Cosenza, Occhiuto e la dittatura delle clientele paramafiose

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I primi atti ufficiali di Mario Occhiuto appena rieletto sindaco di Cosenza ricalcavano in pieno tutto lo sfacciato clientelismo paramafioso che aveva caratterizzato i suoi primi cinque anni a Palazzo dei Bruzi.

Incurante delle inchieste della procura di Cosenza (forse anche perché conosceva una per una le bambole che pettinava ogni giorno la Manzini), appena insediato, alle 10 aveva già distribuito generosamente guagna (soldi sonanti per chi non capisce il cosentino) per le solite luminarie del solito Scarpelli e per l’appalto frazionato della tendopoli dei rom, per evitare che qualcuno potesse dirgli: ti ho votato e fatto votare, adesso dammi i soldi.

La foto segnaletica di Antonio Scarpelli, titolare della Med Labor
La foto segnaletica di Antonio Scarpelli, titolare della Med Labor

Liquidate le pratiche violando alla grande la legge sulla trasparenza non indicando né i nomi delle ditte né gli importi delle determine (trasparenza? E chi minni frica a mia?), alle 18 si era fatto accompagnare dal suo cerchio magico alla proclamazione ufficiale. Insomma, otto ore di fuoco…

Ma la notizia migliore gli era arrivata qualche ora prima da quel cazzone del commissario straordinario, che dovendogli approvare il bilancio, aveva agito al cento per cento in suo nome e in suo conto. Non battendo ciglio davanti ad una situazione da codice penale, che il collega Camillo Giuliani ha sintetizzato mirabilmente in cinque punti (più o meno come quelli che i malavitosi si tatuano sul corpo…).

carbone copertina“… 1) 800mila euro di debiti che i revisori – figuriamoci i consiglieri – non volevano approvare da ormai un anno e mezzo perché non ci sono prove della correttezza (se non dell’esistenza) di alcuni lavori.

2) Altri 2,3 milioni, per i quali era stata istituita una commissione speciale che ha consegnato una relazione a Occhiuto a fine dicembre 2015 (un mese e mezzo prima della sua caduta) ma, nonostante fosse previsto dal regolamento comunale che il sindaco ne comunicasse il contenuto al consiglio comunale entro 30 giorni, di sedute a riguardo non ce ne sono state. L’istruttoria di quei debiti è stata chiusa il 31 luglio 2016.

Con la complicità decisiva di tutto il consiglio comunale (aggiunto da Iacchite’)

3) Altri 3,8 milioni da pagare per sentenze avverse al Comune. Due anni fa ci avevano spiegato che i debiti saldati per le sentenze (mi pare un milione e mezzo, più o meno) erano tutti quelli relativi alle passate sindacature – perfino roba dei primi anni ’80 – e così si era chiusa la partita. Ergo, questi quasi 4 milioni si sarebbero accumulati tra il 2011 ed oggi e parrebbero più di quelli contratti in interi decenni. Anche l’istruttoria di questi debiti è stata completata entro il 31 luglio 2016.

Con la complicità decisiva di tutto il consiglio comunale (aggiunto da Iacchite’)

4) Tra i debiti ancora da approvare ci sono sempre i soliti nomi di ditte di questi ultimi anni.

5) Il piano di riequilibrio è legato anche ai debiti fuori bilancio e sette milioni in più o in meno in cassa cambiano parecchio le cose… “.

Ma anche in questo caso, Occhiuto ha trovato il modo di far quadrare i conti secondo i suoi interessi. Con la complicità decisiva di tutto il consiglio comunale.

Più chiaro di così si muore.

Ma torniamo alla legge sulla trasparenza, che Occhiuto, a chiacchiere, dice di voler rispettare ma che poi, nei fatti, viene sistematicamente violata.

A prescindere dal proprio candidato ideale, la legge sulla trasparenza quella è e per rispettarla vanno allegati gli atti tanto più per una questione di opportunità e di chiarezza verso i propri elettori, quando riguardano pratiche già nel mirino della procura. Per quanto la procura sia quel porto delle nebbie che ben conosciamo. Successivamente Occhiuto – come vedremo – ha anche iniziato ad allegarli gli atti (ri)affidando alle stesse imprese spesso e volentieri le stesse pratiche.

Di solito, quando il consenso popolare libera dai vincoli di legge (e Occhiuto adesso si crogiola con tutti questi voti clientelari paramafiosi che spaccia per voto di opinione), si parla di dittatura, ma visto che qui siamo in una repubblica toccherebbe in primis ai suoi rappresentanti democraticamente eletti rispettare le norme e alla stampa far notare quando non lo fanno.

E poiché sia i rappresentanti democraticamente eletti che la stampa NON LO HANNO MAI FATTO NOTARE neanche se gli sbatti le prove sotto il muso, non c’è dubbio che siamo già stati per anni in dittatura. La dittatura delle… ditte amiche. Fino a ieri mattina, quando finalmente la procura ha dato un segnale (per quanto flebile) di vita.