Cosenza, le vergogne della chiesa: ecco come “funziona” il Tribunale diocesano

Il "nuovo" vescovo di Cosenza Francesco Nolè
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In molti ci hanno rimproverato di non seguire con l’attenzione che meriterebbe la corruzione all’interno della chiesa cosentina. Noi abbiamo fatto il nostro denunciando con puntualità le verità nascoste in casi come quello di Padre Fedele Bisceglia e dell’Istituto Papa Giovanni XXIII ed i compromessi che si mettono in moto quando c’è da coprire qualcuno. Per non parlare delle connivenze con gli affaristi e gli interventi a gamba tesa in ambito politico.

Ma possiamo e dobbiamo fare di più. Ed eccoci qui a proporvi il lavoro di un collega che si firma col nome di Ildobrandino Guidone Cacciaconte che fu eletto vescovo di Cosenza nel 1252. La + prima del nome significa vescovo.

Questa è la seconda parte della sua inchiesta sulla chiesa cosentina.

Il Tribunale diocesano di Cosenza. Un covo di…

Era il 4 luglio del 2015 quando la diocesi di Cosenza, tra speranze e nostalgia del passato, salutava l’arrivo del suo nuovo pastore venuto da una terra non tanto lontana: la Basilicata. Un francescano… si diceva. Un buon vescovo… si sperava… ma alla fine erano solo speranze.

Si è visto dagli ultimi spostamenti durante i quali ha premiato alcuni, ha bacchettato altri. Perché ha preso cosi tante decisioni se il clero cosentino manco lo conosce? O meglio lui non lo conosce. Ma i suoi consigliori si.

Un vescovo che non decide mai, rimane nella più sviscerata ambiguità nella falsa speranza di farsi tutti amici. Questa volta però ci occuperemo solo di un caso specifico: il Tribunale ecclesiastico diocesano, fonte di potere e forse…. di guadagno.

Circa un anno fa, Papa Bergoglio, accogliendo le richieste di una parte dei vescovi nei sinodi del 2005 e del 2014, ha varato una riforma delle cause di nullità matrimoniali che – riferendoci alle altre diocesi italiane, e non a quella di Cosenza – rende più rapide e meno costose le procedure, attribuendo al vescovo diocesano la responsabilità di essere lui stesso il giudice competente a pronunciare la sentenza quando le ragioni della nullità sono evidenti o riguardano la mancanza di fede che può aver viziato il consenso dei coniugi.

Le nuove regole dovevano consentire “la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve”, affidato direttamente al vescovo diocesano del quale si ribadisce così la funzione giurisdizionale.

“In ciascuna diocesi – si legge nella lettera papale motu proprio – il giudice di prima istanza per le cause di nullità del matrimonio, per le quali il diritto non faccia espressamente eccezione, è il vescovo diocesano, che può esercitare la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri, a norma del diritto”.

Costituendo il Tribunale diocesano di Cosenza – Bisignano (dopo aver ottenuto il netto rifiuto di tutte le sedi vescovili limitrofe: Cassano, Rossano, San Marco) e avendolo reso autonomo con le nuove disposizioni papali, l’idea di partenza, per una educazione alla collegialità e alla comunione, era quello di renderlo metropolitano o interdiocesano, ma quando monsignor Nolè indicò il nome di monsignor Marigliano don Francesco, canonico dottore professore (ama farsi chiamate così) tutti i confratelli arcivescovi e vescovi hanno mandato il metropolita di Cosenza-Bisignano a “farsi benedire”.

Scellerate scelte di scellerati uomini. Tutti i vescovi hanno così cominciato a lasciare solo Nolè nel suo corazzato e blindato episcopio. In questo modo e per queste scelte il vescovo di Cosenza si è messo contro tutta la conferenza dei vescovi della regione, a favore di questo “illustre” don Marigliano aprendo il Tribunale a Cosenza e affidando al monsignore il ruolo di presidente, abnegando alla comunione fra le diocesi calabresi.

Nolè ha preso le difese del Marigliano costringendo il Giudice mons. Del Vecchio a dimettersi dal Tribunale ecclesiastico. L’attaccamento di Marigliano al dio denaro è cosa ben risaputa. Questa volta, per non annoiare i nostri amati lettori, racconteremo solo uno dei tanti episodi che narreremo in seguito.

Quache anno fa, in effetti, il “pio” sacerdote oggi garante della giustizia diocesana ha compiuto un gesto gravissimo e poco risaputo. Qualche anno fa il Marigliano entra in amicizia con le sorelle della piccola Congregazione delle Suore catechiste Rurali di Elisa Miceli e in seguito viene nominato loro cappellano. Per merito del suo carattere molto “accattivante” ha plagiato la madre generale suor Rita Salerno, e una volta messala nel sacco, è diventato suo fiduciario e consulente finanziario.

Pare che una mattina (e non è uno scherzo!)  abbia chiesto e ottenuto un prestito di ben 70 mila euro per problemi di famiglia. Questi soldoni MAI RESTITUITI sono serviti per la costruzione di una eccellente dimora con confortevole piscina.

Perché non si chiede direttamente maggiore conferma alla madre suora Salerno? Il vescovo non sapeva questo triste e ingannevole episodio? I preti che lo consigliano non lo avevano informato? Tante domande, alle quali altre seguiranno. Che forse per  la segretezza della chiesa non troveranno mai una chiara risposta.

+ Ildobrandino Guidone Cacciaconte
Arcivescovo