Cosenza, Liceo Fermi occupato. Gaudio: “Le grandi manovre sono iniziate a marzo: le solite speculazioni”

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L’occupazione di ieri mattina da parte degli studenti della vecchia sede di via Molinella del Liceo Scientifico “Fermi” ha avuto vasta eco e risalto in tutta la città e non solo. L’atteggiamento furbo e paraculo dei politici cosentini, che adesso vorrebbero darci lezioni anche in materia di edilizia scolastica, è stato pesantemente criticato dai genitori degli studenti. Ciccio Gaudio, componente nella RSU del Liceo “Fermi” della FLC-CGIL e nello scorso decennio consigliere comunale a Cosenza, ha certamente un quadro della situazione ampio e dettagliato e abbiamo pensato di coinvolgerlo nel dibattito che si è aperto.

Gaudio, ieri il “Fermi” è stato occupato dagli studenti

Vediamo come e perché si è arrivati a questo. Quella che è caduta sul liceo “Fermi” è una tegola pesante, una mazzata che potrebbe risultare persino fatale per un’istituzione scolastica. Mi pare però che la risposta dell’intera comunità di questa scuola, dal personale docente ed Ata alla gran parte degli studenti e delle loro famiglie, sia di grande responsabilità e ponga le basi affinché si possa affrontare nella migliore maniera possibile una situazione sicuramente non facile.

Ma da quanto tempo cova questa vicenda? Alcuni lamentano che solo pochissimi giorni prima dell’inizio delle lezioni sia stata resa pubblica l’inagibilità dei locali di via Isnardi.

Anche da questo versante la situazione è particolare. Il primo sopralluogo che ha rilevato forti criticità risale a marzo. La notizia dell’esito negativo, per quanto riservata, inizia a circolare in città. E’ stato anche consigliato alla dirigente, la prof.ssa Greco, l’apertura di una discussione con gli Organi Collegiali (Consiglio di Istituto, Collegio docenti) ed il personale tutto, al fine di socializzare le informazioni su quanto avveniva e ricercare congiuntamente soluzioni praticabili. La dirigente, che ovviamente già seguiva la questione con due docenti in possesso delle competenze specifiche, ha preferito mantenere un livello molto sommesso di “pubblicità”. Personalmente avrei affatto l’esatto contrario perché si profilava il rischio concreto di una gestione unilaterale e centralistica (quindi necessariamente limitata) di un evento potenzialmente così devastante e perché la condivisione di un fatto produce sempre dibattito, crescita collettiva, analisi e proposte. Certo, il “profilo basso” aveva una sua “ratio”: i sopralluoghi si sarebbero ripetuti (effettuati poi nella seconda metà del mese di luglio) e qualcuno esprimeva la (realistica?) speranza di un esito del tutto differente. Perché divulgare una notizia che non è né certa né definitiva ma che può avere un rinculo catastrofico su iscrizioni, formazione classi, organici?Quindi, secondo te, si è fatto bene a trascinare per mesi la situazione?

No, ripeto che non sono affatto d’accordo con chi ha formulato alcune valutazioni ed operato le scelte conseguenti. Probabilmente ci sono state sollecitazioni forti, frutto di un’impostazione culturale o di una pratica quotidiana assai rilevanti nel nostro territorio, che rispondono ad una visione più da “consorteria”, da “detentori di misteri e segreti”, da “manovratori che non vogliono essere disturbati”: una mentalità ed una modalità massonica, tanto cara a Cosenza, che non ha portato certo a risultati positivi. La trasparenza e la massima circolazione delle informazioni, a mio avviso, stimola processi democratici e collaborazione, fa sempre bene e può portare solo a buoni esiti.

Solo questo?

Alcune domande sorgono spontanee: se l’edificio è così gravemente inagibile perché la Provincia non è immediatamente intervenuta? Pura superficialità o non si crede fino in fondo alla pericolosità hic et nunc di quello stabile? Di chi sarebbe stata la responsabilità di un’eventuale tragedia nei mesi scorsi? E come mai solo ora ci si accorge di questo enorme rischio che comporta addirittura la necessità di abbattere lo stabile e di ricostruirlo? Sono stati svolti importanti lavori di ristrutturazione dell’edificio solo pochissimi anni fa, con un bell’impegno di spesa, perché allora non si sono effettuati i necessari controlli?

C’è anche il mistero del decreto. Dalla Provincia si scrive solo dopo che la madre di uno studente rende pubblica la situazione dagli spazi di Iacchitè, denunciando l’immobilismo dell’ingegnere Carravetta, dirigente del settore Edilizia scolastica della Provincia.

Questo è evidente. Il decreto con cui la Provincia inibisce l’utilizzo dei locali di via Isnardi è datato venerdì 8 settembre (a soli sei giorni dall’inizio dell’anno scolastico!), proprio qualche ora dopo la pubblicazione del grido d’allarme di quella genitrice.Si dice anche altro, però.

Cosenza è territorio dove circolano tante voci, alcune fondate, altre meno, altre per niente. Qualcuno in città sta affermando che fanno gola a tanti le decine di milioni di euro in arrivo solo nella nostra provincia per la sicurezza degli edifici scolastici. Ci sarà una pioggia di appalti. Io dico: “Meno male!”. Finalmente nel nostro Paese si inizia a puntare i riflettori sulla necessità dell’adeguamento alle nuove normative sulla sicurezza degli edifici pubblici, cominciare dalle scuole. Certo, ma questo è un altro discorso, sarà poi necessario vigilare sulla gestione degli appalti ed anche dei lavori, affinché non si abbia né sperpero di denaro pubblico, né affidamenti clientelari, né una qualità dei lavori che richiederà dopo poco tempo ulteriori interventi. Altri paventano che neanche tra quattro anni risorgerà dove si trova adesso un edificio scolastico, ma che l’appetibile area subirà un cambio di destinazione d’uso per realizzarvi edilizia residenziale privata. Non a caso, qualche studente più “politicizzato” (per fortuna ancora ci sono) ha affisso qualche giorno fa alla cancellata dell’istituto un eloquente striscione che recitava “chi costruirà sul Fermi?” con l’immagine del notissimo film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”. Del resto, speculazione edilizia e cementificazione dei suoli sono veri e propri drammi di Cosenza e di Rende, che hanno favorito e continuano a favorire politici locali dalle varie collocazioni, palazzinari amici, progettisti da incaricare e tecnici cui affidare la direzione dei lavori. Ma questa è un’altra storia, che ci porterebbe forse lontano, o forse vicino, ad oggi non saprei.Ed ora?

Al netto di dubbi e polemiche, la perizia è incontrovertibile e se ne deve prendere atto. Il presidente Iacucci ieri è venuto al “Fermi” ed ha dialogato con studenti, docenti ed Ata presenti. Gli va dato atto di essere venuto in una scuola occupata (qualcuno dice per evitare il corteo di protesta che già si organizzava per mercoledì, ma ha comunque dialogato in una scuola occupata, la qual cosa non è scontata) e di aver garantito da oggi in avanti un’interlocuzione diretta costante con il nascente comitato studenti/lavoratori/genitori del “Fermi”. Ha dato anche garanzie e tempi certi per la soluzione della questione. E’ certo che per questo anno si manterrà la soluzione ponte sinora portata avanti con le aule del “Fermi” dislocate su diversi plessi. Ma del resto, visto come si è arrivati all’inizio dell’anno scolastico, non può che essere così. Ha assunto però la responsabilità impegnativa che entro e non oltre la scadenza definita del 30 novembre si troverà la soluzione per i prossimi anni. Per effettuare gli eventuali lavori su via Isnardi, infatti, le migliori previsioni prospettano un periodo non inferiore ai quattro anni!

In questi primi giorni, si stanno sentendo disagi sulla popolazione del “Fermi”?

Francamente penso di no. Gli spazi presi in prestito da altre scuole sono sicuramente molto adeguati ed i plessi sono a poche centinaia di metri dalle sedi preesistenti. Per i ragazzi è una passeggiata ed anche un proficuo momento quotidiano di incontro e scambio con loro coetanei che frequentano altri indirizzi formativi. Per gli Ata ci è stato detto che la scelta del plesso in cui lavorare avverrà su base volontaria, e questo per noi è assai importante. Per i docenti è uno spostamento molto relativo, l’importante è organizzare i tempi in maniera ottimale. Per chi può rappresenta anche una salutare passeggiata. Insomma, qualche disagio ma nulla più. Ci sono colleghi che ogni mattina si recano in sedi realmente disagiate, distanti anche decine di chilometri: relativizziamo le cose, per cortesia. Del resto, l’Italia si è sempre retta sullo sforzo di lavoratori e lavoratrici, sui nostri sacrifici, sul nostro attaccamento agli impegni lavorativi: il Paese va avanti non certo per affaristi e speculatori, evasori fiscali, corruttori e tangentisti.

Ritornando alle prospettive, una soluzione che dovrebbe durare parecchi anni?

Certamente sì. Per questo deve essere la migliore possibile. Sicuramente è giusto chiedere una sede adatta il più vicino possibile a quella storica, la qual cosa garantirebbe un innegabile vantaggio. Questo rientra nel nuovo piano di dimensionamento scolastico, della cui necessità ha espressamente parlato ieri il presidente della Provincia. Il segretario provinciale della FLC-CGIL Pino Assalone ne parlerà prossimamente con gli interlocutori istituzionali.Cosa ti viene in mente quando senti parlare di “identità del Fermi”?

Mi viene un po’ da sorridere. Penso che siamo un insieme di persone che lavorano congiuntamente per un’istituzione scolastica, il liceo “Fermi” appunto, e di studenti che frequentano la medesima istituzione. La scuola la facciamo lavoratori (personale docente ed Ata) e studenti, non le quattro mura. L’identità la fa la comunità di persone che vivono insieme e si relazionano, non l’edificio. Personalmente ritengo che l’esperienza più alta e significativa dell’istruzione e formazione nel nostro Paese sia stata quella dei “maestri di strada” che hanno strappato all’analfabetismo ed all’evasione scolastica tanta parte di mondo marginalizzato. Non vorrei che, invece, qualcuno strumentalizzasse l’idea di questa cosiddetta “identità”, facendola diventare da motivo di condivisione di esperienze un triste motivo di chiusura esclusione. Anche ieri mattina ho avuto un confronto serrato con alcuni genitori che dicevano più o meno espressamente “io i miei figli non li mando a via Popilia, San Vito o via degli Stadi, Cosenza vecchia”. Trovo invece bello ed interessante che tante voci in città si levino per formulare idee e proposte (magari non condivisibili) sulla collocazione di una scuola. E’ indice della volontà di partecipazione e dell’attenzione che la scuola ha su un territorio. L’ubicazione di una scuola, è bene che tutti lo comprendano, non è affare privato di nessuno. A prescindere, tra l’altro, che i due istituti che in questi ultimi anni stanno realizzando il maggior numero di iscrizioni sono il “Telesio” ed il “Valentini”, che non mi sembrano proprio ubicate su corso Mazzini o nel centro città, per me è fondamentale che pessimi rigurgiti di classismo e di razzismo che qua e là emergono non abbiano alcuno spazio di cittadinanza nella scuola pubblica che nasce dalla Costituzione per garantire a tutti e tutte il diritto allo studio. So che ciò non sarà permesso dalla ferma presa di posizione del personale tutto della nostra scuola (a cominciare dalla dirigente) e dalla grande maggioranza di studenti e famiglie. E, se mi consenti, dell’organizzazione sindacale cui appartengo, la FLC-CGIL, che rimane un baluardo nelle scuole del diritto all’inclusione, dell’uguaglianza delle opportunità e degli esiti formativi, della parità di diritti.