Cosenza, le mani su una città senza identità (di Eugenio Anselmo)

Questo articolo lo scrivemmo a quattro mani, io e il compianto architetto Eugenio Anselmo. La sua versione originaria uscì sul Quotidiano della Calabria quando Occhiuto faceva ancora…. l’architetto. Poi lo attualizzammo dopo le nostre esperienze e ne uscì fuori uno dei pezzi più belli che abbia mai letto e che conservo nel cuore. E che è ritornato d’attualità all’indomani del disegno del PARTITO UNICO DEL CEMENTO per il nuovo sacco della città. 

Ormai da troppo tempo Cosenza è una città senza identità. E’ appena il caso di ricordare che l’identità di una città si conquista e si raggiunge attraverso una integrazione condivisa e partecipata.

Una città come Cosenza, dunque, non può avere una identità acquisita “perennemente”, come una sorta di lascito ereditario. Per questi motivi pensare al fare significa rafforzare l’identità e capire che le questioni urbane non possono essere riferite solo ed esclusivamente alle cubature e al rafforzamento delle rendite di posizione.

Rafforzare l’identità è anche una questione di scelte urbane e di progetti possibili. Da quello che vediamo e sentiamo non c’è molto da stare allegri, specie considerando il decisionismo di un sindaco come Mario Occhiuto che ha un concetto tutto suo di bellezza ed è pieno di se come pochi altri. E tutto questo va accoppiato ai disastri urbanistici combinati da Giacomo Mancini prima e da Nicola Adamo e Franco Ambrogio dopo la sua morte. Invece, la logica delle cose dice che non deve esistere contrapposizione tra connessione e integrazione.

Corso-Mazzini1.jpg

Il Museo all’aperto, tanto per fare un esempio, avrebbe potuto rappresentare l’inizio di un percorso molto più ampio dal centro della città alla testa del Viale Parco ma non è stato così. Così come il Planetario, ancora oggi pia illusione, avrebbe dovuto rafforzare, attraverso un posizionamento studiato, l’immagine di una città che cambia.

In tal senso, un punto di qualità e di attraversamento, doveva essere necessariamente accolto da architetture di spessore in grado di dare risposte competitive all’opera del grande architetto Calatrava. Sia il ponte di Calatrava che il Planetario sorgeranno a Gergeri. Questo quartiere rappresenterà certamente la nuova immagine della città. Ma il sindaco, che già si frega le mani per i guadagni che realizzerà, si prepara all’ennesima colata di cemento senza un minimo di criterio. Con l’appoggio incondizionato del Pd, che cerca solo di soffiargli la poltrona ma ha lo stesso, identico progetto.

Cosenza

Il territorio di Gergeri invece rappresenterebbe un’occasione irripetibile per la città. Non soltanto per la sua collocazione, che lo vede integrato tra una parte del centro storico, la città nuova e le connessioni del trasporto e dei flussi di traffico. Ma anche perchè l’affaccio di Gergeri sulla città potrebbe essere configurato attraverso un progetto di qualità magari con un concorso internazionale di architettura che possa permettere anche ai cittadini la scelta del sistema di insediamento.

Conoscendo Occhiuto e la sua considerazione di se, c’è da giurare che vorrà fare tutto lui e la sola speranza che ci resta è che non abbia il tempo di mettere le mani su questa parte della città. Il vero problema, lo ripetiamo, è che anche i cosiddetti “progressisti” sono perfettamente uguali a lui. E c’è da sperare che i cosentini non diano appoggio a un Pd che continua ad essere la feccia della società cosentina. Forse anche in misura maggiore rispetto a Occhiuto e alla sua corte dei miracoli.

Per il resto, Cosenza non è stata in grado di reggere una sfida particolarmente avanzata e moderna e ha avvantaggiato i soliti progetti per parti o per piccole lottizzazioni. Bisognerebbe ragionare su come si può inserire questo paesaggio, che accoglie il fiume più una parte del centro storico, nel rilancio più generale dell’identità della città. Materiale per la campagna elettorale.

crollo1

Bisognerebbe riconsiderare il bene rappresentato dal territorio storico di Cosenza.

Questo bene non può essere solo investito da graduali e parziali interventi pubblici ma ha bisogno con urgenza di azioni finanziarie congiunte e di un rapporto convenzionale, stabile e duraturo, tra pubblico e privato. In tale rapporto, la questione residenziale e la questione delle abitazioni dev’essere posta come prioritaria. E’ anche chiaro che l’intervento pubblico non può esibire l’immagine di un cambiamento di maniera e dovuto ad ogni costo.

L’esempio della villa vecchia è emblematico in tal senso: un paesaggio storico fortemente compromesso. Il parco storico della città doveva esprimere una identità ricercata e voluta in rapporto alla nostra storia e alla storia di questo luogo. Esattamente come il Castello Svevo, finito malinconicamente in un club privè.

Gli altri punti attrattivi della città potrebbero essere quelli in collegamento col Viale Parco. E’ qui che la rendita di posizione deve dimostrare di migliorare il raggio funzionale e integrato. Il progetto innovativo dovrebbe essere ricercato all’interno di quelli che vengono definiti i parchi a tema, in grado di far “respirare” un quartiere come via Popilia che altrimenti verrà sempre più “costretto” a salvaguardare la propria identità dai flussi di traffico che lo obbligheranno comunque a un isolamento solo parziale risolto dal Viale Parco.

Oggi via Popilia è sempre più chiusa in una sorta di recinto. Servono progetti di riconversione e riqualificazione soprattutto paesaggistici e naturalistici. Realizzare l’asse di congiungimento con Vaglio Lise non solo è urgente ma è l’unica possibilità di espansione del quartiere anche verso gli aspetti naturali del lungofiume e i collegamenti indotti dalla presenza di infrastrutture e servizi già evidenti.

La desolante conclusione è che oggi Cosenza è una città senza identità. E la pianificazione del futuro, come da squallido copione, sarà affidata agli immobiliaristi. Siamo sempre nella logica del partito unico del potere. Occhiuto, Guccione o chi per loro è sempre la stessa cosa. O meglio, lo stesso “sistema”.

Eugenio Anselmo

Gabriele Carchidi