Cosenza nel pallone: la prima volta in Serie B e il tifo al “Militare”

COSENZA NEL PALLONE, viaggio nel calcio dei quartieri: GLI EVENTI 

Dopo una lotta serrata e avvincente il nostro Cosenza è stato promosso in Serie B. Dopo 32 anni di lotte e sacrifici, dopo 32 anni di attesa e di speranza, dopo 32 anni di indefesso lavoro, finalmente il Cosenza entra a far parte dei cadetti del calcio italiano. E quando la folla entusiasta, prima di lasciare il campo, ha voluto tributare agli artefici di questo primo successo un caloroso applauso al grido di Forza Cosenza e mentre quel pugno di uomini, stretti al loro capitano, esultanti, schierati al centro del campo, ringraziavano commossi, la mia fantasia vagava molto lontano e ritornava al glorioso passato. Innanzi ai miei occhi passavano tutti gli atleti che si erano alternati in difesa dei nostri colori. Vedevo i vari Forotti, Perazzi, Masi, Svageli, Massimilla eccetera, che, plaudenti anch’essi, godevano di questa bella affermazione… Quando le ultime note dell’ormai fatidica Zazà si sparsero nell’aria, una marea di gente si riversò nel rettangolo di gioco, si strinse intorno ai suoi pupilli e issato sulle spalle il “vecio” Vignolini, lo portò trionfalmente per il campo. Con nelle mani un mazzo di garofani, il buon “Vigna” sorrideva…“.

L’avvocato Luigi Cribari ricordava così sul “Corriere del Sud” l’apoteosi di Cosenza sportiva, il 21 aprile 1946, per la conquista della Serie B alla fine della gara con la Reggina.

IL “CITTA’ DI COSENZA” BARACCOPOLIEppure l’avvio della stagione, all’indomani della fine della guerra, non era stato certo incoraggiante. Lo stadio “Città di Cosenza” è diventato giocoforza una baraccopoli per i senzatetto e la società è costretta a utilizzare per le partite in casa il vecchio campo “Militare” di via Roma, una soluzione insoddisfacente che sembrava dovesse risolversi all’inizio del 1946. E’ allora che un gruppo di amici e tifosi decidono di “avviarsi alla ventura” come scrive Giuseppe Carci, che oltre a rivestire il ruolo di eminenza grigia del calcio cosentino, si diletta anche nella veste di giornalista. Ormai da più anni è il corrispondente dalla città dei Bruzi del Corriere dello Sport, il quotidiano di gran lunga più letto a Cosenza e provincia.

Squadre di tifosi, in effetti, lavorano senza soluzione di continuità per liberare il terreno di gioco. Carci aggiungerà che “il sindaco Vaccaro ha capito, da persona intelligente, il sacrificio fatto e ha promesso formalmente che ridarà il campo al Cosenza”. Ma, nonostante l’impegno, il “Città di Cosenza” non riaprirà i battenti e la squadra giocherà per tutto il campionato al vecchio “Militare”. Tra l’altro, il sindaco Vaccaro, dopo le elezioni del 1946, cede il posto all’avvocato Quintieri, al quale toccherà riformulare la promessa in concomitanza con la promozione in Serie B.Giuseppe Carci ed Ernesto Corigliano, nonostante l’incertezza sulla disponibilità del campo e le difficoltà societarie, prendono in mano le redini della situazione. Si fanno aiutare da Massimo Cavalcanti, ormai dirigente di spicco del Coni, e convincono il giovane Mario Morelli ad accettare, pur senza nessuna esperienza, la presidenza assicurandogli pieno sostegno. Con loro ci sono Carlo Leonetti e Ferdinando Ugenti. Nasce così l’Associazione Sportiva Cosenza. Intanto, Ciccio Delmorgine, Giuseppe Gualtieri e Ubaldo Leonetti ovvero i migliori calciatori cosentini degli anni Trenta-Quaranta. preoccupati per la loro carriera, lasciano Cosenza e Renato Vignolini, promosso a pieni voti allenatore-giocatore, ha il grosso problema di sostituirli. Vignolini è a fine carriera ma ha giocato ai massimi livelli con Fiorentina e Genoa, dove ha lasciato un segno importante e anche con il Modena. E’ un terzino fortissimo ed è già un allenatore in campo da tempo.

I COSENTINI: GAGLIARDI, TROMBINO, BIASI E BRUNO

Al posto di Delmorgine il tecnico si inventa un mediano fatto in casa: è Antonio Gagliardi, per tutti semplicemente “papagnella”. Sarà una scommessa vincente. Vignolini segue la stessa strada per gli altri due elementi. Per il ruolo di interno di centrocampo dà fiducia a Domenico Trombino e Pierino Bruno, per quello di ala sinistra a Raffaele Bruno. Tutti e tre sono stati scoperti dall’ungherese Otto Krappan, l’inventore del vivaio cosentino, sul campetto di Santa Teresa alla fine degli anni Trenta, ma a causa della guerra non hanno avuto grandi occasioni per farsi le ossa. Ebbene, anche Trombino e i due Bruno (che non sono parenti) risponderanno in pieno alle attese.Per il resto, Vignolini, che gioca da terzino destro, si mette al fianco un terzino veloce ed esperto come Dedone, si affida in mediana a due bucanieri come l’argentino Pompei e il corsaro Busoni, lancia in prima squadra nel ruolo di ala destra “Topolino” Lischi, livornese, e responsabilizza al massimo il centravanti Capone (che era già stato a Cosenza prima della guerra) e il mezzosinistro Creziato. Tra i pali parte titolare Lombardi ma ben presto si mette in evidenza il portierino cosentino Franco Biasi.

Renato Vignolini

La storia di una società calcistica fa leva inevitabilmente sull’estro dei calciatori e sull’abilità dei dirigenti. Negli annali saranno scritte a caratteri più o meno cubitali le loro imprese ovvero le promozioni nelle categorie superiori. Ognuno di noi è legato a un ricordo particolare, a un calciatore che ha lasciato il segno più di tanti altri, a un presidente che ha avuto la fortuna di essere seduto su quella poltrona nel momento migliore o a un allenatore particolarmente carismatico.

Ma se calciatori, allenatori e dirigenti passano, magari rimanendo nel cuore di un’intera città, non c’è dubbio che i tifosi rimangono ed entrano nella leggenda molto di più rispetto ai protagonisti delle singole annate.

Il limite di chi racconta il calcio nella nostra realtà spesso è quello di non tenere nella giusta considerazione i personaggi più carismatici della tifoseria fermandosi alla cronaca o tutt’al più alla documentazione di una coreografia. E così andremo a scavare nella memoria del tifo autentico, riproponendone le figure più importanti. Nel 1946 il Cosenza conquista per la prima volta la serie B. Quel campionato regalerà a tutti grandi emozioni e il pubblico cosentino sarà protagonista di splendide pagine di tifo.

IL TIFO AL “MILITARE”

Domenico Trombino e Raffaele Bruno

Il 13 gennaio 1946, per l’undicesima giornata del campionato di serie C, il calendario prevede la sfida tra il Cosenza e il Leone Palermo. Al Militare sono in dodicimila gli spettatori che tifano per un successo sui siciliani, al comando della classifica con ben sei punti di vantaggio sui lupi della Sila. E i due punti arriveranno, grazie a un gol di Pompei a quattro minuti dalla fine.

Ci ha colpito profondamente – scrive la stampa dell’epoca – lo spettacolo di folla veramente superbo e che non ha precedenti in materia per Cosenza. Questa folla ha dimostrato che lo sport a Cosenza è risorto in tutta la sua forza e si impone la necessità di avere a disposizione il vecchio campo “Città di Cosenza”, perché quello attuale è insufficiente…“. La questione del campo sarà il tormentone di tutta la stagione. Il sindaco Francesco Vaccaro si trova in mezzo a due fuochi, con il problema ancora più grande delle elezioni alle porte.

Il 3 febbraio nuovo bagno di folla per Cosenza-Messina.

Sul “Corriere del Sud” Kinklas cura una fortunata rubrica dal titolo: “Calcio che passione”, che ci restituisce gustosi spaccati del tifo cosentino: “In città sale la febbre del tifo. Ore 14: tutti occupati i posti di prima, seconda e terza fila. La partita comincerà tra un’ora, ma tutta quella gente per occupare i primi posti forse non ha mangiato. Questo è tifo! Alle 15,05 entrano in campo le squadre, ma nel contempo entra in campo un esercito di portoghesi, dopo aver preso d’assalto i recinti…“.

“Come una volta – scrive ancora Kinklas – ritornano gli scritti sulle vie, con i nomi degli idoli a stampatello tra palloni e teste di lupo: Busoni sei un lupone; Viva ‘a Papagnella’...”. Il Cosenza vincerà ancora una volta nei minuti finali. Questa volta a segnare sarà Capone. In classifica il Leone Palermo è ancora primo a quota 19, il Catanzaro insegue a 17 mentre il Cosenza è terzo a 16 punti.

Il 3 marzo arriva il giorno di Cosenza-Catanzaro. I giallorossi hanno ancora due punti di vantaggio e la partita viene attesa spasmodicamente dai tifosi che, nonostante la pioggia battente, accorrono in undicimila al Militare. E i cronisti si esaltano… “Giove Pluvio ha voluto provare la resistenza fisica e morale dei tifosi, nel Militare già dalla mattinata. Raffiche di vento e di pioggia hanno martorizzato l’enorme folla che imperterrita ha resistito mirabilmente alle intemperie...”.Ma l’aneddoto più gustoso é sicuramente questo. “C’era una bottiglia di elisir corroborante preparata per l’occasione da Massimo Berardelli, che consigliava agli atleti di berne un bicchierino prima della gara… Il primo tempo finisce uno a uno… Vignolini ebbe un vago sospetto e prima di iniziare la ripresa somministrò ai ragazzi un antidoto fornitogli da Mario Vocaturo… Il secondo tempo finirà tre a uno per il Cosenza…“. Per i lupi è arrivata finalmente la svolta. Dietro al Leone Palermo, si verifica il tanto sospirato aggancio al Catanzaro a quota 21, a un solo punto dai siciliani. Considerato che in serie B verranno promosse le prime due classificate, le speranze di successo aumentano sensibilmente. Sarà questo l’incontro determinante per la promozione in serie B. Segna Capone dopo 7 minuti, pareggia Martino e il primo tempo si chiude 1-1. Nella ripresa al 20’ Lischi riporta in vantaggio il Cosenza e Pompei e Capone chiudono il conto. Inutile il gol del 4-2 di Codeluppi su rigore.

Il fenomeno più coinvolgente e pittoresco del tifo al Militare è quello ideato dal barone (o conte, non si è mai capito bene) Giacomo Gigliotti che, insieme a un gruppo di tifosi, intona a squarciagola la celebre “Dove stà Zazà”, simbolo dell’Italia dissolta alla fine della guerra. Quando la squadra riusciva a entusiasmare il pubblico, a cantare la fatidica “Zazà” era tutto lo stadio.

“Zazà” era di fatto l’inno della squadra, visto che il pubblico affluiva allo stadio dietro gli elementi della banda musicale dell’orfanotrofio “Vittorio Emanuele” che eseguiva la canzone per tutto il percorso da Cosenza vecchia fino al Militare, raccogliendo lungo la strada tutti i tifosi.

21-4-1946: L’APOTEOSI

“… Fiori e fotografie per i lupi che entrano in campo con in testa il sindaco Quintieri, quello dello scudocrociato dei diecimila voti, che sembrava dire: “In hoc signo vinces…”. E come vinsero…

“Delirio, terremoto in campo: baci, abbracci e molte effusioni tra persone mai viste e conosciute al fievole, rauco grido di battaglia: “Forza Cosenza”. Capelli che si ammappavano, donnine che saltellano, mille acrobazie da circo equestre: lo sport affratella…”.

I TIFOSI, LE TROMBE E GLI ALBERI

“Abbiamo visto dei tifosi arrampicarsi sugli alberi per far sentire il suono delle loro trombe tolte dagli autotreni: in città sarebbero stati subissati dai fischi, al campo sono stati invidiati e ammirati…”.

“Hanno tagliato gli alberi del campo. Addio mie belle tribune, non vedremo più Salvatore con la scala, né le belle gare degli arranpicatori. Kinklas, a nome dei tifosi, protesta….”.

“Entravano nel rettangolo di gioco con sedie, sgabelli, mattoni, grosse pietre, scale, trombe da fonografo, trombe d’automobili, trombette varie, arnesi ridicoli di ogni genere. Signor sindaco, liberate al più presto il campo!”-

LE DONNE“Abbiamo visto un gruppo di ragazze innamorate della maglia di Busoni: se la sorteggiarono e la vinse Teresa dal soprabito bianco: a Wanda dagli occhi neri piaceva Lischi, ma le piacevano di più le noccioline americane… e Dora, con rara incompetenza, commentava la partita… Tutte insieme un gran baccano… Dirigenti, fate pagare i biglietti anche alle donne, saranno più efficaci le iniezioni di calcio…”.

“Affluiscono numerose ed eleganti signore e signorine che danno allo spettacolo un ton di gentilezza, seguono la partita con vivo interesse e fanno un tifo particolarmente curioso…”.

“Dirigenti, che bravi! Avete accolto la proposta di Kinklas facendo pagare le donne. Avete visto gli effetti? Quanto tifo c’era domenica e come sono state efficaci le iniezioni di calcio disciolte in gol? Però avete esagerato: sessanta lire! Kinklas, per questo fatto, è stato aggredito dalle ragazze, rapito, condotto lontano e la settimana scorsa non ha potuto scrivere… A evitare ulteriori guai vi proponiamo di fare entrare gratis solo le donne accompagnate e non più di una per ogni accompagnatore: le altre paghino! Ma il tifo delle donne è sempre teatrale: ne abbiamo visto alcune venire al campo con i binocoli. proprio come a teatro…”.