini: il magistrato di cui sopra deve arrivare, nel più breve tempo possibile, a farmi accumulare il più alto numero di condanne possibile, in maniera tale da arrestarmi e neutralizzare il sito Iacchite’ che così tanto gli dà fastidio.

E allora, caro magistrato dei miei stivali (sempre per usare un eufemismo), evita di mandarmi poliziotti, carabinieri e compagnia cantante e procedi nel tuo piano. Ti rendi conto che condannare le persone in contumacia è un’offesa alla giustizia? Ti rendi conto che continuare a gestire in questo modo la giustizia nella città di Cosenza ti ha fatto diventare una barzelletta passeggiante? Ti rendi conto che nessun cosentino ha più fiducia in te e nella banda di inetti sostituti che ti porti dietro?

Se tu avessi un minimo di amor proprio, accetteresti un faccia a faccia con me per discutere di queste vicende ma ti nascondi dietro poliziotti e carabinieri e continui a dimostrare quello che sei. Io non voglio sfidarti perché c’è poco da sfidare ad uno che ha scritto la storia di Cosenza insieme a Franco Pino e a tutta la fezzamaglia di pentiti usati per evitare che la DDA di Catanzaro scoperchiasse il tuo pentolone di corruzione e malaffare. Voglio solo farti toccare con mano a che punto sei arrivato.

Ti credi più furbo di me e sei sicuro che il tuo piano vada in porto? Bene, fallo, ma non aspettarti che io ti dia una mano. E stai tranquillo che fino a quando mi lascerai libero, ti spiattellerò in faccia sempre e comunque la verità. Quella che tu vuoi tenere nascosta, costi quel che costi. Ma – sempre se ti è rimasto un briciolo di dignità – vieni a farmele tu le notifiche oppure dammi un cenno per venire a conferire con te nel tuo “regno”. Ti informo che, almeno per ora, siamo ancora in democrazia e un procuratore, che è un servitore dello stato, dovrebbe trattare allo stesso modo tutti i cittadini. O no? 

Gabriele Carchidi