Cosenza: la farsa della città della fiducia e la Rai venduta al potere (di Pasquale Rossi)

di Pasquale Rossi

La città della fiducia di stampo occhiutiano è la città nella quale decide il sindaco per tutti e per qualunque cosa, anche se, alla prima occasione, è prontissimo a scaricare, vigliaccamente, la responsabilità di tutti gli atti amministrativi illegali o sbagliati sui dirigenti e sui funzionari del Comune.

La città della fiducia è quella che, guidata dall’ex presidente dell’ordine degli architetti ed urbanisti della Provincia di Cosenza per alcuni lustri, si fa bocciare, per palesi errori tecnici, il Piano Strutturale Comunale, l’indispensabile strumento urbanistico di ogni città, anche quelle ormai sfiduciate. Aspettiamo, fiduciosi, che scarichi la responsabilità della bocciatura sui dirigenti o, al più, sul povero assessore di turno.

La città della fiducia è quella nella quale si istituisce una irragionevole e cervellotica area ZTL, fra le brutte palazzine della speculazione edilizia, per beccare in fallo migliaia di cittadini, per elevare migliaia di multe che andranno a rimpinguare le esangui casse del Comune.

La città della fiducia occhiutiana è quella nella quale, per riempire di auto il parcheggio buco-nero della piazza della ‘ndrangheta, prima si appronta un tristissimo mercatino di Natale, poi si impianta, con tutta probabilità in maniera illegale, un fast-food al posto di un tanto decantato museo di non-si-sa-cosa e, infine, si costruisce un malinconico presepio.

La città della fiducia è quella nella quale – grazie al progetto BoCs Art, noto soprattutto per lo scannamento di un maiale nel corso di una “performance” artistica, oltre che per le solite irregolarità amministrative- Occhiuto ha riempito il Convento di San Domenico di “opere d’arte” contemporanee prodotte dagli “artisti” che hanno partecipato alle sedicenti “Residenze”.Non è mancata, ci mancherebbe altro, la fiducia del caporedattore Rai della Calabria, tale Luca Ponzi da Torino, che, da frequentatore assiduo degli apericena occhiutiani, non ha esitato a mandare, addirittura, in diretta l’inaugurazione di tale straordinario museo. I fiduciosi cittadini della città della fiducia possono sapere quanto è costato il progetto di ristrutturazione di San Domenico e con quali soldi è stato finanziato? I sempre fiduciosi cosentini possono sapere quanto è costato, finora, questo mirabolante e famosissimo (solo per la pagina a pagamento del Corriere della Sera) progetto Bocs Art e chi lo ha finanziato?

La città, nella quale i cittadini avuto molta fiducia nel sindaco, è ridotta, voglio ricordarlo, così:
1) Il Castello ridotto a lounge-bar con tanto di infissi di alluminio anodizzato, munito di una inutile ed incongrua “voliera” e di un ascensore-missile che conduce ad una terrazza panoramica costruita al posto del tetto in tegole preesistente.
2) La maggior parte del Centro storico è semidistrutta per abbandono ed incuria e forzosamente ripopolata in maniera inadatta.
3) Alcuni palazzi seicenteschi del Centro storico sono stati incomprensibilmente e illegalmente demoliti dall’Amministrazione comunale tanto che la Soprintendenza ha dovuto diffidare il sindaco dal continuare, come aveva minacciato, a demolirne altri. 4) L’area archeologica di Piazzetta Toscano, di proprietà comunale, è devastata, sommersa dai rifiuti e sequestrata dalla Procura della Repubblica.
5) Il paesaggio fluviale è stato irrimediabilmente sconciato dall’enorme e costosissimo Ponte dei Vavusi che collegherà il nulla con il nulla. Il suddetto ponte è talmente fuori scala che il costruendo Planetario è, al suo cospetto, ridicolmente piccolo.
6) Si attende con terrore la costruzione, degna della fantasia malata del barone di Münchhausen, della ridicola ovovia che (copiando maldestramente quella di Grenoble) collegherebbe la sponda del fiume, a valle, con l’ormai “estetistico” Castello, in alto. 7) Si attende, con sgomento, la costruzione dell’orribile manufatto che dovrebbe contenere il Museo del Nulla-Alarico, dato per certo che non vi è la più piccola traccia né del barbaro invasore, né, tantomeno, del presunto tesoro che sarebbe stato seppellito con lui.

8) Il cartellone della stagione del teatro di tradizione Rendano è stato affidato, prima, alla ex velina Isabel Russinova e poi, addirittura, appaltato ad privato, ad un impresario cinematografico, Pino Citrigno, che l’ha riempito di spettacoli nazionalpopolari per fare cassa.

9) La Biblioteca civica è stata lasciata andare alla deriva, al fallimento proprio da chi, negli ultimi anni, è stato sia sindaco del Comune di Cosenza, sia Presidente della Provincia, gli unici finanziatori della biblioteca.

10) Le piazze e gli slarghi della città sono state ridisegnati assecondando e amplificando il tipico gusto “estetistico” che tanto piace alle masse cittadine di “depilados”. Se Perón arringava le folle plebee di descamisados (letteralmente scamiciati), Occhiuto si avvale di masse di depilados (letteralmente depilati, donne e uomini) che costituiscono un blocco sociale, culturale ed ideologico altrettanto vasto, impressionabile ed ugualmente emotivo. Una massa disponibile a qualsivoglia avventura politica ed elettorale.

11) Il nuovo, disarmonico, disegno di Piazza Fera (si chiama ancora così a seguito di una sentenza del Tar) consiste in una lastra di cemento sollevata su due lembi, nord-est e sud-ovest, che sembrano mimare le mascelle spalancate di due balene che, spiaggiate, boccheggiano per l’ultima volta. Si vuole ricordare, a beneficio dei glorificatori del sindaco architetto, che un’opera, per esser ritenuta bella e armonica, dovrebbe rispondere a canoni architettonici e stilistici consolidatisi nei decenni e queste due cetacei spiaggiati non hanno alcun riscontro con le architetture contemporanee.12) La viabilità è stata piegata all’esigenza di riempire il buco nero-parcheggio-balene spiaggiate di Piazza Fera che, nonostante i 16 milioni di euro spesi, era ed è costantemente, e prevedibilmente, semideserto.

13) La Zona a Traffico Limitato è stata istituita, in tutto il mondo occidentale, per preservare i Centri storici dai danni provocati dai veicoli a motore alle strade ed agli edifici antichi. Che senso ha istituire la ZTL, a Cosenza, nelle strade della speculazione edilizia del secondo dopoguerra? Si deve preservare l’integrità e la bellezza architettonica delle palazzine degli anni ’50, ’60 e ’70, mentre il Centro storico va in pezzi?

14) Le manifestazioni pubbliche hanno assunto, da 7 anni a questa parte, un carattere volgare e lazzaronesco: l’antichissima Fiera di San Giuseppe che si tiene su un anonimo stradone invece che nel Centro storico nel quale si era sempre svolta; la Sagra del Cioccolato che si svolge in una città che non è produttrice di cioccolato invece di promuovere, se proprio si rendeva necessario fare una sagra, la Sagra del Capicollo o dei Fichi; il lungofiume boulevard che ha imperversato, per diverse estati, con i suoi lezzi da fiera di strapaese e la musica da discoteca di periferia; i concerti all’aperto sono concepiti come bagni di folla del sindaco, come quello di Capodanno scorso che ci è costato 100.000 euro per far esibire un giovanotto spagnolo, autore di due soli tormentoni estivi trash.

Il sindaco della città della fiducia chiude al traffico, compulsivamente, strade che –dopo averle ribattezzate con il nome di un prete, di un monaco o di un suo amico- tramuta, immantinentemente, in una piazza, uno slargo, una piazzetta, uno spiazzo, una platea, un piazzale, un cortile, un pianerottolo. Il tessuto urbano cittadino si è riempito, in questi ultimi sette anni, di molti di questi luoghi grigi, cementificati, lunari, desolati e senza un solo albero.

Il cemento usato come panacea di tutti i mali urbani, le colate di cemento per scacciare le auto (la dilatazione di Piazza Loreto), il cemento per la gioia dei bambini (Via Roma), cemento per far parcheggiare le auto in centro (Piazza Fera), cemento per celebrare “il rito dello stare insieme” (tutti gli altri slarghi), cemento e ferro per collegare il nulla con il nulla (Ponte dei Vavusi), colate di cemento e piastrelle persino per ristrutturare i monumenti (Castello Svevo e San Domenico).

Il sindaco della fiducia è colui il quale, dopo aver capeggiato il no alla metro, ora è favorevole in cambio del Museo del nulla-Alarico e la ridicola ovovia, più qualche altra cosa non detta.
Il sindaco della fiducia ha disegnato una città surreale, grigia come il cemento, desolatamente priva di colori e di alberi che, se sospettassimo nell’artefice una pur vaga traccia di anelito culturale, potremmo definire quasi metafisica, post-dechirichiana. Il sindaco della fiducia ha, ormai, trasformato Cosenza in una città del tutto consona alla percezione estetico-morale di chi, come lui, vuole usarla per festeggiare, per riunire a corte, di volta in volta, nani, ballerine e ballerini, un po’ di attempato vippume di provincia, un giovane e inconcludente popolo della notte, un debosciato e squattrinato popolo da apericena, ma anche un vero e proprio popolo, popolo di “depilados” che ha ispirato, che condivide e che supporta, socialmente e politicamente, questa visione “estetistica” della città. Credo che sia venuto il momento di non accordargli più alcuna fiducia in futuro, soprattutto se, come è possibile, si candiderà alla Regione. Già me lo immagino, presidente della giunta regionale: finanzierebbe, dopo averlo ridisegnato, il Ponte dello Stretto, darebbe il via libera alla costruzione dell’Istmo navigabile fra Ionio e Tirreno.

Disseminerebbe il territorio regionale di piazze e piazzette di cemento, ne costruirebbe anche vicino ai Giganti della Sila per permettervi lo svolgimento di oceanici concerti e maleodoranti fiere. Promuoverebbe l’apertura di centinaia di migliaia di localini su ogni tratto degli 800 km di costa calabrese per celebrare “il rito dello stare insieme” a cazzeggiare amabilmente. Colerebbe tonnellate di cemento su ogni sito archeologico ed ogni Castello o palazzo antico per usarli come lounge bar o discoteche alla moda.

Demolirebbe tutti gli edifici che hanno più di 60 anni ed edificherebbe musei a tutti gli invasori della Calabria, da Alarico ad Uluç Alì Pascià (Uccialì), fino a Turghud Alì (Dragut). Riempirebbe di luminarie tamarrissime tutta la regione fino a che, nelle immagini notturne dei satelliti, la Calabria risulterebbe più illuminata della Lombardia o della regione di Parigi, l’Île-de-France. Farebbe una ovovia in ogni città: da Catanzaro Marina a Catanzaro Centro, da Vibo Marina a Vibo Valentia, da Crotone a San Giovanni in Fiore, da Reggio Calabria al Santuario di Polsi, da Castrovillari a Mormanno.
Diamogli fiducia e, vedrete, farà della Calabria una regione pienamente “estetistica”