Cosenza, l’ultimo “capolavoro” di Rino lo zerbino

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Sono talmente sicuri dei fatti loro, al punto che sanno anche quando arrivano i controlli e quando arrivano le pantomime della procura di Cosenza. E così, per ammortizzare i danni economici delle sospensioni dovute alle interdizioni, loro ovvero i grandi dirigenti del Comune di Cosenza, partoriscono per tempo le determine con le quali alzare la guagna che gli consentirà di non patire nessun fastidio per la mancata corresponsione dello stipendio.

In questo settore, il dirigente Arturo Bartucci, meglio conosciuto come Rino lo zerbino, non ha rivali. La principale dote di Arturo è il suo totale servilismo verso il padrone, ovvero verso i padroni, ciò non gli è molto difficile poiché essendo incapace di capire, gli è più semplice obbedire, da qui arriva l’origine di Rino lo zerbino.

Non c’è stato sindaco, assessore o consigliere comunale al quale non ha cercato di soggiogarsi con un livello di servilismo difficile da riscontrare in qualsiasi altro lecchino professionista. Nessuno, al Comune, ricorda che abbia concluso positivamente qualche opera che lo ha visto coinvolto: dal pasticcio dei rifiuti sotto viale Parco – nel quale ammise di aver firmato collaudi falsi, e per questo condannato in via definitiva dopo patteggiamento -, alla mancata messa in funzione dell’isola ecologica di via Baccelli dopo aver fatto spendere decine di migliaia di euro al Comune per la sua realizzazione, dal centro comunale per i rifiuti di Donnici (procedimento penale ancora in corso) alla mancata pubblicazione del bando di gara dei rifiuti dopo oltre sei mesi dalla scadenza alla concessione di proroghe in deroga a tutte le leggi. In poche parole ”unu ca fa sulu ‘mmualichi”.

Per ricoprire il ruolo di Rup nella tragicomica gara per la depurazione, dietro l’intervento del suo sodale Granata, dicono che si sia liquidato una cifra “spaziale” insieme ai suoi complici.

In realtà, l’unica cosa che Rino lo zerbino ha imparato a fare in quasi 40 anni di attività in Comune è trovare il modo di fare un po’ di guagna. Infatti, da quando il dirigente all’ufficio ragioneria è il dottor Nardi, ogni settimana porta una determina con un corrispettivo da liquidarsi come incentivo.

Ha iniziato con quella per i lavori nel quartiere di Santa Lucia, ha continuato con il Centro Mercatale per il riuso (opera di oltre 6 milioni di euro, mai appaltata e mai realizzata che è servita solo per liquidarsi molte decine di migliaia di euro) quindi la bonifica di via Reggio Calabria (determina 432/2017), il servizio integrato di Igiene Urbana (determina 433/2017).

Il colpaccio lo ha fatto però con la determina n. 420/2017 nella quale indica come incentivo per le risorse interne al Comune per il 2017 la cifra di oltre 136mila euro.

Ovviamente per far camminare “i carti” devolve un po’ di guagna anche a qualcuno del cerchio magico del cazzaro, a cui, dopo, affida improbabili incarichi di “Collaudatore del servizio di Igiene Pubblica” con liquidazione pari a 4mila euro; oppure come “Supporto al Rup” per qualche altra decina di migliaia di euro (determina 474/2017).

E a questo punto eccoci all’ultimo capolavoro del Nostro eroe. Abbiamo accennato al bando di gara per il servizio integrato dei rifiuti, pubblicato con oltre sei mesi di ritardo e del quale ovviamente Bartucci era il Rup (Responsabile unico del procedimento). Nonostante i ritardi “scientifici” studiati appositamente per “regalare” soldi a Guarascio e ai suoi scagnozzi con il regime (illegittimo ma tanto chissenefrega) della proroga, Rino lo zerbino ha partorito, un mese prima della sua scontatissima interdizione, la determina n. 1997 del 26 settembre 2017 con la quale si autoliquida il fondo incentivante per questa sua nuova “prodezza”. Parliamo di 34mila euro, dei quali 11.250 se li è pappati lui in prima persona. Hanno partecipato al banchetto, tra gli altri, i dipendenti comunali del Settore 8 (Ambiente-edilizia privata) Pierpaolo Perrelli (2.500), Santo Granata (2.500), Massimo De Paola (già indagato con lui per i 600mila euro cash alla General Construction: 2.500), Antonella Grande (1.500), Maria Greco (1.500) e poi via via a scendere fino ai 750 euro di altri soggetti.

Tutto questo malgrado la legge preveda che il fondo incentivante venga liquidato solo ad obiettivo raggiunto ma al Comune di Cosenza, si sa, funziona tutto un altro codice, del quale Spagnuolo e la Manzini non solo sono complici ma anche conniventi.