Cosenza, il “marchese” mecenate all’incontrario

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Il marchese mecenate all’incontrario

Roberto Bilotti, l’uomo che regala musei – è ormai risaputo – da gran marchese qual è, può dire quel che gli pare e chiedere quel che gli piace.

Da poco, il sindaco di Rende, Marcello Manna, gli ha affidato i locali dell’ex ristorante Pantagruel, ma già aveva messo le mani sul Museo civico di Rende, spacciando all’epoca due arazzi per opere di Leonardo e Rubens che in realtà erano “da” Leonardo e Rubens, cioè copiate da questi. Si è anche “preso” il Castello di Rende per farne un museo di arte contemporanea.

A Cosenza, è inutile ribadire che le sue mani sono dappertutto: MAB, Casa delle Culture, MAM, cioè il Museo della Provincia, museo pubblico, di cui è diventato direttore in virtù di una donazione e non dopo aver sostenuto un pubblico concorso come è richiesto in questi casi (ciò era avvenuto anche con la precedente direttrice Anna Cipparrone), ma soprattutto senza averne i titoli.

Da più parti ci si chiede per quale motivo gli vengono concessi spazi pubblici e ruoli che non gli competono. Al marchese-mecenate-cartonaro è bastato, dunque, fare una donazione di quadri alla Provincia per assumere l’incarico di direttore del MAM, il museo pubblico provinciale.

I bene informati dicono che il MAM prenderà il suo nome e che le opere oggetto dello scambio in questione siano quadri sulla vita di San Francesco di Paola, spesso raffigurato con fattezze simili a quelle del marchese.

Per questa collezione, l’ex presidente della Provincia, Di Natale, gli ha donato il MAM, che si è rivelata una marchetta ai monaci di Paola in vista della candidatura di Di Natale a Paola… che poi non si è neanche candidato a sindaco…

Tutti dicono che a dirigere le operazioni sia stata la terribile Madame Fifì, la cui figlia-pupilla Rita Elvira ha addirittura esposto nel Museo di Bilotti a Roma. 

Inutile chiedersi donde provenga tutta la roba che negli anni ha “donato”, spesso attinta da rigattieri romani, o chiedersi se di vere donazioni si tratta o di un do ut des, visto tutto ciò che ha chiesto in cambio (Castello di Rende, i locali di Pantagruel, il civico di Rende, la Casa delle Culture, il MAM).

C’è poi la questione Mab di Cosenza, su cui nelle ultime ore si sta concentrando l’interesse di tanti cosentini che contano al fine di prendere le distanze dal marchese-mecenate-cartonaro, un chiaro tentativo di allontanarsi da un personaggio che nell’ultima settimana ha tirato fuori il peggio del nobile e il meglio dell’attore consumato da avanspettacolo.

Il Mab, copie o multipli? Quanto vale realmente? Chi lo ha valutato? Perché fino all’anno scorso non era assicurato? Perché poi è stato assicurato per un valore che si aggira intorno ai 24.000 euro? Davvero pochi per il valore che gli è stato da sempre attribuito. Ma un vero mecenate è colui che dona senza volere nulla in cambio, che arricchisce gli altri. Nel caso del mecenate Bilotti, invece, i veri mecenati siamo noi che gli abbiamo donato spazi pubblici in cambio di collezioni molto discutibili a voler essere molto buoni.