Cosenza, le strade chiuse in centro e il modello Mancini: “Occhiù, ma tu i canusci i cusentini?”

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Mario Occhiuto è un soggetto ansioso, ossessivo-compulsivo usando un gergo medico-tecnico. Sente che il tempo passa e che si avvicina il momento in cui dovrà lasciare ad altri il “giocattolo Cosenza” con il quale si era rimesso in carreggiata economicamente ed aveva addirittura posto le basi per l’assalto alla Regione. Ma, come sapete, Minniti e Gratteri gli hanno detto chiaramente di starsene al suo posto se non vuole guai…

Il tempo passa e in questa benedetta città nonostante la governi da sei anni e mezzo ancora non c’è niente che possa ricordarlo a futura memoria e lui, con l’ego smisurato che ha, sta andando in crisi. Ma come? Giacomo Mancini ha ricoperto di debiti la città di Cosenza, l’ha usata per tutte le speculazioni possibili ed immaginabili (compresa quella del ponte di Calatrava), eppure tutti lo amano. Un ponte ed un viale portano il suo nome, tutti in questa città ancora parlano di lui. E Occhiuto? L’unico dopo di lui ad aver vinto due volte le elezioni, colui che in qualche modo ha raccolto il suo testimone, possibile che non abbia nulla in questa città che possa ricordarlo ai posteri?Ci ha provato con piazza Fera ma è finita, con decenza parlando, a puttane. Al punto che se qualcuno, negli anni, dovesse mai ricordare Occhiuto, al momento lo farebbe soltanto perché è stato il sindaco e quindi la stazione appaltante a realizzare la piazza della ‘ndrangheta e quindi del clan Muto attraverso Giorgio Ottavio Barbieri. E sono davvero in pochi quelli che credono alla sua presa di distanza dall’ultimo bancarottiere. Una figura di merda di proporzioni nazionali, eppure Occhiuto non si è demoralizzato ed ha provato ugualmente a cavalcare la tigre di piazza Fera ma con risultati penosi, riducendola ad un ecomostro del quale i cosentini si vergognano.

Più o meno la stessa cosa per Piazza Santa Teresa e Piazza Loreto, che oggi come oggi fanno rimpiangere il loro passato aspetto e sono evitate accuratamente da tutti i cosentini, che non fanno altro che decantarne la… bruttezza.

Certo, cura in maniera maniacale il chilometro di corso Mazzini, lo occupa anche “militarmente” con le sue truppe cammellate ma finanche quelle cagate di statue non è stato lui a portarle sul corso ma quella patatina di una Catizone, mannaia… E di Alarico non ne parliamo proprio: c’era quasi riuscito a far partire gli scavi e ci avrebbe messo un mese a dirci che aveva trovato una “patacca” ma anche lì, zac!, l’hanno fermato, mannaia… In compenso, resterà certamente alla storia per aver speso in tre anni, anzi per aver “regalato” 800mila euro in tre anni al suo amico Scarpelli per le luminarie più brutte del mondo e per aver dato il via libera in una sola notte d’agosto a 61 determine per circa 700mila euro per cambiare vetri, tende e condizionatori al Tribunale di Cosenza. Oltre che per governare le danze in procura grazie a soggetti come Granieri e Spagnuolo, al quale ha addirittura assunto il nipote nella qualità di dirigente alla Cultura dando il via al clientelismo più sfacciato e becero. E grazie ai quali ha fatto e continua a fare quello che più gli aggrada, persino ordinare pestaggi e organizzare intimidazioni più o meno esplicite. 

Giacomo Mancini scherniva e derideva la famiglia Occhiuto, avendone intuito rozzezza e ambizione. Nel 1994, quando arrestarono Mario insieme a Franco Petramala, Telecosenza (dove ho lavorato dal 1991 al 1994) aveva appena chiuso ma ancora ci si vedeva con “l’onorevole” per verificare se si potesse in qualche modo riaprire.

Ci chiese com’era solito fare quando voleva prendere in giro qualcuno: “ma questi Occhiuto sono quelli dell’ortofrutta (il padre era un grosso imprenditore ortofrutticolo, ndr)?”. Eh sì, perché il fratello Roberto era stato già eletto consigliere comunale e qualche mese dopo avrebbe occupato la sua stanza insieme a Sergio Aquino per… protesta. Perché Mancini era stato condannato in primo grado a Palmi e secondo loro non doveva stare al Comune.

Mancini in un primo momento s’incazzò ma poi guardandolo meglio e soprattutto sentendolo parlare, riesplose di nuovo nella battuta fatidica dell’ortofrutta (con tutto il rispetto per chi fa questo mestiere e viene anche continuamente vessato da chi rinnega persino le proprie origini). E giù risate a crepapelle.

Non vi dico quando seppe che gli Occhiuto, nel 1996, avevano preso tutte le televisioni private cosentine per cercare di imitarlo ricordando come gestiva Telecosenza: Ten, Rete Alfa e Telestars. Una volta, per sintetizzare l’efficacia della loro comunicazione, ci disse che aveva provato ad ascoltare un’intervista di Attilio Sabato con l’architetto e che si era addormentato cinque minuti dopo. E ha resistito anche parecchio! Pessimi oratori, lui e il fratello, ora Mario pensa di essere diventato “comunicatore” per le cazzate che scrive su FB e per le centinaia di profili falsi che ha disseminato ma sa bene che ogni volta che scrive si tira la zappa sui piedi. Pensate quante risate si sarebbe fatto Mancini vedendolo all’opera.

Ma il vecchio Mancini era anche un fine stratega e quando capì che Occhiuto il grande (il piccolo gli è sempre stato sulle palle forse proprio per quella occupazione) gli era utile per spaccare il centro, non esitò a dargli anche una sede per l’Ordine degli architetti nel centro storico: falsa politica la chiameremmo oggi.

Tornando a bomba al tempo che passa: Occhiuto, visti i continui fallimenti, pensa adesso di essere ricordato negli anni per essere stato il sindaco decisionista, così col pugno di ferro da costringere i cosentini alla chiusura del centro senza fiatare e a parcheggiare le macchine fuori dal suo “recinto” o nel suo amato parcheggio sotterraneo della piazza più brutta del mondo. Neanche Mancini (eccolo che ritorna!) aveva osato tanto.

Quando Piperno pressava il vecchio leone ricordandogli che in tutte le città d’Europa i centri urbani venivano chiusi al traffico, Mancini rispondeva così: “Oi Frà, ma tu i canusci i cusentini?”. Beh, Piperno non li conosceva ancora a fondo e Mancini non pensò mai seriamente a chiudere il centro cittadino perché si rendeva conto che non c’erano vie di sfogo e che Cosenza non sarebbe mai potuta diventare una città di turismo. Andando anche al di là della notoria pigrizia del “cosentino medio”. Perché Occhiuto non ha mai lavorato un giorno nella sua vita e quando scrive che i cosentini dovrebbero andare a piedi ad accompagnare i figli a scuola non pensa (proprio perché lui il lavoro non sa cosa sia) che c’è gente che alle 8,30 deve prendere servizio e non può perdere tempo a fare zig-zag o le montagne russe per i chiuriti di Occhiuto o per portare soldi al suo parcheggio che sta fallendo. Ecco perché Mancini era il sindaco di tutti i cosentini mentre Occhiuto, sempre con decenza parlando, è il sindaco di tutti i lecchini. Povera Cusenza nostra!

“Occhiù e tu i canusci i cusentini?”. Occhiuto invece i cosentini li conosce benissimo ma si illude di essere “superiore” e di poter imporre quello che un gigante della politica, per il suo buonsenso e il suo savoir faire, aveva sempre evitato. Per il bene della città e per evitare bracci di ferro assurdi. Un delirio di onnipotenza senza confini. Forse bisognerebbe ricordargli che anche a Cosenza chi troppo in alto sale, cade sovente precipitevolissimevolmente. Diteglielo, per favore, anzi no, fatelo continuare: vediamo dove vuole arrivare! 

Gabriele Carchidi