Cosenza, Occhiuto e gli spezzatini

Advertising

Occhiuto continua a diffondere dichiarazioni, o a farsi intervistare dagli amici, per dire che sugli affidamenti diretti e le somme urgenze lui non ha nessuna responsabilità. Quello che lui può fare è dare degli “indirizzi politici” ai dirigenti, chiedere che sia rispettata la regola della rotazione delle ditte, ma non può andare oltre.

La politica e l’amministrazione burocratica del Comune, come si sa, sono separate. Sono i dirigenti che curano ed istruiscono le pratiche per gli affidamenti diretti, il sindaco non si occupa di chiamare ditte e trovare preventivi. Tutte le responsabilità penali, eventuali, sono in capo al dirigente. Questo dice la Legge.

Ma oltre alla Legge è Legge, c’è anche una obiettività che bisogna riconoscere: se il sindaco nomina un dirigente esterno, un uomo di sua estrema fiducia, ai lavori pubblici, senza che ce ne sia la necessità, ci può stare a pensare male. Specie se il dirigente assunto direttamente dal sindaco chiama sempre la stessa ditta per centinaia e centinaia di volte, e il sindaco, anche dopo aver ricevuto segnalazione (ad esempio come fece l’ex assessore Fresca) con una missiva scritta e protocollata, rispetto all’anomalia, fa “ricchia i mercanti”.

Perché se è vero che i suoi limiti sono quelli che abbiamo detto, è anche vero che si può rivolgere alla procura se qualcuno segnala qualcosa che non va. Cosa che si guarda bene dal fare. Come è chiaro a tutti che se imbroglio c’è stato negli affidamenti diretti al Comune di Cosenza, e tutti oramai sappiamo che c’è stato, non è certo nelle tasche di Potestio o Cucunato che sono finite le mazzette. Questo lo capisce anche un bambino.

Dunque Occhiuto non può intervenire per impedire al dirigente di affidare a chi gli pare i lavori direttamente, ma dobbiamo anche dire che nessuno gli impedisce di denunciare agli organi competenti e all’opinione pubblica le anomalie. Se vogliamo essere davvero corretti.

E se non l’ha mai fatto, per una volta, chiedetevi il perché. Ed è proprio per difendere e nascondere le sue responsabilità che da tempo Occhiuto ha messo in opera una sua strategia. Oltre a scaricare sugli altri le sue evidenti responsabilità etiche, morali e politiche, Occhiuto ha l’obbligo di difendere il suo ex capo gabinetto nonché persona al servizio della sua famiglia da una vita. Che in fondo ha rubato per lui.

Così ha pensato che “reiterando” le stesse azioni amministrative fatte da Potestio, questa volta firmate da altri, tutto l’avvenuto ladrocinio e la turpe partica adotatta fino ad ora, potrebbe passare come normalità. Come a dire: se quello che ha fatto Potestio lo fanno anche altri, vuol dire che è tuttapposto.

Tutti si sono chiesti: come mai, dato che c’è una inchiesta in corso, l’amministrazione decide di riaffidare l’installazione delle luminarie alla stessa ditta che è da tempo oggetto, insieme a Potestio, di una inchiesta della procura per corruzione?

Perché Occhiuto, non potendo mollare Potestio al suo destino, e per dare una sponda alla procura per archiviare, ordina ad un nuovo dirigente di scorporare 128mila e passa euro dai 500mila euro del progetto “Luminarie cosentine”, ed affidarli alla MedLabor. Questo per dire che oggi come ieri, la pubblica amministrazione non può escludere le ditte che decidono di partecipare agli “inviti” dei dirigenti e che la stessa decide in base alla migliore offerta. Esattamente come facevano Potestio e Cucunato. E se risuccede oggi significa che si può fare ed è tutto legale.

Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio
Da sinistra: Cannizzaro, il questore Anzalone, Occhiuto e Potestio

Se passa questo concetto è fatta. O meglio se anche l’architetto Rosa Francesca Morelli, firma a favore della MedLabor, vuol dire che né adesso né prima c’era qualcosa di illegale. E che anche questa volta la visita della Finanza al Comune servirà solo a certificare la correttezza degli atti.

E non importa se alla gara con procedura negoziata ad inviti per le luminarie a piazza Bilotti su 14 inviti a partecipare sono solo due ditte a produrre offerta: la MedLabor e la ditta Le Pera. E guarda il caso vince la Med Labor. Voi direte che c’è di strano? Una gara normale, ha vinto chi ha offerto meno. A parte che vincere una gara con il 51% di ribasso, già di per se, come più volte ha spiegato Cantone, è sinonimo di qualcosa che non va. E poi è chiaro che la ditta Le Pera in questa “gara” su piazza Bilotti fa da specchietto.

Non le interessa vincere questo appalto perché sa già che è destinato alla MedLabor. Infatti la ditta Le Pera è già stata accontentata con un altro appalto: le luminarie della Villa Nuova, sede dei mercatini natalizi, per la quale si è svolta un’altra gara con  procedura negoziata ad inviti.

Gli uffici del settore Lavori pubblici hanno invitato 6 aziende e la fornitura è stata aggiudicata, guarda di nuovo il caso, alla ditta Le Pera di Mangone. Insomma di un appalto di 500mila euro – progetto “Luminarie cosentine” che un sindaco onesto e disinteressato avrebbe organizzato in  un’unica e pubblica gara –  si fa il solito spezzatino.

Avete capito come si affida il lavoro agli amici degli amici, a norma di legge apparente? Gli inviti alle altre ditte sono fittizi, o presentati come antieconomici. Se inviti una ditta di Trapani o di Lecce, è chiaro che non potrà mai competere in termini di ribasso con le ditte locali. Specie su somme relativamente piccole. Piccoli appalti tipo questo di piazza Bilotti di 128mila euro. Non hanno margine di guadagno, perciò non partecipano. E’ tutto scientificamente studiato. E questo non si può fare, non si possono spezzettare gli appalti, è illegale.

Più appalto spezzatino di questo, non so che dire. 500mila euro spezzettati in tre gare. Perché non fare una unica gara? Ripeto! Ora però qualcosa – sia pure flebilmente – si è mossa e vedremo se Occhiuto potrà ancora far passare per “normalità” l’illegalità.

GdD