Cosenza, Maria Barca ha perso la vita nel corso di un intervento ginecologico di routine

Foto di Fabrizio Liuzzi
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Ha suscitato scalpore  e commozione la morte di  Maria Barca, dirigente medico anestesista dell’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza da ben 28 anni. Per tutta la giornata di ieri in ospedale il nervosismo e l’agitazione si tagliavano a fette.

Maria Barca aveva 61 anni, ed era ricoverata nell’ospedale dell’Annunziata a seguito di intervento che in molti avevano definito addirittura “banale” ed invece si è complicato a tal punto da determinarne la morte.

L’intervento chirurgico cui era stata sottoposta era di tipo ginecologico e ad eseguirlo era stato il nuovo primario del reparto, il professore Michele Morelli, nominato nello scorso mese di settembre.

I familiari hanno deciso di sporgere denuncia per le cause della morte (shock settico secondo alcune indiscrezioni) e la procura di Cosenza, come da prassi, ha disposto il sequestro della salma e l’effettuazione dell’autopsia affidando il caso al pm Domenioc Frascino.

Maria Barca era uno dei punti di riferimento del reparto di Rianimazione ed è sempre stata vicina alla gente. Aveva un’anima popolare che le ha sempre conferito un carisma positivo in questi lunghi 28 anni di servizio.

Maria Barca era anche conosciuta, oltre che per le sue doti  umane e professionali, per essere la moglie del medico dell’INRCA ed ex segretario provinciale del Cdu, Santino Garofalo.

CHE COS’E’ LO SHOCK SETTICO

shock-settico-620x350Lo shock settico – scrivono i manuali – è una situazione di emergenza medica.

Da sempre le infezioni (nosocomiali o postoperatorie) sono tra le più comuni cause di decessi negli ospedali di tutto il mondo. Alcuni studi confermano che negli ospedali italiani si muore per sepsi o shock settico nel 60% dei casi. In base a tali studi sembrerebbe trattarsi di una malattia gravissima per la quale esistono poche vie di scampo.

Spesso si sente dire dai medici che si è trattato di fatalità e che non c’è stato niente da fare.

La realtà, però, è molto diversa e l’alta mortalità, il più delle volte, è dovuta alla negligenza del personale medico nel seguire le linee guida in materia.

Lo shock settico ha un alto tasso di morte. Il tasso di mortalità dipende dall’età del paziente e dallo stato di salute generale, dalla causa del contagio, il collasso degli organi, e quanto rapidamente e aggressivamente la terapia medica è stata avviata.

Purtroppo, la situazione degli ospedali italiani in materia di adeguamento rispetto alle linee giuda della SCC “Campagna per la sopravvivenza alla sepsi severa e allo shock settico” (SCC) è lontana dalla sufficienza, per cui in Italia si muore per sepsi “cinque volte di più che per l’ictus e dieci volte di più che per infarto”.

In casi di questo genere, oltre alla causa penale che si risolve (quasi) sempre senza conseguenze per i medici, visto che le perizie vengono stilate sempre dagli stessi medici,è possibile instaurare una causa contro l’ospedale per ottenere il giusto risarcimento dei danni.

La causa potrà essere instaurata dai parenti più stretti del defunto che potranno richiedere all’ospedale e/o ai medici coinvolti sia il proprio danno da perdita del rapporto parentale sia il danno subito dal defunto che sia sopravvissuto per un apprezzabile lasso di tempo.

Sarà l’autopsia a stabilire se  si è trattato di  ennesimo caso di malasanità o di altra incidenza.