Cosenza, “marchese” Bilotti story: i retroscena di Dagospia e le truffe

di Francesco De Rose

Fonte: La Centrale dell’Arte

… Nipote del mecenate Carlo Bilotti, Roberto Bilotti sembra aver ereditato il titolo di mecenate dallo zio, cura infatti per conto della famiglia Bilotti varie questioni sul progetto del Museo all’Aperto Bilotti a Cosenza, presta e cura opere per musei e vari enti ed è immobiliarista con una società tutta sua la Vallesinella s.a.s.

Fidanzato con la nota “marchesa” Dani del Secco, anche lei d’Aragona, ha da poco ristrutturato un palazzo nobiliare nel centro storico di Cosenza e da Palazzo Compagna, nota  famiglia cosentina, l’ha rinominato Palazzo Ruggi D’Aragona.
Fin qui niente di male a parte la stranezza di rinominare il palazzo.

Poi cominciando a spulciare tra la rete si scoprono cose curiose.
Intanto non si capisce perché questi signori si facciano passare per marchesi visto che nessuno dei due discenderebbe da famiglie nobili. Dagospia ne svela i retroscena  nella sua rubrica CAFONAL e non solo, molta dell’aristocrazia italiana ha puntato il dito contro la “marchesa” per appropriamento indebito del titolo. La marchesa era in effetti una estetista da televendita.
Che cosa centra quindi la famiglia Ruggi D’Aragona? Perchè intotalare una residenza ai Ruggi d’Aragona se, sia Roberto che Dani (per gli amici), non hanno niente a che fare con la nobile famiglia Ruggi d’Aragona? Mah! Operazione di marketing?

Ma andiamo avanti.
Il buon Roberto esperto e curatore d’arte ha la faccia da bravo ragazzo, da buono.
Come lo si può notare dalle foto che appaiono in compagnia della “marchesa”.

FOTO DA DGOSPIA.IT

Talmente buono che qualche anno fa è caduto vittima di una truffa ai suoi danni di circa seicentomila euro, per l’acquisto di alcuni reperti archeologici.

Ma come! Un’esperto d’arte (si perché su molti comunicati è così che viene nominato) che si fa fregare? Ebbene sì, Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona si è fatto fregare da una banda di falsari (anche se la faccenda sembra simile ad un’altra successa a New York a Lapo Elkann)Leggi qui.

Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona è inoltre al centro di una polemica sull’acquisto di alcune proprietà immobiliari a Palermo.  Un grande affare per il  risanamento di 15 edifici nel centro storici acquistati a due lire e da rimettere in vendita per fare Hotel di lusso l’articolo qui.

Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona appare anche in una altra vicenda legata al castello di Montechiaro. L’amministrazione comunale non vuole cedere a R.B.R.D’A., amministratore unico dell’ immobiliare della Vallesinella s.a.s, il bene perché questi hanno intenzione di farne un albergo in contrapposizione con le politiche culturali e sociali del comune leggi qui l’articolo.

Tra le altre cose se poi cercate Vallesinella s.a.s su Google scoprirete come il nome sia lo stesso di un’altra società con sede a Madonna di Campiglio, società  che guarda caso si occupa di hotel e che non ha niente a che fare con il nostro R.B.R.D’A..
Infatti perché nominare una società  Vallesinella s.a.s  se Vallesinella è il nome di un parco sulle Dolomiti? Mancanza di creatività? Operazione marketing? Fotocopia?

Torniamo al villaggio locale.
A Cosenza  lo stimato curatore, mecenate e immobiliarista R.B.R.D’A., ha qualche anno fa allestito una mostra permanente per il museo dell’Ottocento alla Casa delle culture.
Bene! la mostra è una delle cose più brutte mai viste. E la cosa che mi fa rabbrividire è l’uso di copie fotostatiche (Fotocopie), spacciate per originali senza alcuna didascalia e fuori da ogni concetto di allestimento. Una mostra che, tra le altre cose, nell’arco di quasi 5 anni ha registrato pochissimi visitatori.

Insomma per avviarci alla conclusione ritornando alla vicenda del rogo questo signore, che non si capisce se sia marchese, dal curriculum diviso in mille affaire, fotocopiatore, ha comunicato, a distanza di pochi giorni dal rogo, che quelle opere di Telesio arse nell’incendio non erano che copie. Ecco perché Nuccio Ordine non si è neanche pronunciato! (Nuccio Ordine è tra i fondatori del Centro Studi Brunuani Telesiani e Campanelliani di Cosenza). 

L’amministrazione comunale di Cosenza sembrerebbe aver affidato un proprietà appartenente all’identità culturale e alla storia della città ad una “FOTOCOPIA” d’uomo,del quale non si conosce quale sia la sua vera funzione sociale, il suo mestiere, che si spaccia per nobile pur appartenendo ad una già gloriosa famiglia cosentina. Che pur dichiarandosi curatore non è capace di allestire una mostra.
Beh! Allora diciamo le cose come stanno. E non prendiamoci per i fondelli.

La questione di dare in mano a certa gente il futuro del centro storico mi fa rabbrividire, perché leggo davvero tanta menzogna.
Questo signore è un faccendiere FOTOCOPIA e da domani chiamatemi Francesco Pucci de Rose di Monte Grappa e fidatevi!