Cosenza, nei locali pubblici il cesso è (quasi) sempre rotto

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Quanto sia europea la città di Cosenza lo si capisce quando assisti ad una scena di questo tipo. Un omone di colore entra in un pub e chiede di usare il bagno, la risposta del titolare del pub situato in pieno centro di Cosenza, è netta: mi dispiace ma è rotto.

Assisto a questa scena mentre sorseggio una birra in compagnia di Irina, giornalista indipendente che da qualche settimana si trova in Calabria per un reportage sui centri di accoglienza.

In un primo momento non ci faccio caso, ma a richiamare la mia attenzione su quell’evento è Irina che, alcuni minuti dopo, mi fa notare che dalla porta del bagno è appena uscito un ragazzo che siede al tavolino del pub, fuori, insieme alla sua comitiva. E subito dopo entra una ragazza. Dunque il bagno funziona.

Ed iniziamo a farci alcune domande tra cui: secondo te non gli ha permesso di usare il bagno, all’omone nero, per una questione di razzismo?

Dico io: non penso. E spiego ad Irina una incivile usanza dei proprietari di locali pubblici a Cosenza (ovviamente senza generalizzare) che è quella di non far usare i servizi igienici, nonostante la Legge glielo imponga, a persone “estranee” al loro locale. O sei cliente o te le fai addosso. Per poter usare il bagno di un pubblico locale, a Cosenza, ma anche in tante altre parti, c’è una regola non scritta ma che tutti i cosentini conoscono: bisogna prima consumare, presentandosi bene per acquisire la fiducia del proprietario. E non è detto che funzioni, specie se il proprietario ti riconosce come un “occasionale”, e nonostante la consumazione può rifilarti, se lo ritiene opportuno per qualsivoglia suo motivo, sempre il solito: mi dispiace il bagno è rotto.

Irina è un po’ stupita da questa mia “spiegazione”, ed insiste sul razzismo. Per dimostrargli che il razzismo non c’entra niente decidiamo di mettere in atto un “esperimento” estemporaneo. Chiediamo ad uno dei tanti ragazzi cosentini presenti in quell’area che non sta consumando al pub, di prestarsi al nostro esperimento. Accetta e si dice disposto a fare da “cavia”: deve chiedere al proprietario del pub se può usare il bagno. Ha inizio l’esperimento: entra e chiede di andare al bar in perfetto cosentino. La risposta, così come per l’omone nero, è netta: mi dispiace è rotto.

Visto che il razzismo non c’entra niente? Le dico che è solo una questione di “fiducia” nei confronti di chi lasci entrare nel tuo bagno, specifico. A Cosenza si sta con il timore che la gente chiusa dentro al cesso pubblico possa fare qualsiasi cosa. Specie nei fine settimana dove si sa che qualche bagordo ci scappa. E se qualcosa va storto nel cesso, e potrebbe non essere cacca, ci va di mezzo il locale. Tutto qui, nessun razzismo. Incivile, ma non razzista.

Ma Irina non è ancora convinta, e vuole una ennesima prova. Ok, riproviamo. Questa volta con una ragazza bianca che più bianca non si può, ma un po’ freak, sempre estranea alla clientela del pub. Come volevasi dimostrare arriva la stessa risposta: mi dispiace il bagno è rotto.

Ora Irina è convinta.

Sarà anche legittimo il senso di “paura” e il timore che evidentemente hanno alcuni proprietari di locali pubblici, nel far usare i servizi igienici ai cittadini che “non conoscono” o che non sono loro clienti, ma va detto che questo non giustifica un comportamento incivile che infrange la Legge. Anche perché non si può esercitare questo tipo di attività con il “bagno rotto”. Capisco anche quanto possa essere spiacevole pulire un cesso pubblico dopo un fine settimana utilizzato da mezza città. Ma questo è. Ognuno in merito al proprio lavoro ha le proprie responsabilità e le proprie “incombenze”. E questo è un altro dei motivi che fa dire spesso no all’utilizzo del bagno a chicchessia.

Tutto questo sembra niente, ma fa parte della crescita culturale e civile della città. Anche se stiamo parlando di cessi. E se dovessero arrivare per davvero turisti da tutto il mondo, dopo che Occhiuto ha scoperto la tomba di Alarico, come vi comportereste nei loro confronti, alla richiesta di usare il cesso? Come ha fatto qualcuno con l’omone nero o con la ragazza freak?

Che gli dite: dovete prima consumare e dopo presentarmi le vostre referenze se volete usare il bagno. Oppure taglierete corto anche con loro con il solito: mi dispiace il bagno è rotto.

Quanto sia provinciale e lontana dai canoni di città europea Cosenza, lo si capisce proprio dalla “assurda gestione dei bagni pubblici”. La presenza di cessi pubblici in una città è indicativa del suo grado di civiltà e di accoglienza. Perché se non se non trovo un cesso pubblico dove farla, finisce che la faccio per strada. Se non ho nell’immediato altre alternative. E per una città civile questo non è tollerabile. Non si piscia per strada.

E invece noi qui a Cosenza, oltre a pisciare per strada siamo ancora al: ara casa mia ci pisciu sulu iu, e chini dicu iu. Una città per niente preparata all’accoglienza turistica. Se mai ciò dovesse avvenire. Per il momento va bene così.

Ovviamente non tutti i gestori di pubblici locali a Cosenza si comportano così.

Ps: ha ragione Giuseppe Cirò, a questo punto dotiamo la città di cessi pubblici, i cosiddetti Vespasiani, visto che quelli dei locali, che sono gli unici presenti in città, sono ad uso e consumo di chi dice il proprietario.