Cosenza, mandate via Spagnuolo: la Giustizia è diventata una farsa

Lo voglio ripetere perché è fondamentale per me, per noi, essere chiari su questo: noi non siamo contro l’istituzione Giustizia, ma contro determinati giudici e magistrati che hanno un nome e un cognome.

Siamo contro e combattiamo chi la Giustizia la umilia giornalmente, svendendo sentenze e inchieste. Siamo contro chi di fronte all’evidente disuguaglianza sociale presente in città, conseguenza del ladrocinio delle risorse pubbliche, chiude gli occhi facendosi scudo, in spregio alla Giustizia, del potere che gli conferisce la toga per proteggere politici corrotti che pagano la stecca.

Come a dire: sono io il giudice, e sono io che decido in base a come mi gira e ai miei interessi. E non secondo Legge e coscienza. Siamo contro chi dimentica per convenienza o per chissà quale altro motivo, che la Giustizia si esercita in nome del popolo italiano. Siamo contro quella giustizia (minuscolo) forte con i deboli e debole con i forti. Contro la giustizia (sempre minuscolo) che garantisce l’impunità a chi affama il popolo. Lo stesso popolo che si affida, o che dovrebbe affidarsi, ai magistrati per avere Giustizia. E qui la Giustizia viene sistematicamente tradita.

Ora, dire che questo non avviene nel tribunale di Cosenza, o che le cose non vanno così, è come dire che la terra è piatta. E’ chiaro che ci sono tanti magistrati e impiegati che fanno il proprio lavoro con onestà e dedizione ma se i vertici della procura tendono all’insabbiamento ogni iniziativa onesta è destinata a naufragare. E’ questo il problema.

Spagnuolo e i suoi sottoposti che lo seguono, e sono tanti, non hanno ben compreso il loro delicato ruolo nella società. E’ talmente grande la sua/loro responsabilità che alcuni loro colleghi, pur di non dar adito neanche al minimo pettegolezzo su di loro, rinunciano alla propria vita privata. O quantomeno vivono in maniera riservata. Proprio per evitare che qualcuno fraintenda un caffè, una stretta di mano casuale, o qualche foto di gruppo scattata con chissà chi. Un giudice deve essere sempre al di sopra di ogni sospetto, è il peso che gli tocca portare. E solo chi rispetta questo è degno di chiamarsi tale. Devono riflettere in chi l’osserva l’immagine dell’imparzialità, e tali devono essere.

E’ troppo delicato il loro compito, dalle loro scelte e decisioni dipende la libertà della gente. Il tribunale è il luogo dove più di ogni altro deve regnare la fiducia. E la fiducia non si compra al supermercato. Se non ti fidi del giudice, istituzionalmente parlando, di chi ti devi fidare?

Io sono sicuro che se facessimo un sondaggio tra i cittadini di Cosenza la percentuale di fiducia sull’operato del tribunale di Cosenza, da parte dei cittadini, sarebbe bassissima.

Vi abbiamo fornito più di una volta le prove evidenti di reati commessi a danno della pubblica amministrazione. Abbiamo pubblicato una per una le determine incriminate. Eppure niente è successo. Questo è il dato che mi fa dire che esiste la corruzione in procura. Perché di fronte ad una denuncia o una notizia di reato così evidente, una procura seria procede. E siccome questo non avviene mai, la domanda è sempre la stessa: perché i corrotti e chi ruba nel pubblico, qui a Cosenza, non sono mai indagati?

E’ o non è anche questo un dato di fatto incontrovertibile? Avete mai visto andare in galera a Cosenza un politico, o un magistrato corrotto? Due sono le cose: o sono tutti onesti, o esiste la corruzione. Scegliete voi.

Di fronte a tutto questo che oramai è diventato un vero e proprio dramma che possiamo fare? Come possiamo risolvere questo problema? Se ci fosse una classe politica degna di questo nome, qui a Cosenza, basterebbe interessare il CSM e il ministro di Giustizia, ma siccome cane non mangia cane, e i politici qui, anche quelli che pensi non lo siano, sono tutti ammatassati, vige l’omertà. E noi ci abbiamo provato, neanche i 5 Stelle si sono detti disponibili, nonostante la consapevolezza dell’insabbiamento delle loro stesse denunce argomentate sugli affidamenti diretti presentate, brevi manu, alla Manzini. Nessun politico ha il coraggio di denunciare questo, hanno paura, per via degli scheletri negli armadi. Solo chi ha la coscienza a posto può farlo. Pensate un attimo ai deputati e senatori eletti a Cosenza e poi ditemi…

Dunque siamo ostaggi di questo corrotto sistema che ci impoverisce ogni giorno di più, che alimenta la guerra tra poveri, e che reprime solo chi, sbagliando, attraverso il piccolo reato, cerca di sopravvivere. Vi pare possibile andare avanti così?

Se ci fosse una ripartizione equa delle risorse pubbliche che arrivano in città, non dico che sarebbe il paradiso, ma molte sofferenze sarebbero alleviate. E se ciò non avviene è perché esiste l’impunità a Cosenza. Perché nessuno paga il conto delle malefatte. E ognuno si sente autorizzato, nel pubblico, di fare quello che gli pare. Puoi farti pagare anche tre volte la stessa fattura dalla ragioneria comunale che nessuno dice niente. Anche se qualcuno lo scopre e pubblica le fatture, per Spagnuolo non vale. E tutto normale, è la prassi.

Ecco, è contro questo modus operandi che lottiamo.

Spagnuolo non è un procuratore super partes, non sta dalla parte del cittadino, e soprattutto non è imparziale nello scegliere quali sono le vere priorità criminali da perseguire in città.

L’unica cosa che possiamo fare è quella di chiedere le sue dimissioni o un suo trasferimento, il “conflitto di interesse” che si è venuto a creare, compresa l’assunzione illegittima del nipote Giampaolo Calabrese a dirigente del Comune, non è più compatibile con il suo ruolo. E questo immobilismo contro i reati a danno della pubblica amministrazione non ce lo possiamo più permettere.

Vogliamo anche noi un procuratore giusto e vicino ai problemi della gente. E in Italia non mancano. Perché noi ci dobbiamo tenere questo che offende ogni giorno la Giustizia? Siamo noi il popolo, e noi possiamo mettere in campo tutti gli strumenti democratici che la Costituzione ci offre affinchè questo avvenga: Spagnuolo vattene!

GdD