Cosenza, l’arroganza del potere corrotto e gli sberleffi di Occhiuto alla Legge

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Non solo siamo costretti, come cittadini, a sopportare una mala gestione della “cosa pubblica”, ma spesso capita pure di subire oltre al danno, anche la beffa. Il danno deriva dalla dilagante corruzione in città e dalla totale mancanza di legalità amministrativa a tutti i livelli e la beffa arriva dall’arroganza del potere corrotto che, dopo averci depredati bruciando ogni speranza di “rivalsa sociale” per i cittadini, ride alle nostre spalle.

Come a dire: non solo rubiamo i soldi pubblici come e quando ci pare, denari che servono per lo sviluppo economico della città, ma lo facciamo alla luce del sole e senza pudore, perché noi ci possiamo permettere questo e altro, visto che godiamo della totale impunità giudiziaria. E’ così che la pensano tutti i corrotti di questa città. Specie da quando hanno capito che, oltre alla procura di Cosenza che è sempre stata al loro servizio, anche la DDA di Catanzaro ha messo una bella pietra sopra le inchieste sulla masso/mafia a Cosenza.

Non la faccio lunga, vi dimostriamo, come facciamo sempre, con qualche esempio, l’arroganza dei corrotti e gli sberleffi alla Legge di Occhiuto.

In barba all’opportunità che si deve a tutti Occhiuto, che non teme nessuno, assume per chiamata diretta Giampaolo Calabrese nipote del procuratore capo Spagnuolo. Un bel posto da dirigente a vita in Comune, in cambio di protezione.

Nonostante una sentenza del TAR che annullava l’aggiudicazione (avvenuta nel maggio scorso), per la gestione delle “Residenze Artistiche”, all’associazione Raku per gravi carenze amministrative; nonostante la revoca in autotutela dell’intero bando di gara da parte del sindaco, incredibilmente, sempre Occhiuto, nonostante la sentenza, procede all’affidamento diretto degli stessi servizi sempre e comunque alla “Raku”. Come a dire: cari giudici del TAR, voi potete sentenziare quello che vi pare che tanto qui a Cosenza comando io. E faccio quello che mi pare. Tanto Spagnuolo non vede, non sente, e non parla dei fatti miei.

Sebbene raggiunta da avviso di garanzia la ditta MedLabor, che secondo il pm Manzini si è arricchita a suon di affidamenti diretti taroccati mediati dall’allora capo gabinetto Potestio, in merito alle lucine di Natale, Occhiuto affida ancora una volta direttamente e senza gare altri lavori alla MedLabor. Come a dire: cara Manzini, torna a pettinare bambole che è meglio. Perché chi deve lavorare a Cosenza lo decido solo io e non tu. Ed infatti la Manzini dopo questo affronto è ritornata a pettinare bambole. Ha seguito il consiglio di Occhiuto.

Quasi tutte le sue proprietà risultano pignorate, tra questi Palazzo Salfi e il ristorante annesso. Ma per Occhiuto non è un problema, e con una mossa, alla faccia di quanti attendono di essere pagati per il lavoro svolto, affida tutto ad un prestanome e riapre il ristorante. Una operazione palesemente taroccata, quanto spregiudicata. Ma tanto chi gli dice qualcosa a lui? Nessuno! Neanche i creditori che forse così facendo hanno una mezza possibilità di recuperare qualcosa. Il tutto nel silenzio ovvio del tribunale.

Carmine Potestio, ex capo gabinetto di Occhiuto ed indagato insieme all’ex dirigente esterno Cucunato e al dirigente comunale Carlo Pecoraro per gli appalti spezzatino, come se niente fosse frequenta quotidianamente il pm Cozzolino al punto che non hanno nessun problema a farsi fotografare insieme a cena, mentre aggiustano processi e inchieste. Come a dire: se non l’avete capito a noi il tribunale di Cosenza ci fa un baffo. La procura fa quello che gli diciamo noi. E non dobbiamo neanche nasconderci. Lo facciamo alla luce del sole e chi si mette in mezzo paga il conto.

Come tutti sapete le visite della Finanza in Comune in questo ultimo anno non si contano più. I finanzieri nel corso di questa attività hanno sequestrato tonnellate di carte. Per lo più determine dirigenziali che affidano a ditte amiche appalti spezzatino, in maniera fittizia, per milioni e milioni di euro, eludendo così le gare pubbliche, e beffandosi della Legge. Documenti amministrativi quasi tutti carenti della documentazione necessarie per definirsi a “norma”, fatture triplicate e pagate anche due o tre volte. Un giro di “appalti” per gli amici degli amici talmente evidente che i riscontri sono arrivati da soli. Bene, che fine hanno fatto le relazioni dei finanzieri? Ve lo dico subito: sono servite per incartare il pesce. Come a dire: vi facciamo credere che indaghiamo, che ci muoviamo, che lavoriamo, ma è solo una giobba per accontentare qualche pignolo che crede che nel comune di Cosenza si pratichi la corruzione, e per sedare le critiche. Ma intenzione di procedere, nonostante i conclamati reati, non ne abbiamo.

Nella famosa ristrutturazione degli “apparati” delle cooperative sociali, Occhiuto, attraverso il prefetto, decide a chi rilasciare il certificato antimafia e a chi no. Non è il prefetto a stabilirlo attraverso le procedure d’ufficio, ma Occhiuto. Così da piazzare all’interno solo “uomini” fidati.

Come a dire: anche il prefetto fa quello che gli dico io. E chi osa ribellarsi contro di me gli faccio fare una brutta fine.  Com’è ampiamento successo.

Potremmo continuare per ore raccontando tutto l’illecito che giornalmente Occhiuto produce. Una fabbrica del reato, costante e regolare, che non conosce ostacoli. Occhiuto può fare quello che gli pare, anche inventarsi accuse nei confronti di chiunque, che trovano, sistematicamente, accoglimento in procura. Una specie di “Cosa Nostra” in salsa bruzia, anche se, per quel che riguarda Occhiuto, è più giusto dire: qui a Cosenza è tutta “Cosa Sua”.