Cosenza: la diocesi, il cambio della guardia e i preti gay

Monsignor Gianfranco Todisco, vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, ha chiesto a Papa Francesco di ritornare in “terra di missione”. Il vescovo rinunciante è molto conosciuto nella nostra città. Parroco a Montalto Uffugo e Consigliere Generale della Congregazione dei Pii Operai Catechisti Rurali-Missionari Ardorini è stato sul punto di diventare arcivescovo di Cosenza-Bisignano prima che arrivasse l’altro missionario (ma solo di nome) Francesco Nolè.

Anche se poco sarebbe cambiato, visto, per esempio che in curia vince i lavori solo la ditta amica, il cui titolare è parente del nuovo cancelliere arcivescovile e anche se venisse il Papa vincerebbe lo stesso…

Forse però sarebbe stato meglio per tutta un’altra serie di circostanze, visto che in diocesi molti, per non dire tutti, si aspettano un veloce cambio della guardia perché a questo Nolé proprio non lo sopporta nessuno. Quanto alla sostituzione di monsignor Todisco, negli ambienti della chiesa cosentina girano tre nomi: Citrigno, Traulo ed Enzo Gabrieli.

Intanto, gira voce che molti preti siano molto intimoriti dagli articoli “ecclesiastici” di Iacchite’, in quanto abili omosessuali, spregiudicati nel cercare il frutto dell’amore che a loro più piace.

Recentemente Papa Francesco ha rispolverato il documento pubblicato dalla congregazione per il Clero che aggiorna norme usi e costumi per l’accesso ai seminari dei futuri sacerdoti: “Il Dono della vocazione presbiterale – Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis”.

Al punto 199 si legge infatti che “in relazione alle persone con tendenze omosessuali che si accostano ai seminari, o che scoprono nel corso della formazione tale situazione, in coerenza con il proprio magistero, la chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti – prosegue il documento della congregazione per il Clero – in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne”. E, ancora, “non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate”.

A Cosenza ci sono alcuni preti, in particolare della città, che continuano ad andare in cerca di bei ragazzi, specie di colore, per dare sfogo alle loro “sacre” passioni. L’ex arcivescovo Nunnari, di cui si sente addirittura nostalgia (pensate come sono messi questi poveri uomini di chiesa), aveva rimosso e inviato in centri di cura diversi preti con presunti disturbi morali e complicata identità sessuale evitando più volte di far esplodere casi clamorosi.

Ricordiamo don Roberto Ruffolo, indagato apertamente lo scorso anno, prosciolto grazie al “solito” pm Tridico (l’insabbiatore dei casi dei potenti e il persecutore dei deboli), coinvolto tante volte in episodi di aperta omosessualità e adesso, pensate un po’, direttore all’ufficio matrimoni (che fantasia che hanno questi della curia!!!).

Ma anche don Tropea, spedito a Lorica dopo essere stato cacciato dal suo ruolo nel carcere di Cosenza (dove già aveva praticato don Ruffolo…), forse proprio per problemi di omosessualità. E, dulcis in fundo, i tanti preti attivi sui social (facebook, badoo, lovvo …eccetera) come don Serra, che pare sia molto conosciuto nelle varie chat gay.