Cosenza, le tre ispezioni “insabbiate” al porto delle nebbie: Serafini e il prefetto Sica

Alfredo Serafini

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE (http://www.iacchite.com/cosenza-le-tre-ispezioni-insabbiate-al-porto-delle-nebbie-prima-parte/)

La notizia è di quelle importanti ma i giornali di regime (di carta e online, senza differenza) hanno cercato di “nasconderla” per quanto è imbarazzante e fastidiosa. Il Movimento Cinquestelle ha chiesto un’ispezione ministeriale al Tribunale di Cosenza meglio noto come porto delle nebbie per chiedere conto di decenni di insabbiamenti, di corruzione e di malagiustizia, per come noi raccontiamo ormai da tre anni su Iacchite‘. E questo spiazza tutto il sistema di potere che si muove intorno al “palazzaccio”. Ma – come sempre accade – non è certo la prima volta che il Tribunale di Cosenza finisce nell’occhio del ciclone. Dal 1987 ad oggi sono state ben tre le ispezioni ministeriali che si sono “insabbiate” nel porto delle nebbie e oggi finalmente qualcuno le racconta in tutto il loro perverso intreccio di poteri forti e interessi inconfessabili.

L’ispezione ministeriale del 1987 si materializza sull’onda di una protesta sempre più dilagante per come la procura cosentina insabbiava i procedimenti penali per l’Esac (oggi Arsac, ex Opera Sila) e per la Carical (Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, oggi Carime), due dei più grandi carrozzoni clientelari targati Democrazia Cristiana e – in parte – Partito Socialista. Malaffare e corruzione vengono denunciate a getto continuo, eppure al porto delle nebbie non si muove nulla: decine di procedimenti (parliamo di 42!) fermi sul tavolo del procuratore Oreste Nicastro, che ereditava comunque una situazione già disastrosa dal suo predecessore Cavalcanti.

Guido Pollice

Il più strenuo avversario della magistratura corrotta è Guido Pollice, nato ad Avellino nel 1938, eletto deputato in Lombardia nel 1983 nelle file di Democrazia Proletaria e poi senatore, sempre in Lombardia, nel 1987 risultando l’unico eletto della X Legislatura di Democrazia Proletaria a Palazzo Madama (oltre che unico senatore nella storia ad essere eletto nelle file di DP).

L’ispezione viene clamorosamente archiviata perché il procuratore Oreste Nicastro passa a miglior vita e la circostanza mette ancora una volta il “silenziatore” a tutto. Pollice, in una seduta pubblica del 1991, utilizza parole di fuoco: “l’archiviazione lascia disciplinarmente e penalmente non perseguite precise responsabilità di alcuni ben individuati settori della magistratura cosentina… condizionamenti e legami con la politica locale appaiono evidenti in alcune scandalose situazioni di insabbiamento delle indagini sui reati contro la pubblica amministrazione e, in particolare, della CARICAL e dell’ESAC…”.

Sergio De Julio

“… non trova precedenti nell’intero paese per disfunzioni della giustizia, come appare dalle martellanti ed inascoltate denunce che, da decenni, provengono da ogni parte politica, anche attraverso interrogazioni parlamentari lasciate senza seguito (in totale saranno 222!!!).  A cominciare da quelle, lontane nel tempo, dell’onorevole Franco Ambrogio del Partito comunista italiano (che, sin dal 1979, accusava apertamente la procura di Cosenza di «insabbiare gli scandali dell’ESAC»: si veda l’ «Unità» del 19 settembre 1979), per finire con quelle dell’onorevole Gianni, dell’onorevole Costamagna, degli onorevoli Aloi e Valensise, dell’ex sottosegretario alla giustizia Frasca, dell’ex senatore Martorelli, dell’onorevole Luciano Violante e, di recente, dell’onorevole De Julio, tutte rivolte contro le indagini a rilento e l’insabbiamento delle inchieste, sino alle clamorose ed inquietanti dichiarazioni alla stampa dell’ex Alto Commissario antimafia, prefetto Verga, che, in una famosa intervista al «Corriere della Sera» dell’8 giugno 1988, accennava apertamente, dal particolare osservatorio che gli consentiva di parlare, al fatto che i procedimenti giudiziari sull’ESAC “vanno molto a rilento… Non dico che ci siano intimidazioni nei confronti dei magistrati ma in effetti c’è un’atmosfera tale che tutto si blocca“.

Pollice afferma con convinzione che “si sono insabbiate le indagini, si è coperta la ruberia di Stato e quella regionale, si sono coperte responsabilità ben precise… Ciò vuol dire che ci sono dei magistrati felloni, dei magistrati in combutta con chi ha rubato e sta rubando in Calabria”. 

Fin qui Guido Pollice, che tuttavia un risultato lo ottiene. Il sottosegretario Castiglione, infatti, annuncia: “… Il Ministro (che nel frattempo è un altro socialista, Claudio Martelli), nell’ambito delle proprie prerogative istituzionali, ha disposto, in data 23 luglio 1991, per il tramite dell’ispettorata generale del Ministero, l’avvio di un’inchiesta per l’approfondito accertamento di eventuali disfunzioni o anomalie nella gestione presso gli uffici giudiziari di Cosenza, dei procedimenti penali a carico dei responsabili dell’ente predetto.
I risultati degli accertamenti compiuti sono in corso di acquisizione e formeranno oggetto di ogni possibile approfondita valutazione ai fini dell’adozione di ulteriori iniziative di competenza; ci è appena pervenuto il fascicolo e in breve saremo in grado di fornirne gli elementi…”.

Ma questi elementi, com’è fin troppo facile indovinare, non arriveranno mai. 

SECONDA PUNTATA

La legislatura volge al termine e con essa anche l’impegno certosino di Guido Pollice, che non si ricandiderà alle elezioni politiche del 1992, quelle che precedono di qualche mese l’arrivo di Tangentopoli. Saranno coinvolte praticamente tutte le città italiane ma Cosenza niente. Solo un’operazione antimafia, la Garden, nel 1994, che sarà neutralizzata dall’uso disinvolto e spregiudicato dei pentiti per inquinare il quadro probatorio orchestrato dalla massoneria cosentina insieme alla politica corrotta e alla malavita con la supervisione della procura di Cosenza e in particolare del nuovo (per modo di dire…) procuratore Serafini e del sostituto anziano Spagnuolo e l’esecuzione materiale della lobby degli avvocati penalisti cosentini. Questi fatti verranno fuori nella terza ispezione, quella di Otello Lupacchini.

Gaspare Nuccio

Qui ancora siamo alla seconda. Guido Pollice passa il testimone ad un altro parlamentare di buona volontà. Si chiama Gaspare Nuccio ed è del Movimento La Rete, quello del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. In una sua interrogazione del 10 giugno 1993 capiamo che anche la seconda ispezione, quella del 1991, si è risolta nella solita archiviazione nonostante ci fossero stati ancora avvenimenti importanti e nonostante ci fosse un nuovo procuratore, Alfredo Serafini, che avrebbe continuato in tutto e per tutto il “lavoro” da porto delle nebbie dei suoi predecessori.

Ma ecco il testo dell’interrogazione al ministero, che è passato nelle mani di Giovanni Conso dopo Tangentopoli.

Per sapere –

premesso: che l’Alto Commissario antimafia Prefetto Sica, a conclusione dell’inchiesta sull’ESAC-Ente di sviluppo in Calabria, affidata a 4 alti dirigenti dello Stato “con lo scopo di individuare possibili condizionamenti o infiltrazioni della criminalità organizzata nell’attività amministrativo-contabile dell’ente predetto”, ha inoltrato al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza, dottor Alfredo Serafini, il rapporto di denuncia AC/215c/25/Set.Acc./15990 in data 13 dicembre 1990, dal quale risulta, in base alle indagini esperite, una situazione di estrema gravità, per una serie di fatti e di operazioni nei quali l’Alto Commissariato ha rinvenuto profili di carattere penale, specificamente indicati, caso per caso;

che gli episodi presi a riferimento dalle predette indagini erano stati a suo tempo denunciati da numerose interrogazioni parlamentari del senatore Pollice, nonostante le quali la Procura di Cosenza aveva chiesto l’archiviazione degli atti, in tal modo qualificando diversamente quegli stessi episodi ritenuti suscettibili di responsabilità penali dalla Commissione dell’Alto Commissariato antimafia che ha indagato per quasi due anni sull’attivita’ dell’ESAC;

L’alto prefetto Domenico Sica con Giovanni Falcone

che, in particolare, nonostante la dettagliata indicazione del rapporto del Prefetto Sica circa i molteplici e corposi aspetti di illecito penale sussumibili in un’operazione “clientelare”, sotto le elezioni del 1988, dell’ordine di svariati miliardi, di cui alla delibera 480/88 (adottata dal Commissario Mario Petrillo, in seguito arrestato dalla procura di Crotone per associazione a delinquere, truffa aggravata ed altro) il Procuratore della Repubblica ha proceduto ad una richiesta di archiviazione degli atti relativi al procedimento 1959/90, così ignorando del tutto la denuncia in proposito dell’Alto Commissariato e lasciando perseguiti, ancora una volta, reati di vivo allarme sociale, per i quali, in altri distretti, si procede a mezzo di mandati restrittivi

-: se il ministro dell’interno non intenda interessare delle vicende dell’ESAC, così come denunciate nel rapporto del Prefetto Sica, il Procuratore nazionale antimafia dottor Siclari, per riportare un ente pubblico nell’alveo della legalità e per non lasciare imperseguiti fatti di inaudita gravità e di particolare spessore penale;

se il ministro di grazia e giustizia non intenda avviare una rigorosa inchiesta sulla sistematica richiesta di archiviazione degli atti da parte del capo dell’ufficio inquirente, anche rispetto ai fatti qualificati dal rapporto dell’Alto Commissario antimafia come suscettibili di responsabilità penale, al fine di accertare eventuali responsabilita’ omissive;

se il ministro del tesoro sia a conoscenza dei risultati delle indagini avviate sull’ESAC a seguito di espressa richiesta del Commissario di Governo nella Regione Calabria, indagini affidate, da circa sei mesi, al dottor Dante Piazza, dell’Ispettorato generale di Finanza del medesimo Ministero.

IL GEMELLAGGIO CON LA PROCURA DI CATANZARO 

Catanzaro: il palazzo della Corte d’appello e procura

Solo qualche mese prima lo stesso Gaspare Nuccio, in un’altra interrogazione, spiegava come le procure di Cosenza e di Catanzaro in pratica si fossero coalizzate per evitare problemi all’Esac e continuare ad insabbiare ogni cosa.

Per sapere –

premesso: che l’onorevole Alfredo Biondi si è rivolto, nei giorni scorsi, al Ministro di grazia e giustizia per avere notizie sulle iniziative assunte in merito all’insabbiamento, da parte della Procura della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, di numerosi procedimenti penali riguardanti anche diversi parlamentari calabresi, per i quali e’ stata chiesta l’autorizzazione a procedere;

che, nell’agosto 1992, gli onorevoli Piscitello e Nuccio hanno presentato una loro circostanziata interrogazione allo stesso Ministro Guardasigilli nel merito degli abituali insabbiamenti o di ingiustificate archiviazioni, da parte degli uffici giudiziari di Cosenza, dei procedimenti penali che concernono l’ESAC, un ente inquisito dall’Alto Commissario antimafia ed il cui Commissario straordinario Mario Petrillo è stato recentemente arrestato, per ordine dei magistrati di Crotone, per associazione a delinquere, truffa alla CEE, interesse privato ed abuso in atti d’ufficio; nonché sui gravi ritardi verificatisi, anche questa volta da parte della Procura di Catanzaro, del procedimento 647/92 (già 139/91 PM), tenuto ancora in fase di indagini preliminari, malgrado la presentazione, da parte degli Organi di polizia giudiziaria, di un rapporto del febbraio 1992 che ipotizza i reati di falsità ideologica, interesse privato ed abuso di ufficio a scopi patrimoniali, continuato ed aggravato, per i quali in altri distretti giudiziari si procede a mezzo di mandati restrittivi, per impedire a delitti di vivo allarme sociale di pervenire ad ulteriori conseguenze, per come sta invece accadendo da oltre tre anni;

che il Commissario di Governo presso la Regione Calabria, con nota 84/4.01.03 del 15 gennaio 1993, ha chiesto al Dipartimento per la funzione pubblica l’avvio di un’indagine ispettiva da parte dell’Ispettorato generale della Finanza ai sensi dell’articolo 27 della legge n. 93 del 1983, per accertare e documentare le irregolarità che concernono la gestione dell’ESAC;

che il Pubblico ministero presso il tribunale di Messina, nel pronunciarsi su un esposto riguardante il modo di gestire i procedimenti sugli amministratori del medesimo ente di sviluppo, da parte del Procuratore della Repubblica di Cosenza, ha rilevato che “le particolareggiate argomentazioni addotte in denuncia a sostegno delle tesi sulla inspiegabilita’ di certe decisioni della magistratura cosentina possono avere seguito solo in sede disciplinare” (procedimento penale 1130/92 PM);che presso la Procura della Repubblica di Cosenza continuano a rimanere nei cassetti numerosi procedimenti penali a carico degli amministratori dell’ESAC per reati gravissimi e di tipo patrimoniale (nn. 106/91; 1970/91;1600/92), mentre davanti al giudice per le indagini preliminari dello stesso tribunale sono pendenti i procedimenti 1132/90 PM, 1956/90 PM, 1547/92 PM, quest’ultimo riguardante persino un tentativo di truffa alla CEE eppure conclusosi con la solita richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero, nonostante le documentate prove acquisite al fascicolo processuale

-: dal Ministro per la funzione pubblica, se non ritenga di fornire notizie circa l’avvio, con la urgenza richiesta dalla gravità del caso, della ispezione richiesta dal Commissario di Governo nella Regione Calabria sulla gestione dell’ESAC;

dal Ministro di grazia e giustizia, se non ritiene di avviare un’indagine ispettiva sul modo di gestire i procedimenti penali sugli amministratori dell’ESAC da parte dei magistrati dei distretti di Catanzaro e Cosenza e se non ravvisi l’opportunità di promuovere l’azione disciplinare, ai sensi dell’articolo 59 decreto presidenziale n. 916 del 1958, nei riguardi del Procuratore della Repubblica di Cosenza, con riferimento alle conclusioni raggiunte dal pubblico ministero di Messina nel procedimento penale.

Anche di questa vicenda relativa all’azione disciplinare nei confronti del procuratore Serafini si perderanno le tracce. Del resto, si sa: cane non mangia cane. E siamo alla seconda ispezione che viene neutralizzata. Ma prima di arrivare alla terza c’è ancora qualche altro passaggio da fare.

2 – (continua)