Cosenza, “Nemo” e il ponte di Calatrava: questa è la crema sulle mani sporche

Ci sono voluti quasi tre mesi ma il risultato è stato straordinario. I dieci minuti di inchiesta di Nello Trocchia su Cosenza mandati in onda ieri sera nel corso di “Nemo nessuno escluso” su Raidue sono stati di grandissima intensità e sofferenza. Le continue contraddizioni tra il ponte di Calatrava e l’abbandono del centro storico, tra il (molto presunto) “bello” dell’opera di qualità e la dignità di gente che non sa come fare per vivere sono state mazzate di malamorte sulla testa di un sindaco vuoto e inutile come quello che ci ritroviamo indegnamente a rappresentarci. Ed è straordinario il fatto che venga finalmente sputtanato per come merita perché non tutte le testate e non tutti i giornalisti sono in vendita. 

“Il sindaco fa solo chiacchiere e parole…” dice un abitante del centro storico ad inizio inchiesta e Trocchia ci fa vedere qualche stralcio dell’orribile festa del sindaco e dei suoi lecchini sul ponte dell’architetto del nulla. Poi la scena se la prende Stefano, uno degli attivisti della sinistra antagonista che difende la nostra città e non ha paura di mettersi contro i poteri forti. Stefano chiama Antonio, un uomo che vive “sospeso” sperando che la sua casa non crolli e che è costretto a vivere attraversando il vuoto su una serie di passerelle di legno, ma anche il professore gallese John Trumper, che non risparmia mazzate al cazzaro de noantri. Due persone completamente diverse ma che vivono lo stesso dramma delle due città, quella piena di lustrini e paillettes del sindaco senza vergogna e quella della gente che vive a testa alta la condizione di degrado e abbandono imposta dai potenti.

Trocchia arriva sul ponte e chiede ai cosentini se sanno che cosa collega questa cagata pazzesca. Le risposte sono imbarazzate e ridicole, al limite del grottesco, perché è chiaro proprio a tutti che questo ponte “collega” il niente col nulla ma in mezzo alla gente c’è anche Carmine, che spontaneamente chiama il giornalista e gli rivela che questo ponte in realtà è stato costruito con i soldi che sarebbero serviti per le case popolari e con i fondi che lo stato sottraeva ai suoi stessi dipendenti. E non solo, perché Carmine – come altre 30 persone – aspetta ancora i soldi per l’esproprio del suo terreno, servito ai potenti per farsi belli col ponte.

No, non è ancora finita. Nello incontra Saveria, una donna che ha visto crollare la sua casa qualche tempo fa e si sente rispondere dallo stato che non ci sono i soldi per ricostruirla e lancia parole di fuoco contro il ponte e i suoi lecchini. E incontra anche Paola, un’altra donna condannata a rimanere chiusa in casa perché non c’è un ascensore.

E’ il momento del faccia a faccia col cazzaro, visibilmente insofferente davanti alle domande incalzanti di Nello Trocchia e incapace di dare una sia pur minima spiegazione al “furto” dei fondi ex Gescal indispensabile per fargli costruire il ponte del nulla.

Le conclusioni di Nello Trocchia sono meglio di una raffica di ceffoni sulla faccia gonfia di pseudofarmaci del cazzaro. “… Penso che nel Sud delle incompiute un’opera finita sia meglio di una abbandonata, ma penso anche a tutte le persone che ho incontrato, a chi ama il centro storico e resta, a chi per entrare nella sua casa attraversa il vuoto, a chi aspetta i soldi per l’esproprio, a chi vive per miracolo e a chi vive come costretto in una prigione… E non ho capito se questo ponte è un’eccellenza o se è un volo sulla miseria“.

No, non è ancora finita. L’ultimo interlocutore dell’inchiesta è Ferruccio, un uomo che vive con una pensione di 490 euro al mese all’interno dell’Hotel Centrale occupato. E’ lui quello che demolisce meglio di tutti gli altri il sindaco cazzaro perché gli ricorda che il “bello” dovrebbe essere costruito su basi solide e quando esplode nel liberatorio “questa è la crema sulle mani sporche” lo spettatore viene percorso da un brivido. A metà tra la rabbia (che indurrebbe chiunque ad inveire contro il sepolcro imbiancato che ricopre la carica di primo cittadino) e la disperazione che si prova anche non vivendo in prima persona quel dramma.