Cosenza, Occhiuto e il “buco nero” di Piazza Fera (di Pasquale Rossi)

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di Pasquale Rossi

Quello di Piazza Fera è un disegno architettonico elementare e privo di armonia, dal punto di vista estetico e, come è stato scritto più volte, chiaramente sbagliato dal punto di vista funzionale ed urbanistico. È urbanisticamente disastroso perché è un evidente “buco nero” che inghiottirà traffico proprio nel punto nel quale, in tutte le città del mondo, dovrebbe essercene il meno possibile: il centro cittadino.

Se la pedonalizzazione è così cara, ora, al sindaco al punto da chiudere al traffico via Roma e progettare, addirittura, di far diventare il Viale Parco un’isola pedonale, perché ha voluto costruire, a tutti i costi, un parcheggio al centro della città?

In tutte le Università del mondo, gli urbanisti insegnano, da decenni, che non si devono costruire parcheggi nel centro, ma in aree contigue da collegare per mezzo di navette, bus e metropolitane. A Cosenza, invece, il sindaco-architetto – giudicato dall’autorevolissimo “Giornale dell’Arte” come il peggior architetto del 2016- ha progettato, finanziato ed allestito in tutta fretta un parcheggio da 16 milioni di euro per soli 306 posti auto nel centro della città, mentre chiude tutte le altre strade al traffico ed al parcheggio, elimina i parcheggi gratuiti dopo aver allargato i marciapiedi per eliminare altri posti auto e vuole trasformare il Viale Parco in un’altra, quanto mai pleonastica, isola pedonale. Non si sogna, nemmeno, di allestire un efficiente servizio di locomozione pubblica impiantando sulla metrotramvia, invece, una discutibile negoziazione con Oliverio: la metro leggera in cambio del Museo di Alarico, l’Ovovia per il Castello più spiccioli.

La cosa che, evidentemente, più preme al sindaco-urbanista è che le auto vadano a finire, a pagamento, nel “buco nero” di Piazza Fera, dopo aver intasato le vie che portano al centro e prima di intasarle, di nuovo, andandosene.
C’era davvero bisogno, a Cosenza, di costruire altri 306 parcheggi “tombati” al centro della città, tenuto conto che anche gli altri parcheggi del Tribunale (450), dell’Annunziata (599), dei Due Fiumi (887) sono, come sanno tutti i cosentini, semivuoti?

C’era bisogno di fare una piazza, intitolandola ad una famiglia così discussa in queste settimane, per potervi fare adunate oceaniche in occasione di concerti di cantanti di quart’ordine o di consimili manifestazioni populistiche?

Il sindaco-architetto gioca a Monopoli con la chiusura delle strade nella città nuova mentre il centro storico continua a cadere in pezzi senza avere avuto, in sei anni e mezzo di governo della città, una idea diversa da quella delle demolizioni degli edifici ritenuti, da lui, pericolanti. Per fortuna, finalmente, la Soprintendenza lo ha diffidato da continuare a farlo tanto che Occhiuto ha dovuto dichiarare che, per il momento, le demolizioni verranno sospese.

Il sindaco, è ormai evidente, non ha un’idea progettuale complessiva sulla città storica, che è l’unico e autentico centro propulsore di senso e di identità. Al sindaco pro-tempore interessa solo l’anonima, e francamente urbanisticamente modesta, città contemporanea, quella della speculazione edilizia.

Il disegno politico del sindaco è quello di assicurarsi, legittimamente, il consenso del ceto medio, piccolo borghese che abita e vive nella città nuova, agendo su poche, ma semplici cose: le luminarie, la discoteca-griglieria sul lungofiume, la caccia al tesoro e la costruzione del museo di Alarico, l’incongruo, inutile e costosissimo Ponte dei Vavusi, la tamarrissima movida notturna, lo sterminato spiazzo cementificato da usare per le adunate plebiscitarie, come si conviene ad un capopopolo populista.

Tutte armi di “distrazione di massa” usate per distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi strutturali, e non risolti, come l’assenza di acqua potabile, il risanamento del centro storico, il traffico ed il servizio pubblico, l’edilizia popolare, il dissesto delle strade, l’incivile spettacolo della cosiddetta raccolta differenziata della spazzatura e così via.
Prima puntava al “colpaccio” della Regione ora, più prosaicamente, spera di arrivare alla fine del mandato di sindaco. Ma le vie di Minniti e Gratteri, come tutti sapete, sono infinite…