Cosenza, la deriva di Piazzetta Toscano

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Come abbiamo anticipato ieri sera, i carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali hanno sequestrato Piazzetta Toscano.

LE MOTIVAZIONI

“Il sito – si legge un una nota – risulta evidentemente sottoposto, già da diverso tempo, a un profondo degrado, con rifiuti di vario genere e di erbe infestanti che hanno invaso le strutture murarie”. Inoltre, i militari hanno constatato che “l’accesso all’area era libero costituendo così un grave pericolo per l’incolumità pubblica, specialmente per i forti dislivelli del sito e delle sue emergenze, ma anche per la particolare realizzazione della struttura in acciaio che la copre che, in alcuni punti, presenta delle sporgenze “temibili”.

“La presenza della vegetazione e l’incuria – aggiunge la nota – hanno causato, in modo irreversibile, il danneggiamento di alcune emergenze archeologiche, compromettendone per le altre lo stato di conservazione.

Alla luce di tutto ciò, in piena sintonia e sotto la direzione ed il coordinamento del Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, l’area archeologica è stata sequestrata ed una persona è stata denunciata per danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale”.

LA STORIA

L’area di Piazzetta Toscano, lasciata in gran parte libera dopo il crollo di un palazzo avvenuto a causa di un bombardamento del 1943 era piuttosto estesa.

Alla fine degli anni ’90, a seguito di un intervento di recupero e riqualificazione voluto dal Comune di Cosenza è stato effettuato uno scavo archeologico a causa delle numerose presenze di muri antichi a vista nell’area.

Lo scavo è avvenuto in condizioni di emergenza e di opposizione da parte dell’Amministrazione Comunale e, comunque, dopo un primo intervento di sbancamento, effettuato dai mezzi meccanici della suddetta Amministrazione, che ne ha parzialmente compromesso la stratigrafia.

scaviQuello che sembra emergere è che, oltre alle strutture medioevali e post-medioevali sovrapposte che si vedono nella fotografia dello scavo totale, la maggior parte delle strutture antiche portate alla luce sia pertinente ad una importante “domus” (casa romana) articolata in diversi ambienti, alcuni dei quali di rappresentanza e quindi mosaicati, ed altri utilizzati come vani di servizio, alcuni dei quali adibiti, con ogni evidenza, alla conservazione delle derrate alimentari depositate in grossi recipienti.

L’impianto della “domus”, o almeno dei suoi pavimenti, sembra essere databile intorno alla fine del I secolo a.C.. Le strutture di questa lussuosa casa romana sono sovrapposte a quelle delle abitazioni bruzie precedenti, del IV sec. a.C.

panoTutte queste strutture sono state coperte da una imbarazzante costruzione che si è ritenuto di voler sovrapporre alle antiche rovine L’intenzione manifestata dall’Ente attuatore era, ovviamente, quella di preservarle, ma il risultato è, invece, incontrovertibile: una colata di cemento, ferro e vetro sull’intera area con inevitabili, e irreversibili, inserzioni di cemento armato e di putrelle nei muri antichi.

L’astrusa costruzione è stata realizzata, come si vede, senza rispettare, come del resto quelle del Castello, la regola della reversibilità di ogni intervento compiuto su un monumento antico e questa, con un’evidenza palmare, non rispetta questo elementare principio.

La costruzione, come è evidente, impedisce non solo la visione d’insieme del monumento, ma anche, a causa della prevedibile opacizzazione dei cristalli adoperati, la possibilità di apprezzare i dettagli degli ambienti antichi portati alla luce dallo scavo archeologico.

opacoLo scavo nel corso degli anni è diventato un ricettacolo di immondizia, tane per topi, ricovero per cani e gatti, e inevitabilmente vi cresce, alta, l’erba e i vetri sono costantemente in pezzi. È evidente a chicchessia che questa impropria superfetazione in stile “decostruttivista” impedisce la visione d’insieme del monumento antico e la sua manutenzione e andrebbe rimossa la più presto. Questo non è che un altro esempio della visione “estetistica” della città: un importante monumento antico che è diventato, addirittura, un’emergenza igienico-sanitaria permanente.

erbacciaAltro che Amministrazione comunale dedita alla cura dei propri monumenti, alla tutela dei beni della cultura, altro che città della bellezza.

Alberto Frisone