Cosenza, la deriva della massoneria: da Loizzo a Morrone e Sammarco

Franco Sammarco versione "007"

E’ da tempo ormai che si è riaperto il tormentone della massoneria deviata affiliata alle logiche di potere della ‘ndrangheta. Una verità storica che tutti conosciamo ma che nessun giudice ha mai voluto mettere nero su bianco.

E non è un mistero che Cosenza sia una delle capitali riconosciute della massoneria. Da quando l’istituzione, come la chiamano i fratelli, era una cosa seria, con artigiani e muratori che lottavano per i diritti dei lavoratori e per il bene comune. O quando comunque c’erano uomini di specchiata onestà come Pasquale Rossi.

Ettore Loizzo
Ettore Loizzo

Non c’è dubbio che il numero uno della massoneria calabrese dell’era moderna sia stato Ettore Loizzo e non solo perché dopo la scissione nel 1993 è stato nominato reggente ma anche perché il suo nome figura addirittura nell’elenco della famigerata Cosa Nuova ovvero la sintesi dell’incontro della mafia con la ‘ndrangheta. E anche in questo caso non è un mistero che Loizzo sia stato il referente della massoneria con la ‘ndrangheta ai tempi del rapimento di Paul Getty per conto del PCI, di cui era dirigente a Cosenza.

Nel 1992, all’epoca dell’inchiesta della procura di Palmi sulla massoneria deviata, nel suo studio i carabinieri hanno trovato carte e documenti relativi al processo su mafia, droga e politica da cui è scaturita la famosa maxi-inchiesta sulla massoneria deviata. In che maniera, con quale interesse e per farne quale uso Loizzo era entrato in possesso di quelle carte? Sono interrogativi che i magistrati non hanno mai chiarito. E nell’ inchiesta sulle cosche di Rosarno era coinvolto anche Licio Gelli. E in Calabria c’ era qualche massone che si era adoperato per far riammettere l’ ex capo della P2 nella massoneria. Una “trattativa” che si sarebbe conclusa nel 1991 con un accordo mai trovato dai magistrati di Palmi.

Ernesto d'Ippolito
Ernesto d’Ippolito

E visto che parliamo di Gelli, ricordiamo doverosamente che il suo difensore in questo processo massonico era un altro massone cosentino, l’avvocato penalista Ernesto d’Ippolito, recentemente scomparso.

33° grado del RSAA di Palazzo Giustiniani, Presidente Emerito degli Ordini Forensi della Calabria e (dal 2003) Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani (GOI). Nominato nel 1998 Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana, Ernesto D’Ippolito è stato anche segretario regionale del Partito Liberale e per 18 anni consigliere comunale di Palazzo dei Bruzi.

Loizzo e D’Ippolito, certo, hanno una storia massonica che spicca nel panorama nazionale ma non sono certo i soli a rappresentare Cosenza, che è sempre rimasta città a grande vocazione massonica. Nel Grande Oriente d’Italia militava anche Tanino De Rose, alfiere del PSI cosentino e addirittura vicesindaco della città dal 1970 al 1975.

Massoni democristiani ce n’erano tanti ma restavano furbescamente al coperto.

Costantino Belluscio
Costantino Belluscio

Tra i personaggi della vecchia guardia, poi, è impossibile non citare Costantino Belluscio (socialista, segretario generale del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, tre legislature da parlamentare, per chiudere la sua lunga carriera da sindaco del suo Comune, Altomonte) e Paolo Bruno (socialdemocratico, Sottosegretario al Tesoro prima e alla Sanità poi), entrambi con la macchia nera d’esser parte di quella loggia nominata Propaganda 2, maestro venerabile Licio Gelli.

Paolo Bruno
Paolo Bruno

Aniello Di Nitto è stato per lunghi anni direttore generale della Motorizzazione civile di Cosenza ma anche assessore ai Lavori Pubblici della Regione.

Quanto al resto, Ettore Loizzo nel suo libro-intervista Confessioni di un Gran Maestro, è decisamente sibillino su Giuseppe Carratelli e Sandro Principe, dicendo e non dicendo e lasciando intendere ma non dando nessun tipo di conferma ai “si dice”.

Di altri invece parla con sicurezza. Sergio Scarpino, Leopoldo Chieffallo, Sergio Stancato, Giuseppe Torchia, tutti ex assessori regionali.

E poi Ennio Morrone, che era già consigliere regionale nel 2001 quando uscì il libro di Ettore Loizzo e che sarebbe stato anche deputato ed Enzo Trimboli, vecchio comunista al quale evidentemente è andata meglio di Loizzo, nel senso che non ha mai occupato grandi incarichi se non quello di assessore a Palazzo dei Bruzi.

Ennio Morrone
Ennio Morrone

Morrone, quando viene stuzzicato sulla sua appartenenza alla massoneria, glissa sempre e cambia discorso ma in realtà, viste le dichiarazioni del suo Gran Maestro, c’è davvero poco da dubitare su questa sua appartenenza che altri non nascondono a differenza sua.

Franco Sammarco
Franco Sammarco

Pochissimi dubbi infine sull’appartenenza alla massoneria dell’avvocato Franco Sammarco (Masson), difensore di Loizzo negli anni caldi dell’inchiesta di Cordova ed attualmente in sonno per divergenze “politiche”. Normali per uno come lui, che riesce ad essere insieme comunista e massone. Come tanti altri, per carità…

E così si completa la deriva della massoneria cosentina. Dalla gloria dei muratori di Tessano e di Pasquale Rossi agli “affari” di tutti gli altri.